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La mia esperienza di medico in pensione

di Rinaldo Fiore

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Non sono infettivologo e non sono virologo, ma qualcosa posso dire per aver sofferto nelle sale operatorie e rare volte come rianimatore… in più mi sento coinvolto come cittadino…
Le sale operatorie – in presenza di malati assistiti, intubati e supportati da respiratore e in mancanza di posti nelle rianimazioni degli altri ospedali -, sono divenute sale di rianimazione; al limite le sale più piccole, in modo di consentire la continuare l’attività in quelle più grandi.
Questo se il malato non è infetto… Quando è infetto si porta in sala attrezzata ove si mette a disposizione un apparato di rianimazione, un anestesista e un infermiere, in attesa di trovare la soluzione più opportuna.

La pulizia degli ambienti contaminati precede qualunque altra attività. Nel caso di una infezione virale come da coronavirus diamo nella maniera più assoluta la precedenza alle procedure di sterilizzazione, perché il malato deve essere isolato e così tutti coloro che sono entrati in contatto con lui, mentre febbrili attività di svolgono per il trasferimento… Questi sono i passi che si compiono in un comune ospedale…

Ma che succede in un ospedale attrezzato per il coronavirus con una dotazione – diciamo per assurdo -, di cento posti di rianimazione?
Se arriva un 101esimo paziente che succede?
Il paziente, una volta che giunge in ospedale, deve essere assistito, se ha bisogno di respiratore; se non ce ne sono disponibili, la respirazione viene assistita manualmente con le pressioni sufficienti per espandere il polmone malato… Altrimenti?
Ci affidiamo al buon Dio… al limite si chiama il magistrato per tenerlo edotto della situazione mentre si cerca posto di rianimazione in altro ospedale… Intanto se il malato respira in parte da solo viene assistito in ossigeno o manualmente… tutto dipende dalla sua autonomia respiratoria…
In caso contrario, se non c’è una valida assistenza respiratoria, il paziente muore, senza che i medici possano fare niente per salvarlo… Nel frattempo arriva il 102, il 103esimo paziente… e tutti fanno la stessa fine…

Quale è il succo del discorso? L’unica possibilità è quella di ridurre il contagio con restrizioni draconiane alla faccia della democrazia, sperando in una tregua che permetta di avere meno malati bisognosi di rianimazione e di avere tempo per procurarsi dei nuovi respiratori…
Non è poi una richiesta tanto assurda quella di dare mandato alla Guardia di Finanza, anche attraverso la mappatura dei cellulari, di rintracciare quei cittadini che sconsideratamente si sono spostati al sud, per far pagare loro un gesto che può avere conseguenze gravissime… E ci sono stato anche mandanti politici di questa corsa a prendere l’ultimo treno..!

Bisogna prendere atto che siamo ridotti proprio male… quel barlume di civiltà che ci proviene dal nostro passato è stato bruciato da episodi come il ponte Morandi (con relativo rimpallo delle responsabilità), e dalla fuga al sud dei milanesi di origine “sudista”…. E qui mi fermo.

Forse il coronavirus ci sta davvero indicando nuove strade per tornare ad essere un paese civile…

1 commento per La mia esperienza di medico in pensione

  • Rinaldo Fiore

    Il caso ci deve aiutare: un farmaco trovato, un vaccino prima del previsto… Perché questa è peggio di una guerra visto che isola tutti i cittadini e impedisce le attività lavorative… Certo che andremo avanti a debito, questo lo sappiamo fare bene, ma non è sufficiente… Abbiamo il cuore pieno di canzoni, di campane suonate, del nostro inno di Mameli; dei nostri applausi a tutti coloro che ci curano…
    Ecco, queste sono le note vincenti contro il coronavirus…

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