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g-01 sdb ponza-cala-feola-sottocampo-raffaele-sandolo-con-la-nonna-avellino-maria-moglie-di-emiliano-sandolo-1955 21 06 Latterini in controluce

Il 2022 è alle porte

di Danilo D’Amico

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riceviamo in redazione e pubblichiamo

 

Lo dirò senza mezzi termini e giri di parole, con contorno di filosofia che tanto piace a qualcuno: il prossimo sindaco non deve avere nulla a che fare con il passato.

Nel “sottobosco” la campagna elettorale è già cominciata, con annessa campagna acquisti. Mancano, ormai, due anni e l’unico pensiero che attanaglia noi addetti ai lavori è chi sarà il successore di Ferraiuolo.
È troppo presto? Io non credo, e per me non lo era neanche tre anni fa all’indomani dell’11 giugno 2017. È ora che i vari gruppi cominciano a posizionarsi sulla scacchiera, a contarsi e a prendere i primi contatti che poi si trasformeranno in nottate senza fine per comporre le liste.

Analisi velocissima. Fermo restando che La Casa dei Ponzesi finirà il mandato, così non può durare. Lo avvertiamo tutti, chi più chi meno. E non si tratta nemmeno di vigorelliani, porziani, balzaniani e damichiani. È generale. Un paese non può essere guidato e rappresentato in questo modo. È una questione di serietà e di gravità, serietà di uomini e gravità di situazione. Sono in gioco insieme la dignità di un popolo e un’isola e la sua sopravvivenza economica e civile. Questa è un’amministrazione morta e sepolta e al ritiro dalla vita politica di Ferraiuolo a fine mandato ci sarà il “tana libera tutti”.

Tutti liberi di riposizionarsi con chi più gli aggrada lasciando i ponzesi a morire di lenta agonia. Ciò che importa è continuare ad occupare il potere e a gestirlo. Continueremo a vedere i parenti dei politici che vengono assunti, politici che fregandosene del mandato popolare si fanno assumere in Comune – dopotutto un posto fisso è per sempre -, i soliti favoritismi a cui siamo abituati e di conseguenza la consueta guerra tra poveri.

Continueremo ad assistere impotenti al gioco dei “soliti noti” finché non riusciremo a tagliare il cappio che ci è stato messo al collo.
Allora il quesito è semplice. Come ce lo togliamo questo nodo scorsoio? E più nel concreto, come usciamo da questo circolo vizioso in cui la vecchia politica ci ha cacciati? Ci siamo incartati, e se fino ad ora l’Amministrazione Ferraiuolo ha deluso in ogni dove, la soluzione non è quella di affidarsi nuovamente a qualche altro Sindaco del passato.

Serve un progetto politico, a trazione giovanile, che sappia dove mettere le mani e con importanti contatti con la politica a tutti i livelli. Perché è solo grazie alla politica che Ponza può perorare la sua causa nelle sedi istituzionali. Altrimenti rimarremo i “delinquenti” dell’era Porzio e i “dimenticati” nella stagione Ferraiuolo 3.0.
La mia generazione è stata usata, maltrattata, cacciata dall’isola e tutt’ora viene ostacolata nei progetti e nelle idee. Segno che la vecchia classe dirigente non ha alcuna intenzione di cedere il passo per continuare a gestire potere e clientele.

Osare. Crederci. Voglia di provarci. Ardore. Passione. Fiducia nel futuro. Se tutto questo non è un giovane di trent’anni, chi lo è? Qualche ex Sindaco impegnato a fare il burattinaio? A differenza del sottobosco ponzese che in gran segreto fa e disfa alleanze, sposta nomi e voti di famiglia sulla scacchiera, promette concessioni e licenze a chiunque gli conceda il voto e ricordi i favori concessi in passato, noi non abbiamo mai fatto mistero di voler scendere in campo e di voler costruire una proposta seria e credibile per Ponza.

Le idee ci sono e sono chiare. Una su tutte. L’unica che conta davvero. La lotta allo spopolamento. Le parole d’ordine:
– sostegno alle famiglie;
– scuola e sanità
– lavoro e trasporti.

Il resto è solo contorno di chi vuole aggirare il vero problema gettando un po’ di fumo negli occhi. La verità è che ci siamo trasformati in un villaggio turistico d’estate e in un dormitorio in inverno. Sempre più ponzesi vanno via per la scarsa qualità della vita e i pochi che rimangono sono sempre più impegnati a sbranarsi a vicenda per contendersi gli avanzi d’ossa – perché la carne è già stata spolpata da tempo – che vengono gettati da chi gestisce il potere. Stessi burattinai che non capiscono di essere burattini a loro volta della politica in terraferma.

Il vero “nemico” dei ponzesi, infatti, non è in casa. Chiaro che l’imperativo è evitare di ridare il nostro destino in mano a questi incompetenti o agli affaristi che ci portarono al disastro, ma successivamente le nostre energie vanno concentrate non più sul far la guerra al vicino di casa, ma alla politica del continente che non ci concede neanche più l’elemosina. Divisi continueremo a far solo il gioco di chi ci vuole in ginocchio.

Personalmente non ci sto. E come me tante altre persone che mi onorano della loro fiducia. Con loro stiamo costruendo una squadra e mettendo su un programma, che di base è già presente nel mio libro #SiPuòFare, che siano in grado di traghettare finalmente Ponza verso il futuro. Il nostro obiettivo è quanto di più semplice ci possa essere: salvare la nostra comunità e darle speranza per l’avvenire.

Sarà un progetto vincente? Dipenderà dai ponzesi, a cui solo spetta questa decisione, e non per gentile concessione del burattinaio di turno a cui mai mi piegherò.
Ci riusciremo? È possibile. Ce ne va data la possibilità. E in fondo è tutto quello che i giovani, di ogni epoca e generazione, hanno chiesto: una possibilità.

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