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Le Forna, il riscatto

di Francesco De Luca

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Alcuni anni fa scrivevo (in un piccolo libro “Ponza, quale futuro? – 1984) che vivere a Le Forna significava fare una scelta di vita estrema. Estrema perché, privi di supporti sociali adeguati, il fornese poteva contare soltanto sulle sue forze, ovvero sulle sue capacità di organizzarsi una vita produttiva, una dignitosa convivialità, un passatempo piacevole. L’impegno si estendeva alle famiglie e alle realtà sociali varie (religiose, di partito, di caccia e pesca, di maniglia).

Scrivevo questo decenni fa e mi agitavo per fare della Scuola Primaria un’agenzia culturale di spicco nella realtà isolana. Una fucina di occasioni e di stimoli (estensione della Scuola dell’Infanzia, creazione del Tempo Pieno, aperta il più tempo possibile e ricettiva dei suggerimenti vari provenienti dalla società (lingua inglese, teatro).
Ciò che mi appariva evidente, e colposo per la comunità isolana, era la latitanza delle istituzioni nella frazione. Lasciata a sé, come un’appendice. Erano gli anni ’80 e a Ponza il ‘lasciar fare’ permetteva, a chi lo poteva, di allargarsi, di promuoversi, di accaparrarsi sbarchi, attracchi, licenze. Le Forna pativa una sua ancillarità, una secondarietà, di origine storica, ma che mi appariva nell’attualità discriminante.
Oggi, a vari decenni da allora, attesto che i Fornesi hanno dimostrato una capacità imprenditoriale di tutto rispetto. Arrivati dopo nella corsa a fare turismo, hanno mostrato intelligenza e caparbietà.
Forse è avvenuto inconsapevolmente ma Le Forna si è costruita una complementarietà al Porto, del tutto evidente. Il Porto è caotico, confusionario, intasato. Le Forna è lineare, regolare, misurata, paciosa.
Ha una capacità ricettiva notevole, ben attrezzata e capace di soddisfare le richieste di serenità e di mare. Altrettanto sviluppata è la ristorazione, così come la disponibilità di barche in affitto.
L’inaccessibilità alle spiagge e alle coste sul lato sud dell’isola ha amplificato l’importanza delle discese a mare del versante fornese. Per cui in definitiva si può affermare che trascorrere le vacanze a Le Forna offre diversi piaceri. Fra di essi, quello di non essere immessi in una massa di gente che si dimena per trovare la propria dislocazione, la barca, il posto al ristorante, il parcheggio e altro.
Le Forna offre un soggiorno piacevole, riposato e incline alla serenità.


Questo mi viene da notare se faccio un paragone col chiasso e l’agitazione che si vivono al Porto. Il quale, si fa notare, è di molto più affollato e dunque di molto più esposto al guadagno.
Ne deriva che i Fornesi lamentano di essere discriminati dai ponzesi del Porto. Il che è vero e suggerisce di focalizzare le priorità politico-amministrative sulla frazione di Le Forna. Che merita una considerazione maggiore da parte dell’intera comunità.
Hanno dimostrato, i Fornesi, di sapersela cavare da soli, trasformando quella secondarietà, di cui ho detto sopra, in complementarità, ma la comunità isolana deve comprendere che quella parte di Ponza va ancora di più migliorata nei servizi (stradali, portuali, di parcheggio, di zone verdi, di strutture sociali polifunzionali).
Va fatta oggetto di una progettualità politica.

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