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Il primo giorno di primavera. “Aglio, menta e basilico”

di Tano Pirrone

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Oggi è primavera, nonostante tutto (*). È primavera dovunque anche dove la morte falcia messi abbondanti e c’insegna, svogliati e distratti scolari, che tutto è relativo e che i valori della vita sono polveri sottili che si nascondono nelle piccole cose.
È primavera ed oggi, nonostante tutto, voglio scriverne con felicità, no, troppo, con pacata serenità e contenuta nostalgia.
E voglio scriverne col pensiero rivolto ad uno scrittore che amo molto e che rileggo un anno sì ed un anno no. Questo doveva essere l’anno sì, ma Apocalypse Crown è esplosa, ha marcato i confini del nostro vivere e del nostro operare; ha sovvertito priorità, abitudini, frequentazioni, ricordi e, purtroppo, anche la visione del futuro, nostra, personale, e nostra, collettiva. Altrove scrivo in dettaglio dello scrittore marsigliese di origine campana (il padre) e spagnola (la madre), Napoli, Spagna e Marsiglia sono sponde privilegiate e feconde del Mediterraneo e per queste linee, Jean-Claude (**) mi è fratello, amico e immagine simbolica.

Alla sua morte (aveva appena 55 anni nel 2000) lasciò alcuni scritti, brevissimi racconti, in punta di penna, raccolti, in Italia da e/o in un piccolissimo libro, chiamato, per l’appunto, Aglio, menta e basilico (1). In esso si canta la gloria dell’ortaggio, creduto antidoto contro il simbolo della Morte che ritorna e falcia, il Vampiro di Transilvania – e la Transilvania è un luogo non-luogo, che ristà dovunque, dentro e fuori e di noi, condanna dell’uomo che si crede re ed è pupazzo -, e delle erbe scudiere della primavera, la rinascita promessa, e dell’estate, fiamma di passione venata dalla consapevolezza che quella stagione finirà in discesa verso il dubbio dell’autunno e dell’inverno.
Non siamo mai soli, se abbiamo con noi l’aglio, rosso di Provenza, il basilico crespo e minuto o dalle grandi foglie carnose e la menta conquistatrice e inestirpabile. Buona lettura, amiche mie e amici miei. Seguiamo la treccia di odori che Jean-Claude ci dona e aspettiamo da oggi con ansia l’estate.

Aglio
La prima ragazza che ho baciato sapeva d’aglio. Eravamo in un capanno, a Les Goudes, a quell’ora d’estate in cui i grandi fanno la siesta. Quell’anno, quello dei miei quindici anni, ho imparato ad amare l’aglio. Il suo odore nella bocca. Il suo sapore sulla lingua. E l’ebbrezza dei baci, del piacere.
Poi venne la felicità del pane sfregato con l’aglio e del corpo speziato delle donne. Da quel momento, l’aglio troneggia nella mia cucina. Malgrado la sua cattiva fama. Perché l’aglio, l’avrete capito, fa parte del gusto di vivere. È lui, solo lui che apre le porte a tutti i sapori. Sa accoglierli.
Cucinare, mangiare vuol dire questo: accogliere. Gli amori, gli amici, i figli, i nipoti. Intorno alla tavola, nessuno escluso, si sgusciano fave, fagioli bianchi o rossi, si tagliano melanzane, zucchine, peperoni verdi, rossi, gialli, si puliscono i pesci, si lavano polipi, calamari e seppie, si disossano conigli, si mettono a marinare carni rosse… Orate al finocchio, aïoli, civet di ratatouille, bouillabaisse, zuppa al basilico, paella, carciofi in tegame, merluzzo con cipolla e salsa alle erbe… I piatti nascono in amicizia, nel piacere di stare insieme, fra risate e parole senza freno. E la casa si scopre piena di profumi intensi. Un sentore selvaggio e volgare. Perché è chiaro, cucinare con l’aglio è un oltraggio culinario, un oltraggio al buon gusto. È nel modo di maneggiare l’aglio che i mondi si separano. Più profondamente di quanto possiate immaginare. Niente, infatti, si accorda all’aglio meglio del vino, di preferenza rosso. In particolare il Bandol (2), proveniente dal favoloso vitigno del Mourvèdre. Vini generosi, eleganti, robusti, grassi e aromatici. A ogni boccone vino e aglio spingono l’oltraggio fino al limite. Là dove il palato non riesce a far fronte a così tante sollecitazioni. Come l’ebbrezza di un primo bacio. Quindi, dico io, contro tutti i vampiri succhiasangue che ci rubano le energie, ci svuotano il cervello e ci prosciugano il cuore, mangiate aglio, bevete vino. Questa è la vita. Perché, per parafrasare lo scrittore Jim Harrison (3), senza l’aglio e il vino continuare per la nostra strada in questa vita può essere davvero dura.

Menta
Amiamo la menta per il suo profumo. È la più popolare. Non appena dobbiamo citare una pianta profumata, è lei, solo lei che abbiamo in bocca. Il suo odore, ammettiamolo, anche se leggermente pepato, non stordisce, non dà alla testa. La sua grazia ci commuove. E basta lasciar cadere qualche foglia in una teiera per essere quasi trasportati nel palazzo di Sherazade.
La menta agisce così: Come un filtro d’amore. Direi perfino che apre le porte di quell’immaginario orientale in cui, come cantava Baudelaire, tutto è lusso, calma e voluttà.

Basilico

Forse è per questo che la menta viene usata così poco nella cucina occidentale, anche in quella meridionale. A causa della paura dei viaggi, che ci allontanano da Penelope più di quanto non ci riconducano a lei. Ma noi la menta la beviamo, mi direte voi. Permettetemi di sorridere. Quella che colora di verde l’acqua fresca delle vacanze ha dimenticato da un bel po’ le sue origini! Anche se, come pensano gli adolescenti, a berne troppa ci si innamora, quella menta non ha effetti sugli esseri umani. Peraltro non ho ancora conosciuto un uomo o una donna che, dopo aver bevuto menta per tutta l’estate, abbia esclamato: «Alzati e vieni con me: rinunceremo al nostro potere regale per percorrere il vasto mondo, senza altro pensiero se non l’amore…».

Posso permettermi un consiglio? Seminate menta intorno a voi. Menta della Corsica, per decorare i vostri viali con i suoi minuscoli fiori color malva. Menta citrata, con le sue foglie venate di rosso. Menta puleggio, i cui fiori, piccoli e rosa, nascono tra le lastre di pietra. Menta a foglie rotonde, con le foglie verde pallido picchiettate di crema e bianco. Menta verde, infine, nei vasetti sui davanzali delle finestre. Respirate i suoi profumi pepati. Scoprirete allora che ci sono sempre mille e una notte per i vostri sogni. E vi prenderete cura della menta come fosse la più bella delle amanti.


Sono cresciuto in mezzo al profumo del basilico. Come tutti i bambini del sud. Mia madre, quando tornava dal mercato, ne portava due o tre, che sistemava sul davanzale della finestra di cucina. Quello era il posto del basilico. All’ombra delle persiane, accostate fin dalla primavera. Dopo ho saputo che il suo odore tiene lontani gli insetti.
Ho saputo tante altre cose, dopo.
Per esempio che fino alla Rivoluzione il basilico era una pianta regale. Poteva essere colto solo da una persona di rango elevato. Ma immagino che i plebei non abbiano atteso l’anno I della Repubblica per sminuzzarne le foglie sui loro piatti! Il buon gusto e i buoni odori sono cose che si acquisiscono d’istinto.
E il basilico, quando lo hai annusato una volta non puoi più farne a meno. Per me è così.
Non sento il suo profumo in casa, e già mi manca. All’arrivo dei primi pomodori, ho bisogno di lui. Qualche goccia di olio d’oliva sui pomodori rossissimi, due o tre foglie sminuzzate sopra, un pezzo di pane del giorno prima sfregato con l’aglio, e cominciano le danze per le vostre papille! Non conosco piacere più semplice. Il primo, quello regalato dal basilico. Gli altri vi danneranno. Così come, terminato il pranzo, chiudere le persiane sulla calura del pomeriggio. Dopo aver pensato al vaso di basilico sul davanzale della finestra in camera da letto. Nell’ombra profumata della stanza, allora, la vita diventa più semplice. Come il piacere di amare. Non temete, l’abuso di basilico e l’abuso d’amore non nuocciono alla salute.

(1) Aglio, menta e basilico. Marsiglia, il noir e il Mediterraneo di Jean-Claude Izzo (edizioni e/o), 2007

(2) I vigneti nella zona del Bandol (un’area vinicola abbastanza piccola, appena 480 ettari) esistono da quando nel quinto secolo a.C. i focei fondarono la colonia di Taurois, ribattezzata in seguito dai romani come Tauroentum. Vi si producono sostanzialmente: rosé giovani e freschi e rossi di grande complessità e struttura da conservare in cantina per anni.

(3) Cominciò a scrivere poesie, da ragazzo, e l’estro del poeta non lo abbandonò più, fino alla morte avvenuta il 26 marzo 2016, a 78 anni: Jim Harrison resterà nella storia delle lettere americane come maestro del racconto lungo. Autore, fra tanto altro di «Vento di passioni» e «Ritorno sulla Terra».

(*) Nota a cura della Redazione
Siamo abituati a considerare il 21 marzo come il giorno d’inizio della primavera (l’ultima volta è successo nel 2007), ma non è sempre così… Le spiegazioni sono complesse e si trovano in rete. Quest’anno l’equinozio è stato venerdì 20 marzo 2020, alle ore 4.49 della mattina (ora italiana), l’istante esatto in cui l’asse di rotazione terrestre era perpendicolare ai raggi emanati dal sole. In termini pratici abbiamo una giornata (più o meno) con 12 ore di luce e 12 ore di buio, ma soprattutto inizia la primavera astronomica, che manda in archivio la stagione fredda.

(**) Di Jean Claude Izzo abbiamo scritto molto sul sito. Al riguardo leggi qui l’articolo più strettamente attinente e digita – Jean Claude Izzo – nel riquadro “Cerca nel sito” per tutti gli articoli correlati (7 + 7 + 2)

2 commenti per Il primo giorno di primavera. “Aglio, menta e basilico”

  • Patrizia Maccotta

    Il profumo della menta e del basilico e la bellezza delle trecce d’aglio mi hanno regalato un po’ di distrazione il tempo della lettura.
    Grazie.
    Patrizia

  • Lorenza Del Tosto

    Buongiorno Tano,
    alla fine sei riuscito a scriverne con felicità. Almeno a noi, seduti sui balconi o sui divani, affacciati alla finestra, la felicità è arrivata con vortici di profumi generosi di speranza.

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