Ambiente e Natura

Stracquo (12). Gli stracqui dei Sacco

di Sandro Vitiellocustan

 

…Chiedo scusa se abbasso il livello del dibattito ma vi parlerò di quello che la parola “stracquo” significava a casa mia.

Da sempre i ponzesi si sono misurati non tanto col problema del cibo ma sul come cucinarlo.

Nei nostri mari c’è sempre stata abbondanza di pesce e le colline dell’isola, una volta disboscate, hanno prodotto tanti buoni alimenti destinati alla tavola.
In giro però non c’è stata mai abbondanza di legna.

Andarla a “prendere” nei boschi di Zannone – prima dei Casati erano un bene di proprietà dell’amministrazione comunale- era una pratica abbastanza diffusa.
Disboscare anche le punte più impervie dell’isola era una pratica a volte molto pericolosa.
Altrimenti c’era lo stracquo.

Chi aveva una barca, dopo aver pescato, mentra tornava a riva cercava sempre di passare vicino agli scogli e, meglio ancora, in prossimità delle cale e delle spiagge.
Un qualsiasi pezzo di legna veniva recuperato e portato a terra.
Non solo: se ci si allontanava dalla costa si guardava costantemente la superficie del mare per vedere qualche pezzo galleggiare.
Anche perchè, nella bella stagione sotto ai relitti trovavano ombra ’nfanfari, lambughe e cerniole.

Era una fortuna trovare in mare quelle assi che, nei tempi che furono, coprivano le stive delle navi.
Per capirci erano quelle assi si legno lunghe anche diversi metri che portavano all’estremità una protezione in ferro e un “occhiello” che permetteva una facile presa.
Erano comode, queste assi, a ricoprire il palmento, una volta finita la vendemmia, perchè sopra ci si appoggiavano le damigiane piene di vino.

Un altro pezzo pregiato erano i bancali che venivano smontati con grande attenzione.
Le assi trovavano utilizzo nel costruire i cassoni dei palamiti o qualche porta della grotta dei conigli. Manco i chiodi si buttavano.
Gran parte della legna che si raccoglieva veniva ovviamente usata, dopo averla lasciata asciugare, per cucinare.

Oggi è tutto facile …ma provate ad immaginare quanta legna ci vuole per fare un forno di pane ogni settimana? Quant’altra per cucinare due volte al giorno almeno due pentole per volta?
E per l’igiene personale? E per lavare i panni?
Vita dura, insomma.

Eppure ce la facevano.
Bastava prendersi l’abitudine a usare il proprio tempo e le proprie energie in funzione dell’economia domestica.
“Non si torna a casa a mani vuote: anche se vai al mare per farti un bagno nulla ti vieta di portare a casa un pezzo di legno che sicuramente c’era tra gli scogli.”

Ma da dove arrivava tutta questa legna?
Arrivava dalla costa laziale, soprattutto.
Dopo le abbondanti piogge e le conseguenti piene dei fiumi, in mare si trovava di tutto.

Ma le tempeste nelle quali si imbattevano le navi erano un’altra opportunità.
Quante e quante volte il mare si è riempito di ogni ben di dio.
Nei primi anni settanta una nave carica di assi di legno ha perso in mare gran parte del suo carico.
Per giorni e settimane le barche di Ponza, grandi e piccole, hanno smesso di andare a pescare per andare a raccogliere queste assi.

Durante la guerra e dopo lo sbarco di Anzio poi… quello è stato il periodo d’oro.
Contenitori di metallo perfettamente sigillati che portavano “due pezze di lardo” da 15-20 chili.
Rosso d’uovo in polvere, carne – ’a bbiff”- in abbondanza e tanto altro buon cibo si raccoglieva tra i nostri scogli o andando verso la costa di fronte a Ponza.

Sempre verso la fine degli anni sessanta “fuori da Palmarola” abbiamo trovato in acqua una scatola che aveva attaccato incrostazioni  – i ’zicc – lunghe due o tre centimetri.
Sulla parete esterna portava un simbolo dell’esercito americano.
Dentro c’era mezzo chilo di pepe macinato, perfettamente conservato e ancora ricco del suo profumo, che se ne andava a spasso da una ventina d’anni, sul mare.

Si raccoglievano pure i morti e quello non era un bello stracquo.
Gli si dava degna sepoltura, ma le scarpe a loro non servivano più così come quei quattro soldi che portavano in tasca.

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Non ci si arricchiva con queste cose: si sopravviveva.
La gente che vive guardando il mare prende tutto quello che può, dal mare.

 

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