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Un ricordo di Franco Luberti

di Silverio Lamonica

 

Venerdì scorso, 17 gennaio, è morto a Latina l’Avv. Franco Luberti. Aveva 85 anni. Nato a Valmontone, in provincia di Roma nel 1934, fu sindaco di Cori. Nel 1968 fu celetto deputato nel collegio di Latina e nel 1976, sempre nello stesso collegio, fu eletto senatore per il P.C.I. e rimase in carica fino al 1979. Dal 1981 fino al 1986 fu membro del Consiglio Superiore della Magistratura, durante la presidenza di Sandro Pertini.

Assieme al deputato Aldo D’Alessio (1928 – 2015) https://www.ponzaracconta.it/2015/03/06/la-scomparsa-dell’on-aldo-dalessio/ si occupò spesso dei problemi di Ponza, attraverso interpellanze ed interrogazioni parlamentari relative alle varie problematiche, tra cui gli scempi della ex miniera di bentonite SAMIP.

Nell’agosto del 1977 Ponza fu devastata da un pauroso incendio che divorò gran parte della macchia mediterranea nella zona centrale dell’isola, compresa tra i Guarini, Monte Pagliaro e Frontone. Andarono in fumo anche numerosi vigneti. Un disastro. Luberti e D’Alessio si trovavano a Ponza e  interessarono immediatamente il Ministero dell’Agricoltura che, assieme alla Regione Lazio, si mobilitò e nel giro di una settimana giunsero a Ponza, per un sopralluogo, un maggiore della Guardia Forestale assieme all’Assessore Regionale all’Agricoltura. Accertata l’entità del danno, la Regione Lazio, cui facevano parte anche gli assessori Berti e Panizzi, in quella circostanza elargì un congruo contributo (100 milioni di lire) per le opere di rimboschimento, che furono poi dirette da Silverio Salvatore Mazzella (zio di Mimma Califano).

Come avvocato, sostenne la parte civile in vari processi di risonanza nazionale, tra cui quello relativo al massacro del Circeo e l’altro riguardante l’uccisione del giovane di Sezze, Luigi Di Rosa vittima dello squadrismo fascista di Sandro Saccucci.

Ma patrocinò anche procedimenti giudiziari che videro coinvolti cittadini ponzesi, tra cui cito quello promosso dal Comune di Ponza contro Mastropietro, proprietario dell’Hotel Bellavista, il quale poté edificare il sospirato albergo e un altro, che vide contrapposti il Dr Sandolo da un lato e Vincenzo Esposito ( il fruttivendolo) dall’altro.  Accadde che la figlia di Vincenzo stava molto male, per cui egli si recò in Comune a chiedere l’intervento del sindaco- medico per sollecitare l’arrivo dell’elicottero. Quest’ultimo rispose che aveva da fare e di aspettare. A quel punto Vincenzo, nell’anticamera, inveì alzando la voce con qualche parola di troppo: “Si figliema more ie u scanno!”. Fatto sta che Vincenzo fu rinviato a giudizio, per cui si rivolse all’avv. Luberti che aveva conosciuto durante una  riunione nella sede locale del P.C.I., per essere difeso. Mentre l’accusa sosteneva la tesi della minaccia: “l’imputato voleva ‘scannare’ ossia sgozzare, il primo cittadino, la difesa eccepì che il povero padre, preoccupato per la salute della figlia, disse: “Ie m’assetto ‘ncopp a stu scanne e nun me movo” (io mi siedo su questo sgabello e non mi muovo). Il giudice, alla fine, decretò il “non luogo a procedere” nei confronti del simpatico fruttivendolo.

Con Luberti scompare un ottimo uomo politico, un avvocato di grido che concepì  sia la politica che la professione forense  mero servizio a favore del prossimo. Un servizio che svolse con grande impegno, professionalità e umanità.

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