Ambiente e Natura

“Il mare può essere tuo amico o il tuo nemico. Ho rispetto per entrambi i suoi volti”

segnalato da Sandro Vitiello

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“Sopravvissuta 41 giorni alla deriva dopo l’uragano”
[Ripreso integralmente da www.lastampa.it del 12/07/2018]

di Fabio Pozzo

Tami Oldham è investita nel Pacifico da venti di 140 nodi e onde alte come palazzi. Il fidanzato, al timone della loro barca, scompare nell’Oceano. Lei resiste.
«Il mare? Può essere tuo amico o il tuo nemico. Ho rispetto per entrambi i suoi volti”. La sua storia diventa un libro, “Resta con me” e un film con Shailene Woodley e Sam Caflin.

L’Hazana si trovò in mezzo all’uragano Raymond, tra onde alte come palazzi e raffiche di 260 chilometri l’ora, sconquassato come una barchetta di carta in un catino d’acqua agitato dalle mani di un gigante. Tami Oldham Ashcraft e Richard Sharp, giovani e innamorati, sfidarono l’Oceano e soltanto uno di loro sopravvisse.
“Sì, mi sono posta la domanda: perché non sono morta anch’io. E mi sono data una risposta: destino. Non era il mio momento, semplicemente questo”, dice oggi Tami, trentacinque anni dopo quell’ordalia.

L’anemometro: 140 nodi  
Tami e Richard salparono dal porto di Papeete, sull’isola di Tahiti. L’Hazana era uno yacht a vela di tredici metri e mezzo. Avevano accettato di trasferirlo a San Diego per diecimila dollari e i biglietti aerei necessari per riprendere la loro fuga d’amore, con la barca che si era costruito Richard. Ventitrè giorni dopo la partenza l’orizzonte era diventato grigio, livido. Il vento aveva cominciato ad urlare. Avevano cercato di sfuggire a Raymond, ma l’uragano aveva mutato più volte il percorso, quasi l’inseguisse. Quando successe, l’anemometro segnava raffiche di 140 nodi, il barometro era terribilmente basso, al di sotto dei 710 millimetri. Tami era sottocoperta, Richard era fuori, al timone, fissato con le cinture di sicurezza alle lifeline, i cavi che scorrevano lungo i lati della barca. “Avevo appena chiuso gli occhi quando ogni movimento si arrestò. C’era qualcosa che non andava: era scesa una quiete eccessiva, la gola di quell’onda era troppo profonda…”.
Sentì Richard gridare “Dio del cielo!” e poi tutto si spense.

In alto, Tami Oldham e Richard Sharp nel 1983. Sotto, Tami oggi

Sola, con la Voce  
Quando Tami si risvegliò era sola sull’Hazana e cominciò la sua battaglia per sopravvivere. Ci riuscirà dopo essere stata per 41 giorni alla deriva nel Pacifico, la barca semi-distrutta, lei provata da un trauma cranico. S’inventerà un armo di fortuna, s’ingnegnerà con i rilevamenti del sole per stabilire il punto nave, supererà le voragini che si apriranno nel suo cuore e nella sua mente. Parlerà con una Voce, che la conforterà e aiuterà sino all’approdo di Hilo, alle Hawaii.

Resta con me  
Oggi Tami Oldham Ashcraft vive a Friday Harbour, sull’isola di San Juan, nello Stato di Washington. E’ un’imprenditrice, è sposata, madre di due figlie e continua ad andare in barca a vela (“Sono tornato in mare perché amo la vela e mi piace il suo stile di vita. Quando navigo mi sento più connessa con la natura e la vita. Il mare? Può essere tuo amico o il tuo nemico. Ho rispetto per entrambi i suoi volti”).
Ha raccontato la sua storia con il libro “Resta con me” (HarperCollins), scritto con Susea McGearhart e appena uscito in Italia, che è diventato anche un film, che sarà nelle sale il 29 agosto.
Il regista è Baltasar Kormakur (Everest, The Deep, Trapped), gli attori protagonisti Shailene Woodley (Paradiso amaro, Divergent) e Sam Caflin (Hunger Games, Posh, Pirati dei Caraibi).


“Scrivere il libro è stato molto catartico per me. Raccontare la mia storia d’amore, avventura e sopravvivenza mi ha aiutato a guarire le mie ferite. Ho anche sempre pensato che sarebbe stata anche un film fantastico. Adoro il modo in cui gli sceneggiatori hanno tessuto il racconto d’amore con quello della mia sopravvivenza”. 

Già, sopravvivenza. Chi scampa alla morte resta con diverse domande. Perché? Come? “L’istinto di sopravvivenza è molto forte. È nel profondo di ognuno di noi. Il mio corpo è rimasto schoccato ma la mia mente è andata in modalità sopravvivenza. Mi sono concentrata sulla risoluzione dei problemi anche se ho avuto un grave trauma cranico. E una volta che le cose hanno cominciato ad andare nel verso giusto, a far muovere la barca, a progredire, be’, ho iniziato a sperare che forse ce l’avrei potuta fare e che da questo momento dovevo restare forte e concentrata”.

Sam Caflin e Shailene Woodley nel film

Tami parla anche di speranza (“senza non sopravvivi”), di fede (“Io ho avuto e ho fede. Nell’universo. Molte cose sono andate storte ma molte sono andate bene. Dovevo credere che Dio fosse dalla mia parte per andare avanti. Ho pregato molto”) e della sua seconda vita. “Perdere l’amore della mia vita e sopravvivere contro ogni previsione mi ha dato una prospettiva molto diversa sulla vita. Sono ancora molto determinata, ma attraverso la mia esperienza ho imparato ad essere più paziente, a prendermi più cura di me stessa e ad essere più compassionevole verso gli altri. Non do la vita per scontata e cerco di vivere ogni giorno al massimo ricordando che il domani non è una promessa”.

Vita che, come insegna a sua figlia Kelly, è come una vela, un costante sopravento e sottovento.

 

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