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Epicrisi 264. Niente di nuovo sul fronte sud

di Sandro Vitiello

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Per non fare confusione questa epicrisi la chiamiamo con parole adeguate altrimenti per la nostra rubrica settimanale potremmo usare tranquillamente la definizione “la settimana dei morti”.
Ce ne sono stati parecchi di morti questa settimana e a volte ci si domanda come può un’isola con così pochi residenti avere una produzione così significativa.

Certo per Ricciolino sarà un bel bisiniss ma poi se consideriamo che ormai gran parte dei nostri compaesani muore in ospedale manco a lui gli va tanto bene.

Ci hanno lasciato a Milano Vincenzo Sandolo, a Ponza Lina Conte, moglie di Giulio bar Panoramica e in ospedale a Latina Rosaria Zecca, zia del nostro Sandro Russo.
Alle famiglie dei nostri compaesani le condoglianze mie e di tutta la redazione.
Che vuoi farci, è un tempo così.

A proposito di influenze e pandemie mio padre ricordava che – lui bambino di otto anni – quando ci fu la spagnola, a Ponza ce ne furono tanti di morti e addirittura i parroci dell’isola smisero di suonare le campane ad ogni decesso per non deprimere ulteriormente la popolazione.
Ma il ricordo più forte che conservava era legato ad una bara dove misero tra le gambe del nonno un nipotino, venuto a mancare quasi contemporaneamente.
N’coppa a Chiana.

Facciamo bene a preoccuparci per le notizie che ci arrivano dalla Cina ma mi permetterei di ricordare i quattrocentomila morti che ogni anno ci sono a causa della malaria, soprattutto in Africa.
Morti di serie B; non gliene frega niente a nessuno.

Settimana in cui si ricorda anche la Shoah, il giorno della memoria.

Ne abbiamo scritto con gli importanti contributi di Rosanna Conte e di Giuseppe Mazzella da Ischia.
C’è ben poco da aggiungere se non l’intervento di Liliana Segre al Parlamento europeo.
Tra le tante cose dette, la nostra senatrice ha trovato il modo di salutare i membri della Gran Bretagna che in queste ore ha lasciato l’Unione Europea.
Liliana Segre ha ricordato che il nostro continente non ha mai vissuto un periodo di pace così lungo nella sua storia.
Lo tengano bene a mente i troppi che sbraitano contro l’istituzione comunitaria.
I trattati si possono migliorare, soprattutto se gestiti da governi nazionali autorevoli.
Le guerre lasciano solo tragedie e macerie.

Ho letto alcuni penosi commenti attraverso le pagine Facebook di alcuni amici e conoscenti che – nascondendosi dietro mille distinguo – cercavano di minimizzare l’importanza della memoria.
Qualcuno si è spinto addirittura a fare paragoni con l’aborto e l’eutanasia.

C’è ancora tanto bisogno di testimoniare l’abisso in cui ci hanno portato il fascismo ed il nazismo: da leggere e ascoltare Stefano Massini riportato da Sandro Russo.


Abbiamo bisogno di raccontare e spiegare perché nel nostro Paese, dove crediamo di essere informati su tutto, un italiano su sei o sette crede che lo sterminio di interi popoli o categorie sociali non sia mai esistito.
Dobbiamo ricordare, insieme alla tragedia del popolo ebraico, quella degli zingari (rom, sinti ecc)…  stessa fine.
I numeri sono volatili perché di queste popolazioni non esisteva una memoria condivisa e scritta.
Si parla di almeno cinquecentomila persone ma forse sono molte di più.
Ironia della sorte quelli che noi genericamente definiamo zingari erano di razza Ariana, come i tedeschi. In quel caso la purezza della razza c’entrava poco.
Dobbiamo ricordare gli omosessuali, i politici, gli handicappati.
Tutti passati per il camino come scrisse magistralmente il mio amico Vincenzo Pappalettera.

Alleggeriamo un po’ i toni.

Tiene ancora banco la vicenda dei daini nel parco del Circeo, anche se in forma poetica, come da scritto di Silverio Lamonica.
Scoprire tanti miei compaesani, solidali con la campagna messa in piedi dall’ex sindaco Vigorelli,  così ferventi animalisti mi ha colpito positivamente.
Certo se si tratta di arcere e marvizz, dentici o ricciole, forse i termini della questione si complicano.
Ma fin quando parliamo dei daini degli altri possiamo essere anche quello che non siamo.
A proposito, con le capre di Palmarola come la mettiamo?

Ringraziamo l’amico Franco de Luca che con i suoi scritti ci racconta pezzi di storia recente della nostra isola con la leggerezza che gli riconosciamo.
Ci parla del Bagno Vecchio e dell’inverno mogio della nostra isola.

Raccogliamo e rilanciamo l’invito di Biagio Vitiello che vuole catalogare tutti i busti e le immagini di san Silverio sparsi per l’Italia e non solo.

Ci pare un’ottima idea quella di Antonio Musella che propone di realizzare un poster con l’immagine della lucertola ponzese; un’idea da condividere.

Pasquale Scarpati ricorda con un po’ di nostalgia gli anni passati dove un po’ di anarchia nei confronti delle regole aiutava a stare più allegri.

Credo di aver detto quasi tutto.
Mi permetto di farvi notare che oggi è il due di febbraio del 2020: si scrive 02 02 20 20. Si può leggere da sinistra e da destra:
numero palindromo in mese bisesto. E non ditemi che non lo sapevate… Io v’aggio avvertiti.

Buona domenica, comunque sia.

 

1 commento per Epicrisi 264. Niente di nuovo sul fronte sud

  • Martina Carannante

    Nella scorsa settimana, abbastanza nefasta, ci ha lasciato anche un ponzese d’adozione Renato Brunelli. Renato “er Romano” era ormai parte integrante nella vita del rione di Sant’Antonio. Viveva a Ponza per amore, di sua moglie, di sua figlia e della nipotina. Non aveva perso la sua parlata romana così come la sua simpatia era contagiosa. Scendendo dalle scalinate di via Galano si fermava sempre per un saluto ed uno scambio di battute fuori al negozio. Nel periodo più brutto per l’isola, l’inverno, viveva a Roma, ma quando tornava a Ponza era segno di inizio della bella stagione; quest’anno purtroppo non sarà così.

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