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Il meglio dai media

a cura della Redazione

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Mai come in questa emergenza del Coronavirus i media (giornali, web, social) abbondano di analisi – anche acute e condivisibili – sull’attualità cogente. Ci manterremo quanto più possibile su temi generali, approvati dalla maggioranza della Redazione. Per gli argomenti più problematici, invitiamo i Lettori a esprimere il proprio parere e/o anche a proporre altri temi, motivando con un breve commento all’articolo, il motivo del proprio interesse.
Uno scritto emblematico per chiarire il taglio degli articoli e il senso di questa operazione è stato già pubblicato, proposto da Sandro Vitiello (leggi qui), sull’incremento esponenziale delle spese militari negli ultimi decenni, a scapito della Sanità: un articolo che fa capire molte cose, dell’Italia e del mondo.
La Redazione


Quando ci saremo lasciati tutto questo alle spalle…

di Emilio Mola da Fb, del 6 marzo 2020

Quando ci saremo lasciati tutto questo alle spalle, e torneranno a difendere gli evasori fiscali trattandoli – tutti – come povere vittime perché buoni elettori, ricordiamoci dei cittadini onesti che le tasse le hanno sempre pagate. Perché è grazie a loro che abbiamo ricevuto le migliori cure del mondo, senza sganciare un centesimo. Evasori inclusi.

Quando torneranno a dirci che la priorità del Paese è fermare qualche barca di disperati, ricordiamoci di questi giorni in cui a essere trattati da appestati siamo stati noi.

Quando torneranno a dirci che la priorità è smantellare lo Stato Sociale perché bisogna lasciare quei soldi nelle tasche dei più ricchi con la flat tax al 15%, ricordiamoci di cosa la Sanità Pubblica ha fatto per tutti noi in questi giorni.

E ricordiamoci dell’opera straordinaria di migliaia di medici, infermieri, operatori socio-santari (oss), tutti, che in Italia sono pagati meno che altrove, sono precari più che altrove, ma che hanno dato tutto, tutto, nonostante tutto.

Quando torneranno a dirci che le ONG (Organizzazioni Non Governative – Ndr)) sono bande di criminali senza scrupoli e dedite ai loro interessi, ricordiamoci di quando quello stesso partito ha chiesto in Lombardia aiuto alle ONG per affrontare l’emergenza.

Quando torneranno a dirci che gli africani ci portano le malattie e che per questo bisogna ributtarli in mare, ricordiamoci di quando siamo stati respinti noi. E ricordiamoci di quell’italiano che ha portato il coronavirus in Africa. E in Africa è stato ricoverato e curato.

Quando torneranno a dirci che “loro” difendono la Patria e la dignità dell’Italia, ricordiamoci delle interviste che hanno rilasciato in mezza Europa contro il governo italiano, per far credere che non stesse fronteggiando al meglio l’emergenza pur di lucrare qualche voto. Danneggiandoci spaventosamente agli occhi del mondo.

E ricordiamoci di chi era in montagna a mangiare prosciutto e formaggio e chi nelle Istituzioni e negli ospedali a lavorare giorno e notte per la salvezza del paese.

Quando torneranno a dirci che finanziare la Ricerca e l’Istruzione non è importante e che quei soldi è meglio usarli altrove, ricordiamoci di questi giorni. E dei risultati ottenuti in silenzio dai nostri ricercatori precari.

Quando l’emergenza sarà finita e torneremo a quel clima misero e puerile della politica italiana di ogni giorno, proviamo a ricordare i giorni in cui abbiamo capito cosa sia davvero importante. Di quanto sia fragile la vita, anche sociale, e quanto per essa siano importanti cose che diamo per scontate e trattiamo quasi con fastidio.

Per una volta, una volta almeno, proviamo a non dimenticare.

Una lettera alla rubrica giornaliera di Concita De Gregorio su la Repubblica di venerdì 6 marzo. Scrive Giuseppe Campagnoli, 71 anni, Montelabbate, architetto, ricercatore e saggista, ha collaborato con Ue e Unesco

Società di uguali e mali del secolo

«Prendo spunto dal libro La société des Egaux e da una vecchia intervista a Pierre Rosanvallon per formulare idee e pensieri che pare esperti, politici, giornalisti bendati e mezzibusti non capiscano o non vogliano capire e su cui continuano a pontificare ad usum delphini anche in questo caldo momento di isteria. I pensieri sono semplici e chiari. Solo una società fondata su una reale uguaglianza può sconfiggere i mali del nostro secolo. La società diseguale è una minaccia globale. Le differenze sociali sono sempre più marcate e il disastro morale e civile è alle porte, nonostante gli ottimismi di facciata di un capitale liberista morente. La coesione sociale fa passi indietro pericolosi e la società condanna fenomeni che sono prodotti da regole e sistemi che però in fondo continua ad accettare. Si denunciano le retribuzioni scandalose di manager e finanzieri e non ci si indigna per gli emolumenti enormi di certi avvocati, medici, artisti, calciatori, giornalisti, scrittori. Si continua ad accettare il falso assioma che il merito possa produrre differenze economiche enormi mentre la vera democrazia, quella fondata sull’uguaglianza, sta morendo. Nelle fratture sociali allora si insinuano i populismi che esaltano un senso di comunità e cittadinanza falso e spesso basato sulla difesa di alcune corporazioni, sull’intolleranza, sul razzismo e sulla scarsa percezione che nella politica, anche quella dei partiti, non tutto sia da buttare.
Per sconfiggere queste pulsioni occorre solo promuovere fermamente una società fondata sull’uguaglianza. Se dagli anni Ottanta la meritocrazia e l’uguaglianza di opportunità sono divenute importanti, è egualmente cresciuto l’individualismo trasformato da universale a singolare nell’era dei consumi. Il liberismo ha reso sacro il consumo insieme al merito finalizzato a questo e al suo mercato che si fonda sulla concorrenza generalizzata.

Occorre elaborare una filosofia dell’uguaglianza che non significa egualitarismo e appiattimento. Dovrebbe essere un’uguaglianza relazionale e coniugata con il bisogno di singolarità. È necessario per questo mettere l’uguaglianza al centro dello spazio sociale e della vita di relazione anche pubblica e politica: una uguaglianza che genera redistribuzione economica e che, di fatto, non ha più bisogno della meritocrazia perché non è su questa che si fonda. Un saluto a tutti i saggi».

9 marzo
Segnalato da Sandro Russo

Altre volte abbiamo pubblicato le brevi note che Enzo Bianchi pubblica sul quotidiano la Repubblica. Questo suo scritto è di oggi, attualissimo, ed esprime attenzione a come è cambiata la vita delle persone, soprattutto degli anziani. 

A passeggio con un anziano
di Enzo Bianchi

Improvvisamente siamo diventati consapevoli che un virus ha posto la sua presenza nel nostro vivere quotidiano e che per contenerlo, combatterlo e quindi sconfiggerlo, è diventato per noi necessario comportarci “altrimenti”. Misure sanitarie e misure sociali assolutamente urgenti per la salute pubblica ci chiedono un mutamento di vita, di azione, di stile, che per tutti è limitante, ma è particolarmente penoso e drammatico per le persone sole, anziane, fragili e malate.

Sotto la minaccia del contagio e seguendo i consigli ossessivamente ripetuti dai media, abbiamo visto cambiare anzitutto lo spazio: da aperto, libero, è diventato limitato. Ci sono zone rosse nelle quali si è chiusi, ci sono luoghi da non frequentare, spazi da cui stare lontano.
Per gli anziani, soprattutto se vivono in città, lo spazio in cui vivere è ridotto per più settimane all’appartamento. Per tutti poi diventa una legge non avvicinarsi troppo, non abbracciarsi se ci si incontra, non scambiarsi un bacio, non darsi più la mano. L’affetto, l’amicizia, lo stupore dell’incontro devono esprimersi a distanza e, nella esagerata vigilanza, c’è anche chi alza sul viso la sciarpa fino al naso.

Ma non solo lo spazio che abitiamo cambia: anche il tempo che viviamo appare diverso, più lento e financo estraneo.
Soprattutto “fare tante cose” non si può più! Appuntamenti, impegni, sport, tutto ciò che ci occupava non è più possibile, e allora che fare chiusi in casa? Dove è andato a finire il nostro “tempo libero” di cui eravamo tanto fieri?
Così ci rendiamo conto che la convivenza non è facile in poco spazio e che dobbiamo abitare il tempo senza sentirci alienati, senza lasciarci sorprendere da quel male oscuro che è l’acedia, il disgustoso abitare con se stessi. E non solo il tempo appare lungo e interminabile, ma il nostro disagio assume la figura dell’aggressività, fino a non sopportare chi ci sta accanto. Non è facile accettare restrizioni alla libertà, imparare nuove regole di convivenza che comportano rinunce, sacrifici, cura e servizio all’altro, soprattutto se è più fragile.

Ma questo spazio e questo tempo da vivere in modo nuovo non potrebbero essere l’occasione per leggere libri, per ascoltare musica? Potremmo così viaggiare nel tempo e nello spazio, evocare e rivivere gli amori vissuti, accogliere pensieri che ci commuovono o ci fanno sorridere. Per esempio, sarebbe utile rileggere in questi giorni il capolavoro di Albert Camus La peste, per le domande che ci pone.
Stando in casa, soprattutto in questa stagione invernale, potremmo anche ascoltare il silenzio e le sue domande più profonde: chi sono io? Chi sono gli altri che vivono con me? Che senso ha ciò che viviamo nei tempi dell’epidemia? Anche questo è un modo per razionalizzare la paura e spegnere l’angoscia di fronte a questo nemico non localizzabile, invisibile, non individuabile né identificabile in un soggetto.

Questa è un’ora di crisi, cioè un’occasione per operare un giudizio e una scelta. Non mi sento di affermare che questa crisi è un’opportunità che ci renderà più solidali, perché ciò che si soffre non accresce automaticamente l’amore e la bontà, ma mi sento di rinnovare la speranza: se viviamo bene insieme quest’ora, saremo capaci di vivere meglio domani

L’autore
Enzo Bianchi 76 anni saggista e monaco laico ha fondato la Comunità monastica di Bose
in Piemonte

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Coronavirus, Baricco: “La prima emergenza sanitaria nell’epoca dello smartphone”
4 marzo 2020

“È la prima emergenza sanitaria globale che vive il mondo a rivoluzione digitale avvenuta, da quando abbiamo in mano uno smartphone”.
Così Alessandro Baricco durante il dialogo con Riccardo Luna nel videoforum di RepTv “L’epidemia al tempo del Game”.
“Le reazioni sono diventate così veloci che il vero fatto sono le reazioni”, ha concluso Baricco

***

10 marzo – Segnalato da Rosanna Conte

Nella confusione che scaturisce dal capovolgimento della realtà, così come è configurata  dalla nostra mente, possiamo decidere passivamente di continuare ad applicare i nostri schemi mentali cercando un colpevole che non siamo noi, oppure cominciamo a capire che, se vogliamo salvarci, e non solo dal coronavirus, dobbiamo cambiare comportamento affidandoci a valori che possano salvaguardarci oggi, ma anche domani.
Lo psicoterapeuta Raffaele Morelli è il fondatore del Riza, un istituto di ricerca a indirizzo psicosomatico. I libri che ha pubblicato ci mostrano il suo interesse per i tanti aspetti della vita quotidiana e lo scritto che segnaliamo evidenzia proprio i risvolti che il Covid-19 ha innescato nelle nostre giornate.

“Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte.
Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…
In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo quattordici ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati né domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con  un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
Sappiamo ancora cosa farcene?

In una fase in cui la crescita dei propri figli è, per forza di cose, delegata spesso a figure ed istituzioni altre, il virus chiude le scuole e costringe a trovare soluzioni alternative, a rimettere insieme mamme e papà con i propri bimbi. Ci costringe a rifare famiglia.
In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto.
Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?
In una fase sociale in cui pensare al proprio orto è diventata la regola, il virus ci manda un messaggio chiaro: l’unico modo per uscirne è la reciprocità, il senso di appartenenza, la comunità, il sentire di essere parte di qualcosa di più grande di cui prendersi cura e che si può prendere cura di noi. La responsabilità condivisa, il sentire che dalle tue azioni dipendono le sorti non solo tue, ma di tutti quelli che ti circondano. E che tu dipendi da loro.

Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perché col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo”.

***

Aggiornamento dell’11 marzo. Un video segnalato ieri 11 marzo da Rosanna Conte.

Preethaji on Coronavirus outbreak
Get the latest informations from the World Health Organization about Coronavirus

N.B. – Sul sito è stato caricato il video con la traduzione italiana sottostante, ma il video originale che si trova su YouTube (vedi sotto) è sponsorizzato dalla WHO – World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità

Preetha Ji Krishna [better known as Preethaji, born 2 dicember 1974 in Chennai (Madras)] is an indian spiritual and philosophy teacher.

Aggiornamento del 12 marzo. Un articolo segnalato da Enzo Di Fazio

Questo malefico virus cui abbiamo dato il nome Covid -19, piccolo, impalpabile, visibile solo al microscopio sta invadendo il mondo e sta portando con sé, al di là delle apprensioni, le ansie e le morti,  lo straordinario risultato di rendere tutti gli esseri umani uguali.
Tutti ricordiamo la famosa poesia di Toto ‘A livella dove il petulante marchese  di Rovigo e di Belluno, di natali illustri, nobilissimi e perfetti non sopporta di trovarsi sepolto di fianco al netturbino Gennaro Esposito e questi, ricorrendo alla disarmante realtà, gli fa capire come di fronte alla morte non c’è blasone che tenga.
Il Covid-19 si sta insinuando tra di noi senza distinzione di classe, cultura, posizione economica colpendo alla stessa stregua l’uomo o la vecchietta della strada come il personaggio facoltoso e importante.
Ricordiamocelo quando tutto sarà finito e potrà essere raccontato. Riflettiamoci ora come ci aiuta a fare  ‘A livella al supermercato, il bell’articolo  di Francesco Saverio Intorcia pubblicato su La Repubblica di ieri 11 marzo.

’A livella al supermercato
I calciatori del Napoli in fila

 di Francesco Saverio Intorcia

Lo spilungone che si nasconde nel cappuccio, in coda nottetempo per entrare al supermercato, è uno che dieci anni fa ha vinto un Mondiale con la Spagna. Quello col berretto da baseball è lo stesso ragazzo che festeggia i suoi gol con un riverente inchino: guadagna più di tre milioni netti a stagione. L’altro ancora, che in compagnia della moglie spinge un carrello pieno di derrate, normalmente fa il portiere della Colombia.

Smarriti come comuni mortali, tre calciatori del Napoli, Llorente, Callejon e Ospina, pochi minuti dopo l’annuncio del presidente del Consiglio Conte che ha trasformato l’Italia in zona protetta, erano in fila in due punti della città, in attesa del proprio turno per fare la spesa. Al mercato, di solito, loro sono quelli in vendita, in coda si mettono i presidenti.

Rapidamente diffuse sui social network, le foto leggermente fuori fuoco dell’altra notte raccontano un momento di inaspettata vicinanza nella comune disperazione: ’a livella del virus. La racconterebbe così Gennaro Esposito, il netturbino della poesia di Totò sepolto accanto al petulante marchese di Rovigo e di Belluno, di natali illustri, nobilissimi e perfetti, un’ombra per nulla rassegnata alla spietata verità: nel buio, il blasone non riluce.

Ora, le probabilità di contagio ignorano il ruolo in campo e il conto in banca. Un vaccino non c’è e non si può comprare. La paura per un avversario microscopico e sconosciuto, l’apprensione per un genitore anziano o per un figlio, le misure di precauzione per ridurre il rischio e anche il banale e ingiustificato timore che i biscotti per la colazione possano finire sono sentimenti uguali per tutti. Anche per i campioni coccolati, intorno ai quali i club hanno alzato una cortina impenetrabile: di giorno non puoi avvicinarli, di notte te li ritrovi a cercare con te, come te, la farina doppio zero.

Un virus prima di insinuarsi non chiede i documenti.

Può colpire il capo di stato maggiore dell’esercito Farina come il segretario del Partito democratico Zingaretti, un combattente come Luis Sepúlveda o il manager di una multinazionale, mette in quarantena il presidente del parlamento europeo Sassoli o semplicemente convince l’attore famoso a restare saggiamente in pigiama sul divano per dare il buon esempio su Twitter. Reazioni e comportamenti di questi giorni, pure quelli sbagliati, abbattono pregiudizi e distanze di classe, di latitudine, di grado d’istruzione. Raccontano solo la straordinaria uguaglianza di un’umanità in difficoltà, compongono il mosaico di un’inattesa fratellanza.

Nel finale di Napoli milionaria! di Eduardo donna Amalia, arricchitasi cinicamente con la borsa nera durante la guerra, scopre che la medicina prescritta per sua figlia non c’è, non si trova: gliela donerà il ragioniere Spasiano, che proprio lei aveva ridotto sul lastrico. La scena teatrale, dannatamente attuale, ricorda il limite di una sanità che non può salvare tutti. La cecità di chi nella fortuna calpesta spavaldo i diritti dei più deboli, pensando che non si troverà mai a chiedere aiuto. E il senso di impotenza mista a speranza di chi può solo aspettare che passi la nottata. Restando a casa.

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Aggiornamento di venerdì 13 marzo (a cura della Redazione)

Continuiamo ad aggiornare questo articolo con ragionamenti sempre nuovi e interessanti che continuamente ci si propongono… Cerchiamo di tenere il passo.

Da Video La7
Coronavirus, Stefano Massini: “10 cose che non saranno più le stesse”

Nel nuovo intervento a Piazzapulita su La7, Stefano Massini si rivolge ad Alessandro, bambino nato esattamente 30 giorni fa, il cui esordio al mondo ha coinciso con l’esplosione del virus. Ma quale mondo conoscerà Alessandro quando tutto questo sarà finalmente passato? Ecco allora un sorprendente elenco di 10 cose che non saranno più come prima. Perché ogni trauma cambia in profondità non solo le singole persone, ma anche un intero popolo.

https://www.la7.it/piazzapulita/video/10-cose-che-non-saranno-piu-uguali-il-racconto-di-stefano-massini-12-03-2020-313023

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13 marzo 2020 – Riceviamo da Adriana Terzo e pubblichiamo
Vorrei segnalare questo componimento/video con le parole di Ascanio Celestini: Il parassita.
Necessario e toccante.

 

8 commenti per Il meglio dai media

  • Sandro Russo

    Altre volte abbiamo pubblicato le brevi note che Enzo Bianchi pubblica sul quotidiano la Repubblica. Questo suo scritto è di oggi, attualissimo, ed esprime attenzione a come è cambiata la vita delle persone, soprattutto degli anziani.

    A passeggio con un anziano
    di Enzo Bianchi

    Nell’articolo di base

  • La Redazione

    Coronavirus, Baricco: “La prima emergenza sanitaria nell’epoca dello smartphone”
    4 marzo 2020

    “È la prima emergenza sanitaria globale che vive il mondo a rivoluzione digitale avvenuta, da quando abbiamo in mano uno smartphone”.
    Così Alessandro Baricco durante il dialogo con Riccardo Luna nel videoforum di RepTv “L’epidemia al tempo del Game”.
    “Le reazioni sono diventate così veloci che il vero fatto sono le reazioni”, ha concluso Baricco

    Il link al video nell’articolo di base

  • Rosanna Conte

    Nella confusione che scaturisce dal capovolgimento della realtà, così come è configurata  dalla nostra mente, possiamo decidere passivamente di continuare ad applicare i nostri schemi mentali cercando un colpevole che non siamo noi, oppure cominciamo a capire che, se vogliamo salvarci, e non solo dal coronavirus, dobbiamo cambiare comportamento affidandoci a valori che possano salvaguardarci oggi, ma anche domani.
    Lo psicoterapeuta Raffaele Morelli è il fondatore del Riza, un istituto di ricerca a indirizzo psicosomatico. I libri che ha pubblicato ci mostrano il suo interesse per i tanti aspetti della vita quotidiana e lo scritto che segnaliamo evidenzia proprio i risvolti che il Covid-19 ha innescato nelle nostre giornate.

    Nell’articolo di base

  • Rosanna Conte

    Aggiornamento dell’11 marzo

    Preethaji on Coronavirus outbreak – La spiritualista e filosofa indiana sull’esplosione dell’epidemia da Coronavirus
    Get the latest informations from the World Health Organization about Coronavirus

    N.B. – Sul sito è stato caricato il video con la traduzione italiana sottostante, ma il video originale che si trova su YouTube (sotto) è sponsorizzato dalla WHO – World Health Organization – Organizzazione Mondiale della Sanità

  • Angela Caputi

    Grazie per la segnalazione, anche se avevo già visto il video della filosofa indiana. Non dice propriamente che abbiamo ‘sbagliato tutto’ ma, in un’ottica cultural/spirituale indiana, che va modificato profondamente un modello di sviluppo che attenta in modo quasi definitivo alla vita del mondo e dunque di noi stessi. E non ha affatto torto.
    Contestualizzato, il suo appello avviene in località in cui alla crescita economica è stato sacrificato ogni altro aspetto.
    Da noi le stesse cose, e anche di più, in un’ottica in parte diversa, le ha dette papa Francesco in un’enciclica; ma tant’è, buddhismo e affini vanno così di moda…

  • Enzo Di Fazio

    Questo malefico virus cui abbiamo dato il nome Covid-19, piccolo, impalpabile, visibile solo al microscopio sta invadendo il mondo e sta portando con sé, al di là delle apprensioni, le ansie e la morte, lo straordinario risultato di rendere tutti gli esseri umani uguali.
    Tutti ricordiamo la famosa poesia di Toto ‘A livella dove il petulante marchese di Rovigo e di Belluno, di natali illustri, nobilissimi e perfetti non sopporta di trovarsi sepolto di fianco al netturbino Gennaro Esposito e questi, ricorrendo alla disarmante realtà, gli fa capire come di fronte alla morte non c’è blasone che tenga.
    Il Covid-19 si sta insinuando tra di noi senza distinzione di classe, cultura, posizione economica colpendo alla stessa stregua l’uomo o la vecchietta della strada come il personaggio famoso, facoltoso e importante.
    Ricordiamocelo quando tutto sarà finito e potrà essere raccontato. Riflettiamoci ora come ci aiuta a fare ‘A livella al supermercato, il bell’articolo di Francesco Saverio Intorcia pubblicato su La Repubblica di ieri 11 marzo.

    Nell’articolo di base

  • La Redazione propone Stefano Massini

    Continuiamo ad aggiornare questo articolo con ragionamenti sempre nuovi e interessanti che continuamente ci si propongono… Cerchiamo di tenere il passo.

    Da Video La7
    Coronavirus, Stefano Massini: “10 cose che non saranno più le stesse”

    Nel nuovo intervento a Piazzapulita su La7, Stefano Massini si rivolge ad Alessandro, bambino nato esattamente 30 giorni fa, il cui esordio al mondo ha coinciso con l’esplosione del virus. Ma quale mondo conoscerà Alessandro quando tutto questo sarà finalmente passato? Ecco allora un sorprendente elenco di 10 cose che non saranno più come prima. Perché ogni trauma cambia in profondità non solo le singole persone, ma anche un intero popolo.
    Nell’articolo di base.

  • Adriana Terzo segnala Ascanio Celestini

    Vorrei segnalare questo componimento/video con le parole di Ascanio Celestini: Il parassita.
    Necessario e toccante

    Nell’articolo di base

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