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Propositi nel… nulla. Le leve del comando (1)

di Pasquale Scarpati

 

E’ antico dilemma se sia nato prima l’uovo o la gallina. Ognuno dice la sua. Così come si è discusso sul sesso degli angeli o quanti di loro potessero consistere sulla punta di un ago. Queste ultime discussioni oggi sono calate di moda poiché il trascendente è stato un po’ messo nell’angolo.
Veruccio dice che ciò è in rapporto con i tempi.
“Oggi – aggiunge con un po’ di ironia – ci sono tantissime altre cose su cui discutere. Che ci dobbiamo fare, ad esempio, del sesso degli angeli quando di sesso ne abbiamo fin sopra i capelli? Ci sono problemi, contingenti, ben più gravi! La vita è tutto un problema. Da quando si nasce. Si è perso il gusto di ridere in modo sano e schietto. Siamo diventati tutti arcigni oberati da mille problemi perché siamo sempre con l’orologio alla mano”.
Mi sovviene quando l’orologio era un oggetto a dir poco prezioso, riservato agli adulti. Il primo io l’ebbi all’età di 12 anni e fu un regalo di zia Carmela che veniva dall’America. Allora la giornata era scandita dal suono delle campane e si conversava all’occorrenza, con calma.

Veruccio continua: “Allora la memoria era più esercitata di oggi sia perché a scuola molte erano le nozioni da mandare a memoria (poesia, date storiche, lunghezza dei fiumi o altezza delle montagne ed altro), sia perché bisognava ricordare ciò che si sarebbe dovuto dire o scrivere in seguito. Oggi con i telefonini onnipresenti, non appena ci passa un’idea, un pensiero, immediatamente la dobbiamo comunicare anche se siamo a cinema o a pranzo, senza tener conto se quello che ci deve rispondere abbia da fare o meno in quel momento. Pertanto si dice di tutto di più: si parla e si parla. Tanto che tutto sembra sprofondare nel nulla”.
Osserva, infatti, che buona parte di quello che si è detto o promesso rimane “lettera morta”. Qualcuno asserisce che ciò dipende dalla enorme quantità di fatti di cui si viene a conoscenza e dalla velocità delle informazioni.


Mentre nei tempi passati, infatti, il mondo camminava più lentamente e le grandi idee circolavano lo stesso ma giungevano sul posto dopo molto tempo e con molte scremature in relazione anche agli usi e costumi del luogo, oggi circola di tutto e di più; a volte senza alcuna scrematura, come dire “a crudo”; a volte, invece con scremature sottili.
Pertanto ognuno pensa di stare nel giusto, ognuno dice la sua ma subito dimentica ciò che ha detto in precedenza perché da una parte è ossessionato dalle novità che si sono presentate all’improvviso, dall’altra comincia a fare certi conticini a cui prima non aveva pensato o che, pur avendoci pensato, non aveva ritenuto opportuno esternare.
“Per non creare confusione!” – dice.
Sta di fatto che mille sono le cose dette o promesse prima e durante la campagna elettorale, poche, anzi pochissime le cose fatte. Di atti concreti ce ne sono ben pochi.
Quando non si vuole o non si può attuare qualcosa di “piccolo”( quello del “quotidiano” per intenderci) che, tra l’altro, il più delle volte, è ciò che più preme ai cittadini e forse può essere attuato più rapidamente, si storna l’attenzione su grandi opere, su grandi progetti, che difficilmente possono essere realizzati a breve.
Ciò è sempre accaduto anche ad “alti livelli”. Quando, infatti, governi per lo più dittatoriali si sono trovati in difficoltà interne, essi hanno cercato di stornare la pubblica opinione su questioni esterne, anche dolorose. Il più delle volte non è andata bene per loro per cui dopo aver sparso inutile sangue sono stati costretti ad abbandonare il potere lasciando la popolazione in un mare di guai”.

Trovandomi un giorno ’ncoppa Trebbiente più o meno all’altezza del poliambulatorio, potetti assistere a questo “strano” dialogo tra persone del luogo.

Uno del gruppo asseriva di aver sentito, alcuni giorni prima, discutere animatamente alcune persone.
Una diceva: “Si farà la condotta sottomarina per l’acqua che parte da Formia”
Un’altra: “No, essa partirà dal Circeo” Si farà anche quella per l’energia elettrica” – ma anche in questo caso lei idee erano divergenti da dove sarebbero giunte.
“Si farà un porto grandioso che parte dai faraglioni della Madonna e arriva fino alla Ravia”.
“No – dice la controparte -, meglio fare un approdo alle Forna”.
A questo punto un’ altra persona della comitiva si mette a raccontare.
“Tanto tempo fa si progettava di fare un approdo per l’appunto alle Forna. Si accese una grande discussione su vari punti. Il primo punto era che una parte voleva progettare e costruire la banchina per l’approdo a forma di falce lunare. Diceva che questa forma non solo avrebbe rispecchiato “l’Isola della Luna” ma avrebbe avuto un minor impatto ambientale . La controparte invece optava per due bei pontili che si incrociassero tra loro formando, per l’appunto, una gran croce. Asseriva, a sua volta, che ciò avrebbe consentito l’ormeggio di più barche rispetto al progetto proposto dalla controparte. Anzi – aggiungeva – se poi, di notte, illumineremo a giorno i due bracci eviteremo di costruire fari e saremo visibili dalla terraferma e dalla Luna.
Ma il sardonico dell’opposizione contestò dicendo: “Pare Cristo morto in processione!”. Vennero alle mani. Alcuni dissero perché accusato di blasfemia, altri perché apparteneva a quelli a cui era proibito entrare in chiesa.

Il secondo punto su cui vi fu una gran discussione era decidere quali e quante strade sarebbero dovuto essere ampliate a causa del grande afflusso, ipotizzato, di turisti. Una parte diceva verso la Calacaparra, l’altra diceva verso il campo Inglese; un’altra ipotizzava una terza via, ma non si capì mai dove dovesse passare. Non se ne fece nulla perché quelli che abitavano verso la Calacaparra la volevano a due corsie, quelli invece che abitavano verso il Campo Inglese la preferivano a 4 corsie, forse perché avevano più spazio e campi incolti.

Il terzo punto fu che i tassisti esigevano, fin dal progetto, una disciplina degli orari di ormeggio dei natanti poiché, in caso di concomitanza degli attracchi, essi non avrebbero saputo dove dirigersi, per cui paventavano un parapiglia di traffico peggiore di quello di oggi.
A tal proposito qualcuno, forse volendo conciliare il tutto, aveva proposto di inserire nel già vasto scenario dei natanti i… taxi del mare. Questi avrebbero imbarcato le persone che sbarcavano alle Forna dai loro natanti e le avrebbero portato, guarda un po’, al…. Porto: in una sorta di “lanz’ ’i Pachiarotte” alla rovescia”.
“E poi che successe?” – chiesero gli altri.
“Leggende metropolitane, come ce ne sono tante in tanti paesi: progetti fondati sulla carta o sulle chiacchiere e mai attuati oppure, peggio ancora, attuati a metà e mai conclusi oppure conclusi ma mai utilizzati”. “Almeno in questo nostro progetto non sono stati spesi soldi!” Si intromise un altro che sembrava un ragioniere di altri tempi. Tutti annuirono.

Il primo continuò a raccontare: “Illumineremo a giorno le piscine naturali”.
“No – dice l’opposizione – è meglio mettere candele e fiaccole intorno così creeremo un ambiente di altri tempi. Ci sarà anche l’orchestrina o piano bar… No meglio la cetra ed i cimbali con i costumi degli antichi Romani.
Faremo attraccare navi da crociera… No meglio i panfili di gente danarosa.
Allargheremo la panoramica… No meglio la strada per gli Scotti.
Metteremo una teleferica per la Guardia… No meglio a Punta Incenso.
Al posto dei vastacciett’ faremo prati verdi tipo quelli degli stadi di calcio… No meglio piantare alberi di alto fusto così i furastiere, non potendo rinfrescarsi nelle acque del mare per le spiagge e le calette proibite (una sorta di “città proibita”!?), hanno modo di sdraiarsi sotto la loro ombra. Sì sì… metteremo migliaia di palme di alto fusto”.

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