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0011-011 0049-049 2009-07-21_18-08-27 i-20 k2-18 Spugne che si contengono lo spazio

Il dentro e il fuori

di Francesco De Luca

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Se abiti a Latina è difficoltoso discernere chi è dentro e chi è fuori. Chi da Cori va a lavorare a Latina giornalmente, anche se ritorna a casa a Cori, come lo si deve giudicare? Sta dentro (ossia vive i problemi del paese, le dinamiche sociali, partecipa alla sua cultura) o fuori, rispetto alla città di Latina?
Ma anche rispetto alla sua cittadina d’origine come va considerato? È dentro perché vi è nato anche se il maggior tempo, lavorativo e non, lo consuma non a Cori bensì a Latina. Per cui conosce di necessità più i problemi logistici di Latina che di Cori.

L’esempio su cui mi sto dilungando mi offre lo spunto per sottolineare che per l’isola, proprio perché isola (ossia paese staccato dal resto del territorio), e dunque per i Ponzesi, è più facile catalogare chi è dentro e chi è fuori. Non è soltanto questione di nascita ma anche di soggiorno, di residenza, e poi di compartecipazione, di interesse.

Quanti vantano di essere frequentatori di Ponza da venti, trenta, quaranta anni. Per darsi un credito che non hanno perché la loro venuta è in funzione della vacanza, dell’interesse che hanno nel caso di possesso di un appartamento. Vantano conoscenze antiche – ero amico di Ernesto, ho conosciuto molto bene Maurino, o Angelino o Fracasso. Per averci trascorso un pomeriggio a spettegolare o a cena fra una pietanza e una barzelletta.

Quanti ce ne sono di costoro, e quanti ne abbiamo conosciuti. Magari hanno pure una ‘residenza fittizia’, ma dell’isola sono fuori e per gli isolani sono semplicemente forestieri.

L’argomento come lo sto presentando può sembrare polemico, e in parte lo è, come può sembrare fuori luogo, e in parte lo è. Di questi tempi di flussi continui, di residenze ‘a tempo’, con una forte necessità a parlare inglese, a vestire europeo, a mangiare ‘etnico’ con la stessa disinvoltura del ‘magna come parli’, affrontare la discriminante dentro – fuori con la rozzezza del sovranismo denota incoscienza e pericolosità.

Non sto scoprendo niente di nuovo, anzi mi devo scusare col lettore perché ho deragliato dall’affermazione cui volevo dare supporto. L’affermazione è mutuata da un detto popolare: ’u pinte vène ’a fore e cache dintoil signorino viene da fuori e defeca dentro. E ce ne sono di questi tipi, e ne abbiamo conosciuti alcuni con dispiacere. Ebbene, è qui che bisogna affrontare la questione con intelligenza.
Tutti abbiamo diritto a stare e a sentirci dentro, così come tutti abbiamo diritto a stare e sentirci fuori. La scelta di ognuno è libera, ma deve essere consapevole e dunque responsabile. Cosa voglio dire? Che chi vuole stare dentro lo deve fare con diritti e doveri, e similmente chi sceglie di stare fuori. Tenendo presente che nessuno è padrone di alcunché. Siamo tutti locatori a tempo determinato. Ponza in più ha la caratteristica di possedere un microsistema ecologico che va tutelato, e i Ponzesi hanno la caratteristica di aver elaborato una cultura autoctona oggi in bilico.

Non abbiamo bisogno di chi vène ’a fore e cache dinto, piuttosto di chi si compenetri delle vicissitudini del paese e si metta a disposizione per migliorarne la vita.

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