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Cronache da Ponza al tempo del Covid-19. (4)

di Martina Carannante e Enzo Di Giovanni

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C’è un problema ai tempi del coronavirus: le giornate sembrano tutte uguali.
La monotonia è un avversario duro da combattere quando la vita di tutti è compressa in pochi metri quadrati, e la cronaca delle attività che si riescono a svolgere non è proprio all’altezza, non diciamo di un kolossal, ma nemmeno di un romanzo d’appendice dell’Ottocento.
Cosa ci può essere di epico nel ciondolare in pantofole tra la cucina e il salotto?
Quando l’azione più eclatante della giornata è lavarsi i denti, tacendo di altri atti, come dire, meno onorevoli?
Per fortuna siamo italiani.
E sì, perché notoriamente abbiamo tanti difetti: siamo pettegoli, maldicenti, inclini a denigrarci dimenticando le nostre tante qualità, abbiamo scarsissimo senso civico, siamo un paese di “furbetti”.
Quando siamo bambini e abbiamo due occhietti vivaci, immancabilmente ci sarà qualcuno che dirà: “Ma che begli occhi da furbo che ha questo bambino/a!”
Dovunque nel mondo la furbizia è, giustamente, un difetto. In Italia è una qualità: la qualità di riuscire a fregare gli altri sentendosi migliori, e venendo apprezzati per questo.
Vabbè, direte voi, allora dov’è la fortuna, abbiamo pure qualche pregio, o no?!
Sì, ne abbiamo almeno tre: la creatività, la capacità di saperci ridere addosso, e il fatto di ricordarci chi potremmo essere, nei momenti di difficoltà.
Nei momenti che contano, ci ricordiamo che l’Italia è un grande Paese, quello più ricco di storia, di prodotti d’eccellenza, d’arte, di bellezze naturali.
L’Italia è quel Paese dove la nazionale di calcio perde tutte le amichevoli, ma proprio tutte, sfaticati che non siamo altro, ma che poi quando c’è da battere la Germania e vincere i Mondiali, non c’è storia.
Ieri abbiamo fatto una cosa che solo in Italia potevamo pensare, ed è solo il primo atto: un flashmob in cui, non potendo uscire, abbiamo per un momento portato la vita dentro le nostre case.
Per un attimo non c’erano più divisioni politiche, territoriali, culturali. Uno dei messaggi trovati in rete diceva più o meno così: “Che grande Paese saremmo se ricordassimo più spesso cosa potremmo essere…”

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E a Ponza? In attesa che ci si affacci dalla finestra per cantare anche noi, che si sa, siamo sempre più riottosi dei terrafermisti, abbiamo salutato il Maria Maddalena, che ha portato già alle 8 i viveri.

I nostri cari Zeppegna e Salvatore hanno iniziato la sanificazione delle strade dell’isola: uno spruzzino con un po’ di candeggina, ma è un inizio!
Ci stiamo abituando a camminare sotto scorta, muniti di autorizzazione. Stiamo anche capendo che l’autocertificazione autorizza a andare a lavorare, per quei pochi che ne hanno titolo, e a fare la spesa. Punto.
Unica deroga ammessa, portare il cane a fare i bisogni.
E chi non ce l’ha, il cane?
Beh, può sempre farselo prestare da un amico. Inoltre, dal momento che non ci sembra vi siano prescrizioni al riguardo, è probabile che nei prossimi giorni, quando la fatica di non vivere si farà sentire di più, avremo tartarughe e galline al guinzaglio, che anche loro ne hanno diritto.
Guardate che non è una battuta: abbiamo precise informazioni al riguardo, ma per etica giornalistica non possiamo svelare le fonti… e poi perché meravigliarsi? Non abbiamo detto che la creatività è una delle nostre doti?

Le due belle notizie di ieri: la Laziomar regala una corsa omaggio A/R per quest’estate, per chi in biglietteria dimostrerà di aver donato il sangue in questi giorni di emergenza. Vi ricordiamo che soprattutto allo Spallanzani, ma non solo, non c’è più nemmeno una goccia di sangue.


Mah… la notizia riguarda le Pontine… Chissà dove sono?!

L’altra buona notizia: la Protezione Civile è stata autorizzata dal Sindaco a portare a domicilio farmaci e beni di prima necessità alle persone sole che per anzianità o problemi di salute non possono farlo autonomamente.

Ué giovincelli!
Ieri vi avevamo chiesto di inviarci un contributo per “allietare” le nostre giornate: abbiamo capito che il flashmob non fa per noi ponzesi, ma almeno qualche immagine, poesia, citazione o altro potete mandarlo, non ci offendiamo…
Per oggi abbiamo solo una foto “rubata” da Fb: una bella crostata fatta da Annalisa Sogliuzzo.
Coraggio, non siate timidi: jamm bell’!

 

Aggiungiamo appena un po’ in ritardo questa poesia in dialetto che abbiamo recuperato da whatsapp e ci è piaciuta (ignoti l’autrice e chi la dice; noti il tema e la musica delle parole!)

3 commenti per Cronache da Ponza al tempo del Covid-19. (4)

  • Enzo Di Giovanni

    Aggiungiamo appena un po’ in ritardo questa poesia in dialetto che abbiamo recuperato da whatsapp e ci è piaciuta (ignota l’autrice e chi la dice; noti il tema e la musica delle parole!)

  • Luisa Guarino

    Anche oggi a parlare di cani! Miei cari, a Ponza non si può avere la giustificazione di portare il cane fuori per uscire: a Ponza i cani escono da soli anche in tempo di Covid-19 e come hanno sempre fatto. Altrimenti avrebbero accanto padroni attenti con tanto di sacchettino in mano, pronti a raccogliere le deiezioni delle amate bestiole.
    Ma chissà che il virus non porti a cambiare le abitudini anche qui? Sarebbe una svolta davvero epocale.

  • Maria Conte

    Molto interessanti le cronache di Martina Carannante e Enzo Di Giovanni sul Covid-19. Chissà se nell’isola vengono lette con attenzione… Mia cugina Luisa con arguzia si è inserita, per trattare un argomento sempre attuale: i cani di Ponza, a Ponza, che ben si colloca in quello del virus. E allora, come ponzese doc e con perenne nostalgia del mio paese, rivolgo un appello: miei cari paesani, usate calce in polvere o diluita, come facevano i nostri nonni, per ovviare allo sporco di escrementi canini in alcune strade, senza imposizioni dall’alto, pur carenti. Ogni famiglia imbianchi un tratto, anche piccolo, di strada davanti casa. In tal modo, contribuirete anche alle misure igieniche, che oggi ci vengono richieste. E forse vi accorgerete anche che a Ponza i cani, amici fedeli, sono maltrattati e trattati male… spesso. Auguri di buona salute a voi tutti.

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