Ambiente e Natura

Amarcord. L’Astra e la draga in un vecchio filmato

di Franco Zecca

 

Ho ricevuto, in qualità di “consulente” di fiducia, data la parentela e l’affetto, un breve filmato che mio cugino Sandro ha avuto a sua volta da un amico: è un video di famiglia che riguarda delle vacanze a Ponza, datato 1967.
Ho visionato il video di qualità non eccelsa, piuttosto lattiginoso, abbastanza mosso e sgranato perché molto vecchio, molto vissuto. E comunque per me chiaro e capace di innescare ricordi…

Guarda qui il video in formato mp4 (si può visionare col lettore universale VLC)

In porto, ancorata alla fine della scogliera, si riconosce la silhouette inconfondibile dell’Astra, l’elegante cutter del conte Matarazzo, habituè di Ponza in quegli anni, di famiglia altolocata napoletana. Un congiunto (il padre?) era Francesco Matarazzo, nato a Castellabate nel 1854 e morto a San Paolo nel 1937 è stato un imprenditore italiano, creatore del più grande impero economico del Sudamerica (all’epoca) e un simbolo del processo emigratorio italiano in Brasile.
“Il conte” non era stato, neanche negli anni precedenti, nostro cliente (i miei genitori gestivano il ristorante Zi’ Capozzi); lo era invece di Amedeo, del ristorante all’Aragosta, in quanto lo portava a caccia quando veniva senza il panfilo, nel periodo di apertura della caccia, appunto.
L’Astra lo ricordo benissimo: aveva l’albero più alto della marineria dell’epoca e la sua vela era di un solo pezzo, cosa molto rara.

Più avanti nel filmato si vede la draga.


Veniva a Ponza periodicamente per scavare e togliere la sabbia dai fondali del porto specialmente dopo forti mareggiate in inverno e qualche volta per risistemare le scogliere che il mare d’inverno sconvolgeva, sia quella della caletta che quella di Sant’Antonio, nel prolungamento di “Gennarino a mare”. Qualche volta andava anche alle Forna.
Il capitano Catello di nome (il cognome non me lo ricordo), veniva sempre al nostro ristorante già da quando era viva mia nonna. Si era affezionato alla mia famiglia, tant’è vero che quando ’a zi’ Capozzi morì, mandò tramite la capitaneria di porto le sue condoglianze.
Durante una sua permanenza sull’isola mi mostrò tanti oggetti che ritrovava nel fondo del mare tra il materiale fangoso che tirava su con la benna …e non solo a Ponza. Quello che mi rimase più impresso fu lo stemma, parte di uno stendardo, che rappresentava un’aquila e che io pensai fosse di epoca romana, verdognola e di un materiale simile al bronzo, che il capitano mi assicurò di aver tirato su proprio davanti al Lanternino.
Mi sono chiesto più volte, negli anni successivi, come mai non si viene più la draga, a Ponza. Forse il porto non ha più bisogno di un dragaggio periodico? Sono cambiate le correnti? Mah!

Per tornare all’Astra, ho fatto delle ricerche sul web per ritrovarne le tracce
Astra, 1928, tecnicamente un cutter Marconi o Bermudiano; numero velico K2, appartiene alla ristretta categoria dei J-Class superstiti, giganti a vela protagonisti di epiche sfide sui campi di regata durante gli anni trenta.

Astra et Candida alla Nioulargue

Commissionata da Sir Mortimer Singer (quello delle macchine da cucire) su progetto di Charles E. Nicholson, nacque come 23 metri S.I. (Stazza Internazionale) per poi diventare un “J” due anni più tardi.
La costruzione è in fasciame di mogano dell’Honduras. Nel 1929 vinse quattro regate sulle cinque alle quali prese parte.

Caratteristiche dell’Astra:
Anno di costruzione: 1928
Cantiere: Camper & Nicholson (Gosport – UK)
Progetto: Charles E. Nicholson
Lunghezza f.t.: 35 m
Lunghezza al galleggiamento: 22,80 m
Larghezza: 6,15 m
Pescaggio: 4,30
Dislocamento: 140 tons.
Superficie velica: 670 m²

Durante gli anni Ottanta è appartenuta a Giancarlo Bussei, cugino di Gianni Agnelli, che lo fece restaurare dal cantiere Beconcini della Spezia. Successivamente è stato acquistato dall’imprenditore-velista Giuseppe Degennaro.
Per tanti anni lo scafo ha fatto bella mostra di sé nel borgo ligure di Le Grazie, suo porto di stazionamento.

Ancora l’Astra in regata

Hanno molto fascino – almeno per me – queste memorie di un tempo che fu..!

2 Comments

2 Comments

  1. silverio lamonica1

    23 Ottobre 2017 at 00:10

    Da qualche decennio la draga non viene più a Ponza perché, con una disposizione legislativa dello Stato, il materiale asportato con la draga dal fondale marino del porto (sabbia, pietre, oggetti vari) è considerato “rifiuto speciale” che occorre smaltire secondo particolari, costosissime modalità. Non può essere più portato al largo e scaricato, sia pure in profondità abissali: inquinerebbe. Intanto il fondale marino col tempo si riduce, tra un decennio (o anche meno) le navi non potranno più attraccare in banchina e chi vuole prendere il traghetto ormeggiato fuori lo Scoglio Rosso, dovrà raggiungerlo in barca. Efficienza delle leggi italiche.

  2. vincenzo

    23 Ottobre 2017 at 10:45

    Un po’ di storia dell’Astra.

    “……..Ritroviamo le due barche nel dopoguerra in Mediterraneo, dove «Little» Astra» continuò a regatare, mentre lo splendido albero di «Astra» si ruppe e la barca fu armata più comodamente a yawl, dal suo nuovo armatore, il conte Materazzo che la utilizzò solo per navigazioni crocieristiche nel Tirreno con base a Salerno. Scomparso anche questo armatore «Astra» conobbe il suo più tetro declino, abbandonata in un capannone, completamente disarmata e rovinata, sia nello scafo che sulla coperta, dalle intemperie e dall’incuria…….”

    https://www.nautica.it/barche-depoca/astra/

    Caro Franco il porto di Ponza si sta progressivamente insabbiando e negli anni questo problema sta diventando sempre più insostenibile. Molto spesso parliamo della necessità di costruire le scogliere per proteggere la rada dai venti di Levante ed io anche capendone l’importanza per la sicurezza, mi immagino cosa possa succedere ai fondali interni.
    Ho visto cosa è successo solo dopo la costruzione della Banchina Nuova: la spiaggia di S. Antonio è ruotata in senso antiorario nel giro di 6 mesi. Poi dopo l’allungamento della scogliera di Gennarino a Mare: di nuovo la spiaggia di Sant’Antonio ha capovolto la rotazione in senso orario. Quindi anche un cambiamento strutturale interno influisce sul cambio delle correnti che producono fenomeni di insabbiamento importanti e visibili.
    Quindi scavare il porto è necessario e non più rimandabile. Se prima lo Stato lo faceva ordinariamente ora la nostra Amministrazione, non può farsi intimidire da leggi ma cercare le giuste soluzioni anche con l’azione di esperti e con la collaborazione anche economica degli operatori della nautica di Ponza.

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