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La storia raccontata dai film (11). Una giornata particolare

di Gianni Sarro

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Una giornata particolare – film del 1977 diretto da Ettore Scola – è ambientato nei giorni della visita di Hitler a Roma, il 6 maggio 1938; nello stesso giorno avviene l’incontro fra Antonietta/Sofia Loren, una casalinga madre di famiglia e Gabriele/Marcello Mastroianni, un omosessuale in attesa di essere portato al confino. I due per qualche ora sono gli unici abitanti di un grande condominio (si tratta di Palazzo Federici, in viale XXI aprile a Roma, progettato dall’architetto Mario De Rienzi, uno dei principali esponenti del Razionalismo) poiché tutti gli abitanti sono andati alla parata organizzata in onore del Führer.

Questo breve plot riafferma (come già avvenuto in C’eravamo tanto amati e come avverrà successivamente in La famiglia e Concorrenza sleale) un aspetto centrale del cinema di Ettore Scola, ovvero realizzare film dove la Storia, in questo caso la visita di Hitler, e le storie dei personaggi di fantasia, Antonietta e Gabriele, s’intersecano.
Per rafforzare l’incidere degli eventi della Storia nella quotidianità dei personaggi, Scola monta all’inizio del film immagini girate dall’Istituto Luce, che mostrano l’arrivo della delegazione nazista alla stazione Ostiense, accolta da Vittorio Emanuele III e Mussolini, quest’ultimo sempre un passo indietro al Re per ragioni di protocollo. Dopo quest’iniziale immersione nella realtà passata della Storia, Scola inizia ad esplorare il palazzo, con lenti movimenti di macchina, fino ad entrare in un appartamento dove facciamo la conoscenza di Antonietta.

Il racconto di Una giornata particolare poggia sul contrasto dei due caratteri principali.
Sin dall’inizio Antonietta ci viene mostrata come un personaggio trasparente, il racconto esprime con chiarezza la realtà vissuta dalla donna, madre di sei figli, la cui bellezza è sfiorita da tempo, ingenuamente innamorata di Mussolini, ma costretta a rimanere a casa dai suoi doveri di madre e moglie, in quella giornata (particolare) così importante per il regime.
A fare da contraltare ad Antonietta c’è Gabriele, personaggio opaco, tutto da scoprire, misterioso. Il punto di vista che ci viene mostrato di lui è quello di Antonietta; solo col procedere del film (a partire da una misteriosa telefonata, dove capiamo che l’uomo sta parlando col partner, del quale tuttavia non ci viene svelata nemmeno la voce) egli diventa più trasparente. Solo alla fine del film capiremo che era rimasto a casa in attesa dei poliziotti che l’avrebbero portato al confino, presumibilmente a Carbonia.
C’è un elemento di più che differenzia i due personaggi: il dinamismo, a tutto vantaggio di Antonietta; è infatti il personaggio magistralmente interpretato dalla Loren a muoversi dalle sue posizioni iniziali, ad intraprendere un viaggio che la porterà a scoprire ‘mondi’ come l’antifascismo e l’omosessualità, ad aprirsi, pur se in maniera contraddittoria. Al contrario Gabriele è meno dinamico, anche se la mobilità della donna finisce col coinvolgerlo.
La costruzione dei personaggi è apparentemente realizzata su una serie di opposizioni, eppure sottotraccia emergono due tratti che accomunano Antonietta e Gabriele: sono entrambi soli e emarginati (lei dalla famiglia, lui dalla società). Sono questi due tratti a determinare il desiderio di comunicare da parte dei due: da questa necessità di dialogo scaturisce il meccanismo che porta all’incontro di Antonietta e Gabriele che è poi l’architrave del racconto.

L’epilogo del film mostra Antonietta nuovamente da sola, dopo che tutta la famiglia, rientrata dall’adunata, è ormai al letto, mentre Gabriele è stato portato via dalla polizia. In mano Antonietta ha in mano un libro: I tre moschettieri, regalatole da Gabriele. Intuiamo che la donna è diversa da quella che abbiamo visto quella stessa mattina, non perché sia finalmente fuori dall’oppressione del marito (che l’aspetta in camera per ‘fare un altro figlio’) e del regime, bensì perché adesso è consapevole.

 

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