Di Monaco Salvatore

La Lanterna della punta del molo

di Salvatore Di Monaco
1.Lanternino completa.2 copia

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Ogni volta che torno a Ponza, col traghetto o con l’aliscafo, la prima struttura che mi viene incontro e mi saluta è la Lanterna della punta del molo.
La sua piccola torre dal colore rosso pompeiano ha per me un significato particolare e mi riporta ad altri tempi, perché nei locali sotto la torre è nato ed ha vissuto la primissima giovinezza mio padre Ferdinando.

La lanterna della punta del molo. Antica foto copia

La lanterna della punta del molo. Antica foto

Dai suoi racconti ho saputo che quei locali, di proprietà della mamma, Maria Candida e del padre Giuseppe, erano adibiti ad alloggio, ed una stanza – sul molo, molto trafficato allora, dove attraccava il piroscafo e vari natanti importanti che arrivavano a Ponza portando derrate e persone – era attrezzata a negozio. Vendeva di generi di prima necessità e lo gestiva mia nonna Maria Candida aiutata dalla figlia Mamena.
I generi che allora si vendevano di più erano le paste secche lunghe, principalmente, spaghetti e maccheroni “ziti” – confezionati in pacchi di circa cinque chili nella carta caratteristica blu o celeste scuro con la dicitura “Bella Napoli” – lo zucchero ed il caffè che arrivava contenuto in sacchetti ed era il famoso ‘caracolito’ non tostato.
Il caffè veniva quindi tostato nella bottega stessa con i mezzi artigianali di allora – parlo dei primi anni del novecento. Quando avveniva questa operazione, diceva mio padre, il tutto il porto si riempiva del fumo fragrante di caffè.

Altro genere in vendita nella botteguccia era il sapone che arrivava in pani e che veniva tagliato in pezzi di 200 grammi. Il sapone serviva principalmente per lavarsi, ma anche per farsi lo sciampo e persino per pulirsi i denti.
Per il bucato si usava la “liscivia” naturale di cui una delle componenti era la cenere ottenuta dagli sterpi bruciati.
I generi in vendita erano limitati in quanto a Ponza gli strati sociali erano composti principalmente da contadini e pescatori che barattavano tra loro i prodotti ottenuti dalle loro produzioni.
Mio nonno Giuseppe era anche proprietario di un bragozzo a vela col quale periodicamente si recava a Gaeta dove acquistava i generi necessari al rifornimento della bottega.

Un bel giorno – o un brutto giorno – mio nonno decise di trasferirsi ad Olbia, allora Terranova Pausania, dove già risiedevano i suoi tre figli con le famiglie, che avevano avviato un’ attività industriale; con mia nonna e zia Mamena lasciò i locali dove aveva vissuto per tanti anni e così la “Lanterna” cessò di illuminare la serena vita della famiglia Di Monaco in Ponza.

Lanternino dall'alto e caletta

La Lanterna della punta del molo dall’alto e la spiaggia della caletta

Molo. Senza Lanternino

I locali, subito dopo il trasferimento restarono chiusi per un po’ di tempo; poi, durante la guerra, furono requisiti dalla sezione “Fari e fanali” del ministero dell’allora Marina Mercantile e furono adibiti quali magazzini per le strutture necessarie al funzionamento della “Lanterna”.

Dopo la guerra, i locali furono affittati ed adibiti come deposito di reti ed attrezzature per la pesca. Alla scomparsa dei miei genitori, quali eredi dei locali suindicati, negli anni novanta, i suddetti furono venduti dai miei fratelli a persone del luogo.
Ora nelle stanze che ancora custodiscono, nella mia memoria, la storia della mia famiglia di origine, ci sono no un bar ed una pizzeria.

Ponza punta del molo. OK

La lanterna. Festa di S. Silverio

Sopra: i locali sotto la Lanterna già adibiti a bar e pizzeria negli anni ’70; (sotto): una festa di S. Silverio di quegli anni con la Lanterna della punta del molo sullo sfondo

Quando riparto da Ponza e vedo allontanarsi, dal traghetto, la cara mole della lanterna, sento una stretta al cuore e penso con tanta nostalgia alle care persone che tanto ho amato e che sempre rimangono nella mia memoria e nel mio cuore.
Ciao lanterna, ciao amata Ponza.

Lanternino antica. Dalla salita della Chiesa

Molo e lanterna antica foto presa dalla salita della Chiesa

Lanternino da Mamozio

Molo e lanterna visti da ‘bascio Mamozio’

2 Comments

2 Comments

  1. giancarlo giupponi

    22 Settembre 2013 at 13:12

    Il giorno che avrò il piacere di arrivare a Ponza via mare ricorderò questo interessante articolo ricco di ricordi e testimonianze fotografiche. La Lanterna della punta del molo è tra i luoghi a Ponza che più mi hanno colpito la prima volta che visitai l’isola. Conoscere il passato di questo luogo attraverso il racconto di Salvatore Di Monaco mi ha fatto apprezzare ancora di più Ponza e la sua storia. Grazie

  2. polina ambrosino

    22 Settembre 2013 at 14:51

    Struggente storia, questa del Sig. Di Monaco. Ho sempre pensato che quei locali venissero gestiti dalla Marina Militare – zona fari, mai avrei pensato che in realtà appartenessero a privati cittadini. Peccato per la famiglia Di Monaco non averli più…
    Il luogo è davvero una cartolina, è il nostro benvenuto a chi arriva all’isola, ponzese o forestiero, come si è sempre detto qui.
    Per noi è IL LANTERNINO. Luogo proibito, per generazioni, ai giovanissimi, in particolare alle giovanissime, a cui era vietato salirci. I genitori della “vecchia guardia” pensavano che la sua struttura soprastante, fatta a blocchi e cunicoli, fosse la più adeguata a combinare pasticci di ogni genere e a creare proibite intimità. Guai ad andarci… ma si sa: più si proibisce e peggio è, quindi dagli anni ’70 in poi il Lanternino è stato spettatore di amori, risate, canzoni in compagnia, di serate culturali, di giochi a nascondino dei bambini…
    Quando il postale attraccava al Molo Musco e arrivava la sera, il Lanternino era pieno di gente che aspettava per vedere chi e cosa arrivasse. Era un punto di incontro.
    Ora che i Ponzesi che vivono stabilmente sull’isola si sono ridotti a poche anime, anche il Lanternino è più solo. La sua magia, però, è sempre la stessa, e tale resterà.

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