Attualità

Una sola ‘linea’

di Giuseppe Mazzella

Linea di Osvaldo Cavandoli

 .

Uno degli “sport” preferiti da noi Ponzesi è quello di servirsi di altri per “togliersi i sassolini dalle scarpe”.
Uno “sport” che, probabilmente, affonda le sue radici nei duri anni della colonizzazione e nei decenni successivi, quando uno Stato forte e severo, gestito a volte da persone corrotte, non dava ai poveri coloni alcuna possibilità di difesa.

Sono passati secoli, ma questa abitudine sembra essere rimasta.
O ricorrendo alle lettere anonime indirizzate alle Autorità preposte o cavalcando a chiacchiere il don Chisciotte di turno ovviamente in privato, salvo poi sconfessarlo in pubblico.

Questo capita un po’ anche al nostro sito. Che è continuamente strattonato per fargli dire questo o quello.
È bene che su questo punto si faccia ancora una volta chiarezza.

Ponza racconta è e deve restare una opportunità per tutti, una piazza in cui ognuno liberamente e civilmente possa esprimere la propria opinione – laudativa o critica – nei confronti delle gravi questioni che sono sul tappeto.
Siamo sempre stati aperti al confronto, perché solo dal confronto e non dal “silenzio dei non innocenti” può venire del bene alla nostra isola.

Ponza racconta è nata per salvaguardare la nostra identità, valorizzarla, farla conoscere e se possibile amare.
Non emaniamo dogmi, non pensiamo di conoscere le soluzioni ideali per la nostra piccola realtà.
Vogliamo cercarle assieme, fidandoci esclusivamente del buon senso e della buona volontà di tutti.

Ponza racconta – e in questa sta la novità forse sconvolgente per qualcuno – non si pone come obiettivo “la presa del potere”, ma più modestamente invita ad interrogarci sulla nostra storia e le nostre tradizioni, per trovare idee costruttive da promuovere.

Il successo di un’impresa si crea conquistando credibilità.
E la credibilità è dimostrare nei fatti di dire e fare la stessa cosa e non di pensare ad altro, perseguendo fini diversi.

Quando ci viene rimproverato di non avere una linea editoriale, quasi fossimo un “potere”, ci viene rimproverato in effetti di non essere al servizio di una parte. Noi siamo, invece, al servizio dei nostri concittadini senza mete segrete o altre.
La nostra linea editoriale è la civile espressione delle diverse visioni, cercando di trovare tutti assieme quella condivisa.

Ponza racconta non è un’arma impropria per tutelare interessi di parte o spingere gli isolani in una certa direzione.
Restiamo attenti e critici, convinti che le idee buone alla lunga daranno buoni frutti.

 

Un organo di informazione è veramente tale, nel senso più nobile del termine, quando è libero da condizionamenti diretti, economici e politici.
Ripeto: noi non abbiamo dogmi da imporre a nessuno. Seguiamo l’attualità cercando di individuare le possibili scelte giuste da offrire ai nostri lettori.
Noi vogliamo sollecitare le coscienze per un cambiamento di mentalità, non abbiamo l’ardire e l’arroganza di educarle.

Nonostante le oggettive difficoltà del momento, ho fiducia nella intelligenza dei Ponzesi che sapranno trovare la via giusta per risolvere i tanti problemi di cui soffriamo.
A noi di Ponza racconta l’orgoglio di poter contribuire a questo processo virtuoso.

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Nota
In copertina, vignette da ‘La Linea’ di Osvaldo Cavandoli (1920-2007)

 

2 Comments

2 Comments

  1. Biagio Vitiello

    14 Ottobre 2013 at 21:49

    Condivido tutto ciò che ha scritto, in quest’articolo, Giuseppe

  2. vincenzo

    15 Ottobre 2013 at 16:28

    LA LINEA D’OMBRA di JOVANOTTI

    La linea d’ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo
    mi offrono un incarico di responsabilità portare questa nave verso una rotta che nessuno sa
    è la mia età a mezz’aria in questa condizione di stabilità precaria
    ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos’è la nostalgia la commozione
    nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone
    è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c’è da fare e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare.
    Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante
    il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto
    di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia natura?
    La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio “la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione” arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto
    e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l’astrologia che mi racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare.
    Mi offrono un incarico di responsabilità non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare
    portato questo carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone
    mi offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l’ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione.

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