Ambiente e Natura

Ponza nel cuore

di Salvatore Di Monaco

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Sono nato a Ponza e precisamente nel rione Sant’Antonio, nel lontano 1929.
La mia casa aveva di fronte la bellissima spiaggia e nel retro la “padura”, i curatissimi orti di anni fa.
Sin dalla primissima infanzia ho assaporato e goduto della brezza marina che mi portava i suoi effluvi ed il canto eterno delle acque che si infrangevano sulla spiaggia; ed inoltre gli odori degli orti, sopra tutti il profumo dell’origano e del basilico.
Una prima infanzia felice nella magia della mia isola natale.

Salvatore Di Monaco con la nonna S. Antonio. 1930 circa
Una mia foto con la nonna paterna, a Sant’Antonio. 1930 circa. All’epoca non c’era ancora la banchina, dalla Punta Bianca a Sant’Antonio

Avevo circa 4 anni quando mio padre trasferì la famiglia ad Olbia in Sardegna – allora Terranova Pausania – dove aveva avviato una attività industriale insieme ai fratelli; destino della maggior parte dei giovani ponzesi di quei tempi, costretti ad emigrare  per il sostentamento della famiglia.

In Terranova era consolidata una numerosa colonia ponzese: i Colonna, Aversano, Balzano, Cristo, Monaco… i Mazzella, i Piro… Tutti affermati imprenditori o commercianti con nel cuore e nella mente il ricordo dell’isola natìa.
Continuavano così le tradizioni e i sistemi di vita di Ponza.

Mamma Marietta copia

Mamma Marietta da giovane

Mancava a quel tempo qualcuno e qualcosa in cui potessero riconoscersi e collegarsi maggiormente. L’occasione fu data dall’arrivo a Terranova del simulacro di San Silverio il veneratissimo patrono dei ponzesi.
A Ponza avevano deciso di rinnovare la statua del Santo, così mio padre con altri amici si fecero dare il vecchio simulacro, e con l’aiuto e la disponibilità di un caro amico – Onorato, nonno degli attuali armatori – si trasportò la statua del Santo da Ponza a Terranova tramite un bastimento a vela e motore dello stesso Onorato, che faceva la spola con la Sardegna commerciando in formaggi.
L’arrivo di San Silverio fu una grande festa per i ponzesi e un avvenimento religioso non indifferente che arrivava al culmine nella festa del Santo il 20 giugno con grandi festeggiamenti che si protraevano per giorni.
Successivamente la colonia ponzese fece costruire un sontuosa cappella ed altare nella chiesa parrocchiale di Olbia che ospita a tutt’oggi il venerato simulacro.

La cappelletta dedicata a San Silverio nella Chiesa parrocchiale di Olbia

La cappelletta dedicata a San Silverio nella Chiesa parrocchiale di Olbia

Il collegamento con Ponza non finisce qui. Mamma non perdeva occasione, particolarmente per la festa del Santo, di imbarcarsi sui velieri che partivano per l’isola e con i figli andava a visitare “sopra i Conti” i genitori, i tanti fratelli e l’amata sorella.
Nei miei ricordi, quante belle mattinate passate tra i filari dei vigneti dei nonni e quante ‘scarpinate’ sino alle Forna per visitare i parenti della nonna!

Mamma con Francesco 1966. Prima Comunione. Chiesa di Olbia

Foto di mamma con mio fratello Francesco il giorno della sua prima comunione (anno 1966) davanti all’altare dedicato a San Silverio nella Chiesa di Olbia

Nel subito dopoguerra fui colpito dalla malaria che allora imperversava in Sardegna. Rimedi pochi:‘Chinino di Stato’ che faceva diventare gialli coloro che lo usavano, o cambiamento d’aria.
I miei genitori optarono per la cura più drastica e mi mandarono a Ponza dai nonni. Fui preso sotto l’amorosa cura di mia zia Carmelina, e la cura ebbe esito positivo.
Quanti ricordi di quella ‘vacanza’… Quello che più mi è rimasto nella mente è la discesa verso la spiaggia di Frontone, allora deserta, in compagnia dello zio preferito: zio Michele. Che piacere immergersi in quelle pure acque e che soddisfazione raccogliere frutti di mare, allora abbondanti, lungo il bagnasciuga della bellissima spiaggia.
Da adulto, intrapresa la carriera militare, passai un periodo di tempo presso la scuola nautica della Guardia di Finanza di Gaeta per addestramento al comando.

Approfittavo di qualche giorno di permesso o piccola licenza per correre a Ponza: un saluto ed un abbraccio alla cara zia Carmelina e le cugine al rione Sant’Antonio e quindi su ai “Conti” per abbracciare la nonna e gli zii.

Per un lungo periodo che le vicissitudini della vita mi hanno tenuto lontano da Ponza, mi collegavo periodicamente via telefono con zia Carmelina e le cugine che vivevano lì, però il mio pensiero costante era sempre Ponza.

Andato in congedo Ponza mi ha richiamato, con la complicità dei parenti  che mi hanno aperto le braccia e spalancato la porta della loro casa; così sono ritornato a rivedere l’isola tanto cara, particolarmente in occasione della festa di San Silverio.
Poiché era mio forte desiderio far godere delle bellezze di Ponza anche a parenti ed amici sono venuto alla mia isola sempre con mia moglie ed insieme con persone alle quali mi legavano sentimenti di stima ed affetto. Che soddisfazione partecipare della loro gioia per tanta bellezza e sentire la loro gratitudine!
Il giro dell’isola in barca con loro è stata sempre l’apoteosi delle nostre visite a Ponza.

Pure quest’anno, alla fine di agosto, pur nella mia non verde età, ho voluto ritornare alla mia isola natìa con mia moglie e due carissimi amici: moglie e marito che sono venuti insieme al loro figlio.
Io attualmente risiedo nell’isola di Sant’Antioco, che ha delle affinità con la nostra Ponza: falesie a picco sul mare, belle spiagge, straordinarie insenature e due agglomerati urbani: Sant’Antioco e Calasetta.

Dicevo dei cari amici che sono venuti con me…
Hanno voluto visitare Ponza e godere appieno della sua magia: oltre al giro dell’isola in barca hanno potuto ammirare lo straordinario tramonto che si vede dal belvedere (prospiciente la straordinaria) sopra “Chiaia di Luna” – purtroppo attualmente la spiaggia è chiusa al pubblico per ragioni di sicurezza -; sono voluti andare, sempre a piedi, sopra “la Madonna” dove è situato il cimitero dell’isola per avere un colpo d’occhio sul paesaggio dall’alto…

La spiaggia di Chiaia di Luna dal belvedere

La spiaggia di Chiaia di Luna dal belvedere

Hanno girato in lungo e largo l’isola: tutti i rioni dell’isola, da ‘i Conti’ a ‘le Forna’.
Hanno goduto appieno delle bellezze della nostra isola, mi hanno ringraziato per avere fatto conoscere loro i miei parenti sull’isola e infine hanno esclamato: – Questa è proprio l’isola magica di Circe, l’isola dell’oblio, dove si dimenticano gli affanni e le contrarietà della vita quotidiana”.

Posso dire che Ponza è rimasta loro nella mente e nel cuore e, durante il viaggio di ritorno, hanno espresso il forte desiderio di ritornare…
Ponza è così!  È un sentimento forte che ti prende e non ti lascia più!
Grazie isola amata!

 

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