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Il premio Nobel per la pace al primo ministro dell’Etiopia

di Sandro Vitiello

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E’ di poche ore fa la notizia che Abiy Ahmed Alì ha ricevuto il premio Nobel per la pace. E’ un importante riconoscimento per il giovane leader africano che in poco tempo ha dato una svolta importante al destino del suo Paese, all’area geografica in cui è collocato e alle vicende che vedono in conflitto tanti paesi dell’Africa tutta.

Alcuni iniziano a fare paragoni che, al momento, sono un po’ azzardati.
Potrebbe essere il nuovo Mandela, per l’Etiopia e per l’Africa.

Vogliamo ricordare – senza fare sgradevoli paragoni – un’altra grande figura del continente africano che aveva fatto sperare nell’emancipazione dalla miseria di tanta parte del suo mondo: Thomas Sankara.

Era un giovane ufficiale dell’esercito di quello Stato chiamato Alto Volta.
Grazie ad un colpo di stato militare andò al potere avviando da subito un intenso programma di riforme che portarono il Paese ad un miglioramento significativo nel giro di pochi anni.
Ne cambiò anche il nome, al suo Paese, che divenne Burkina Faso.
Si rifiutò di pagare ai paesi occidentali il debito coloniale ancora in sospeso e questi – Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna – non glielo perdonarono.
Venne ucciso di lì a poco dal suo vice e il sogno di un’Africa libera dalla tirannia dell’Occidente svanì.

Auguriamo lunga vita al primo ministro dell’Etiopia, premio Nobel per la pace 2019.

A seguire uno scritto di Lorenzo Tosa che ricorda brevemente le ragioni del premio.

Abiy Ahmed Alì
di Lorenzo Tosa

Il suo nome è Abiy Ahmed Alì. 43 anni, Primo ministro etiope, nuova star dei democratici africani, da un paio d’ore premio Nobel per la Pace 2019.

Perché, mentre l’Africa sanguinava tra lotte tribali, terrorismo, lager, migrazioni, nuovi e vecchi conflitti, AAA è riuscito dove tutti avevano fallito da vent’anni a questa parte: la firma sul primo, reale, trattato di pace tra il suo Paese e la vicina Eritrea. In appena un anno e mezzo, AAA ha ottenuto la riapertura delle rispettive ambasciate, rilanciato scambi aerei, rotte commerciali e la linea telefonica tra i due Stati, interrotta dal 1998.

Nel frattempo, ha modernizzato le infrastrutture e le industrie interne, dichiarato guerra alla corruzione, ordinato il rilascio immediato di migliaia di prigionieri politici, legalizzato gruppi di opposizione, rinunciato a rivendicare territori contesi, denunciato l’uso della tortura nella polizia e licenziato in tronco chi ha violato i diritti umani dei prigionieri. Ha piantato, insieme alla sua gente, 350 milioni (milioni!) di alberi in tutta l’Etiopia per ricreare l’ecosistema naturale distrutto dall’uomo.

Infine ha lavorato per sedare l’odio tra le varie etnie, proprio lui che è di etnia Oromo, la più marginalizzata del Paese, e che ha vissuto per anni sulla propria pelle cosa significa essere discriminati.
Nel giro di 18 mesi ha incontrato tutti i leader e i personaggi più importanti e influenti del Pianeta, fino a diventare nell’immaginario popolare “il nuovo Mandela”, anche lui nero, anche lui rivoluzionario, anche lui perseguitato.
Anche lui Nobel.

Ci sono uomini che scrivono la storia. E uomini che la storia la cambiano. Abiy Ahmed Alì è uno di quelli che la storia la immaginano prima degli altri. Questo premio è un riconoscimento a lui e a tutti quelli che l’Africa l’aiutano “a casa propria”.
Davvero.

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