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105 64 80 91 viso-ponzese Il re delle triglie: Apogon imberbis

Il tempo di Bettino (4)

di Pasquale Scarpati

 

per la puntata precedente, leggi qui

Ma il famoso gruzzoletto tanto caro ai nostri nonni trasmesso per generazioni nel DNA è difficile da accumulare e soprattutto da mantenere per effetto del lavoro divenuto sempre più precario e senza sbocchi o alternative (se, infatti, si perde il posto di lavoro è difficile trovarne subito un altro. Altro che lavoro flessibile! Mi viene da pensare come faccia un giovane a mettere su famiglia senza una prospettiva economica più o meno sicura. Ma ciò esula da questo contesto perché abbraccia la politica sindacale e l’efficienza dei vari settori dell’economia) e per effetto dell’avvento dell’euro.

A mio avviso, vista la costante difficoltà monetaria, già descritta, si pensò, per effetto dell’import e dell’export, di aderire alla moneta unica. La Lira, infatti, era stata da sempre una moneta piuttosto debole (bisogna risalire all’ era giolittiana per avere una moneta forte): era ondivaga un po’ come l’economia che la reggeva. Nel momento in cui le altre Nazioni si sarebbero dotate di una moneta più forte quanto ciò avrebbe inciso sulla nostra economia? Quanto sarebbero costati i prodotti provenienti dall’estero e a chi avremmo venduto i nostri e a quale prezzo? Non sono un economista ma, a lume di naso, mi pongo questi quesiti.
Dall’altra parte ciò che ha portato a questo “mondo economico aleatorio” è stato “il cambio” dalla lira all’euro (quasi duemila lire delle vecchie lire).

Eravamo speranzosi in un vento di rinnovamento nel senso che tutte le vecchie strutture farraginose dovessero dileguarsi o quanto meno divenire effettivamente più veloci ed efficienti, perché solo così l’economia risorge. Nulla di tutto questo è avvenuto perché non c’era…. nulla di nuovo se non il cambio degli uomini. Come dire cambiavano i direttori di orchestra ma la musica era sempre la stessa, con l’aggiunta della crisi dovuta al capitombolo statunitense, all’economia dei Paesi emergenti e al cambio dell’euro di cui ho accennato. Proprio per questo bisognerebbe dare una vera sterzata, altrimenti si rischia e rischiano i nostri figli e nipoti (che spesso sono costretti ad espatriare per trovare lavoro) di rimanere al palo. Ci si chiede: che hanno di più rispetto a noi, Paesi come l’Olanda e la Germania che pure è risalita da un’economia depressa dopo l’unione con la D.D.R.? Secondo me fattori elementari: efficienza, rapidità, praticità e lungimiranza in ogni campo e sotto tutti gli aspetti.
Ipotizzi cose… “astruse”! Non è facile… – ha detto l’amico salutandomi.
Finalmente me n’ero liberato!
Pasquale

[Il tempo di Bettino (4) – Fine]


Aggiornamento e note a cura della Redazione
La conclusione di questo articolo che Pasquale Scarpati fatto pervenire in redazione qualche mese fa insieme ad altro materiale, appare alquanto datata rispetto agli avvenimenti recenti. 
Mentre riproponiamo i due articoli che Pasquale ha dedicato – nell’aprile del 2014 – all’avvento dell’euro (leggi qui e qui), ci rendiamo conto che la realtà dell’ultimo mese, anzi delle ultime settimane – con le conseguenze di una probabile recessione economica italiana e mondiale causata dalla diffusione del coronavirus – hanno reso superate le vecchie diatribe e ancora più incerto il futuro.
Registriamo dai media una acuta preoccupazione per i cambiamenti in corso, in vorticoso aggiornamento.
Ci auguriamo di poter ospitare sul sito, tra qualche tempo speriamo breve, le acute osservazioni di Pasquale anche su questo periodo cruciale della nostra storia nazionale.

 

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