Voci di Ieri

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Giocare con la lingua (2). Campioni di grammelot

proposto da Sandro Russo

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Ogni promessa è debito: l’articolo precedente (leggi qui) è stato gradito e proviamo a fare il bis, recuperando un pezzo di bravura di Gigi Proietti che fa prima “l’americano” e poi “il napoletano” – inequivocabilmente loro – con nessuna (o pochissime) parole riconoscibili in un lungo sproloquio.

Avrei potuto scegliere dei pezzi che simulavano un’altra lingua – il francese, l’inglese o il giapponese, per dire – ma questo è il più classico degli esempi per le nostre orecchie isolane che hanno familiarità con entrambe le lingue. E con altrettanta maestria il nostro Giggi nazionale padroneggia la mimica (…notare nel secondo pezzo!)

Qui Proietti da “Cavalli di battaglia”, su Rai Uno, stagione 2018.

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Mentre più nello spirito del Lonfo è lo scritto che segue: un esercizio di racconto in una lingua inventata, risultato per acclamazione il migliore in quella lezione di Omero (Scuola di Scrittura); correva l’anno 2004!
Anche in questo caso, l’ambientazione ci è conosciuta: immaginiamo Frontone, nel pienone di mezza estate…

Pertugiando s’acquata
di Giovanna M.

Ammolla l’aira sulla plaggiaffollà. Sguincia la pelle nell’odore cremevole. Il sole aggoccia rugole, affannosi crespiti abbraciati spannano occhi e stridi bambini stridi sguaianti involano cappellini e paperettole e cioccano in rossori chiazzosi passeggianti e cerchevoli d’ombre improcacciabili.

Quatta quatta sbraccicata io pertugio di volta in quando e perlustro infendibile l’estannoia. Anfrattati loro due si sdilinquano. Vedo vedo si sdilinquano, intanto che passevoli sguaiati scorribandano intorno sulla battigia.
Si sdilinquano questi sfaccianti: blande carezzevoli approcce, pulsevoli grondanti slinguanti tocchi, lei che anguilla sguinciando e lui inquattato gorgolla e promena mani pressanti arrovinghiandola.
E io pertugio pertugio e m’arrobatta la scena, sfaccianti e godurienti quei due e solo io a scupirli mentre l’intorno sgrofoglia e arrosica e sperdente s’affanna.
S’ammorbida lei sopra di lui e scadenzando lo sfrucola. Sfacciante non la guarda, arromantandosi la faccia sotto affoltati ciuffi neri. E frugola e suggola lei affannandogli all’orecchio, l’acqua scoperchia e ricoperchia, scoperchia e ricoperchia l’acqua e loro sguinciano e s’incrispano e s’agguanciano.
E nel bel mentre fusa in contro il pallone scalciato da un briccico sguaiante e io pertugiando m’asciarno ad aspenderlo: arresta arresta supplico, e il mio concentro l’arresta fino a che loro sfannano un respiro portentissimo e s’acquatano.
Sboccica il pallone sul calcagno della sfacciante ma lei non pertugia. Sta tutta ingrufolata a mincicare e sgattano braccia e gambe nell’acqua che scoperchia e ricoperchia.
Addiviene allora l’appancio, ringuardo gli occhi altrove e levemente m’assopo.

E dopo la resulta è che s’intizzano lempressioni, s’enquestano lemozioni prosciunte d’ora in ora. E desiero e smanio e voluttura s’aggrufano in ombra. Voluttura s’aggrufa e scossola e intoffa nelle viscere. E solca e scava e s’angrifoglia.
Finché d’impresso pertugiando s’acquata.

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