Attualità

Quo usque tandem Piero abutere patientia nostra?

di Francesco Ferraiuolo

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Pubblichiamo l’articolo inviatoci da  Francesco Ferraiuolo in risposta a quello del sindaco Vigorelli sul consiglio comunale del 1^ agosto avente per oggetto la mozione: “Impegni per lo sviluppo di Le Forna”.
la Redazione

Di Vigorelli una volta dissi: “l’uomo è fatto così: non ama che gli si oppongano proposte o punti di vista diversi e reagisce male”.
Che questa volta io l’abbia colpito su un nervo scoperto?

Certo è che, rispetto alla motivazione posta a fondamento del mio voto contrario alla cosiddetta “Mozione Le Forna”, discussa nel consiglio comunale dello scorso primo agosto, ha avuto una reazione scomposta a tal punto da arrivare a fare un gratuito apprezzamento sulla mia persona, del tutto fuori luogo e infondato, con una maleducazione che si commenta da sé.

Com’è nel mio stile, non mi adombro, se non raramente, giacché conosco le debolezze umane e le commisero.

Non sono l’unico ad aver avuto un simile trattamento e, per quanto mi riguarda, se ciò serve a farlo sentire meglio, gli offro anche l’altra guancia.

Però, non posso non notare che la strada di Vigorelli, come ho avuto già modo di considerare, è costellata di insolenze verbali al punto che sta sorgendo la necessità di approfondire quanto siano discutibili e censurabili tali comportamenti sotto il profilo istituzionale (in quanto Sindaco) e della buona creanza.

Tante volte ho commesso degli sbagli ma, siccome non sono uno stupido, spesso, riconoscendoli, ho cambiato opinione e mi sono emendato; consiglio a Vigorelli di fare altrettanto, almeno sotto il profilo del rispetto per le persone.

Quanto al mio “interventino”, che Vigorelli, dalla sua alta opinione di sé, secondo la nota metafora del Marchese del Grillo, si è peritato di giudicare in maniera dispregiativa, esprimo il mio rammarico di non riuscire a rendermi a lui gradito, ma non sono affari miei; non appartengo alla cerchia dei suoi vassalli acritici e plaudenti!

Sono stato sempre una persona con la schiena dritta, a cui nessuno ha mai messo un bavaglio e capace di intervenire con rigore su ciò che reputo giusto, che sia condiviso o meno.

Vigorelli sbaglia quando dice che sto invecchiando male perché il passare del tempo, invece, mi ha rafforzato proprio nelle suddette qualità: se ne faccia una ragione!

Naturalmente, si impone che, per la opportuna trasparenza, io renda noto il testo di quanto ho detto in consiglio comunale circa la “Mozione Le Forna” affinché la pubblica opinione possa avere un quadro completo dei fatti e giudicare.
Eccolo:

Intervento del Consigliere Comunale Francesco Ferraiuolo nel corso del Consiglio Comunale del 01 agosto 2013 in merito al punto all’o.d.g. “Mozione Le Forna”.

Cesare Maccari. Cicerone denuncia Catilina (1889). Affresco a Palazzo Madama

Sig. Sindaco, come si ricorderà, io e d il collega Balzano presentammo, di nostra iniziativa, una proposta di deliberazione che venne discussa nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 13 aprile 2013 in merito al punto all’o.d.g. “Centrale elettrica di Le Forna”.

Dopo ampia ed articolata discussione, si convenne, su sua insistente richiesta, di rinviare la trattazione del suddetto argomento in una successiva seduta del Consiglio Comunale da tenersi ai primi di giugno dell’anno in corso.

Peraltro, all’albo pretorio, compreso quello on line, non risulta traccia del resoconto di quel punto, che pure fu oggetto di numerosi ed interessanti interventi, alla presenza di un folto pubblico altamente attratto dalla questione dello spostamento della centrale elettrica da Le Forna.

Infatti, all’albo on line, il citato punto all’o.d.g. risulta semplicemente ritirato; non è così in quanto la discussione si concluse con una decisione di rinvio.

E tuttavia, seppure la proposta di deliberazione fosse stata ritirata da noi consiglieri di minoranza, ciò non avrebbe potuto esimere l’amministrazione di dare giusta contezza alla pubblica conoscenza di quanto avvenuto nel corso della trattazione del punto in questione, quanto meno per un elementare dovere di trasparenza, come è stato per altri analoghi casi, anche della corrente consiliatura.

Siamo arrivati ad agosto; del punto rinviato nemmeno l’ombra!

Eppure, quella proposta di deliberazione concernente lo spostamento della centrale elettrica a Monte Pagliaro andava correttamente ripresa e conclusa con una votazione per confermare alcuni inderogabili principi e, se del caso, dopo avere concordato l’armonizzazione del dispositivo alla luce di alcuni atti nelle more intervenuti sul caso di che trattasi.

Oggi, invece, ci vediamo propinare dalla maggioranza, evidentemente colta da una improvvisa folgorazione, una “mozione Le Forna”: una sorta di pot-pourri ripetitivo di cose, più o meno, già dette da tutti i candidati nella scorsa campagna elettorale.

Qualcuno ha detto: i soliti annunci, di cui siamo stanchi; il solito stratagemma per fare, poi, un bel articolo di stampa propagandistico, ad usum delphini, da pubblicare sui media per esaltare la bontà di questa maggioranza.

Io non sono d’accordo con questa impostazione; non sono un pivello, credo di avere una lunga e buona esperienza amministrativa e politica per rimanere abbindolato da manovre che chi le pone in essere pensa siano intelligenti ma che, invece, finiscono per offendere l’intelligenza altrui.

Non mi sfugge che la presentazione della mozione serve a sviare la discussione della proposta di deliberazione presentata da noi consiglieri di minoranza giacché nella stessa viene trattata la questione dello spostamento della centrale elettrica; così come non mi sfugge, nell’accorata serenata espressa dalla mozione medesima, avanzata per esprimere intenti come risolvere i problemi di Le Forna per rilanciarne lo sviluppo socio-economico, una nota di timbro diverso ma confusa tra le altre, messa lì quasi con nonchalance, fatta passare come “Piano integrato di Cala Cecata”.

Ora,  far passare, sic et simpliciter, attraverso una semplice mozione proposta al Consiglio Comunale tesa ad indirizzare la politica della giunta in carica (che, badate, non si è sostanziata in altri casi come, per esempio, nella scelta delle opere pubbliche per le quali sono stati chiesti recentemente i finanziamenti regionali), una transazione tra il Comune ed una società privata (seppure a risarcimento di espropri nel passato effettuati per la costruzione di opere pubbliche) espressa in un piano che investe aspetti molto complessi e facenti capo a categorie giuridiche poste su piani diversi e, probabilmente, non concilianti tra di loro, mi pare veramente troppo.

Anche se qui la pillola è stata indorata con la previsione della realizzazione delle aree di verde attrezzato, del campo da tennis, della discesa a mare a Cala Cecata con relativa balneabilità, dei parcheggi privati e pubblici, dell’impianto di depurazione, ecc., per carità tutte cose interessanti, il metodo ed il merito, a mio avviso, sono sbagliati e non risolvono i problemi che sono in campo, anzi li complicano.

Perché il problema da cui non si può sfuggire consiste nel fatto che il P.R.G. rimanda opportunamente la previsione urbanistica dell’intera zona relativa al comparto 13 (sedime ex miniera SAMIP), di cui fa parte anche la porzione di area interessata dall’annunciato Piano integrato di Cala Cecata, ad un ulteriore atto del Consiglio Comunale che approvi un apposito progetto plano-volumetrico, recante una visione unitaria delle opere da realizzare, dove l’edificazione sarà subordinata all’approvazione di un piano particolareggiato o di lottizzazione e alla ristrutturazione geomorfologica dei terreni, nonché al ripristino della vegetazione;

Quello che ho appena fatto presente, io ed il collega Balzano lo avevamo sollecitato nella proposta di deliberazione discussa nel corso della seduta del Consiglio Comunale del 13 aprile 2013 in merito al punto all’o.d.g. “Centrale elettrica di Le Forna”, poi, come detto, rinviato.

Infatti, al primo punto del dispositivo di quella proposta di deliberazione, noi proponevamo di “demandare al Sindaco di esaminare la possibilità di porre in essere, a breve termine, la procedura per dare attuazione all’art. 22 delle N.T.A del P.R.G. vigente relativo alla zona “C4” (riferimento zona comparto 13 ex miniera SAMIP) per addivenire alla sua riqualificazione tenuto conto della deliberazione della Giunta Regionale n. 2251 del 03/05/1983, nel contempo procedendo anche all’adeguamento alla situazione attuale dello stesso P.R.G. dato che sono trascorsi ormai trent’anni dalla sua approvazione definitiva”.

Per l’aggiornamento del P.R.G. c’è stato un modesto finanziamento regionale e qualcosa si è mosso; ci attendiamo, ora, che si metta mano a dare attuazione anche all’art. 22 delle N.T.A. del P.R.G. vigente relativo alla riqualificazione dell’intero comparto ex minerario, perché solo quella è la strada maestra da seguire per il vero rilancio di Le Forna.

Io, personalmente, a quella strada legittima e corretta intendo attenermi tenendo conto che nella procedura dovranno tenersi in considerazione anche tutte le osservazioni che verranno dalle realtà associative e dai cittadini presenti sul territorio.

Pertanto, annuncio il mio voto contrario alla mozione in discussione.

Francesco Ferraiuolo

2 Comments

2 Comments

  1. Piero Vigorelli

    4 Agosto 2013 at 19:48

    Replica a Ferraiuolo
    di Piero Vigorelli

    Prendo in prestito Nanni Moretti: – Mi si nota di più se replico a Ferraiuolo o se non lo faccio?

    Non l’ho fatto in quel Consiglio Comunale delle sue tante brutte figure, compresa la severa reprimenda che si è beccato dalla Segretaria Comunale per le sue accuse sulla non trasparenza dell’Albo Pretorio contenute nel suo compitino scritto.

    Ci vuole pazienza ad ascoltare la lettura biascicata dei suoi testi e ancora più pazienza nel trattenere la voglia di rispondere. Ci riesco. E’ un fioretto.

    Ma scusate: la maggioranza propone una mozione, cioè di solennizzare con un voto del Consiglio una serie di impegni che devono essere rispettati. Propone di metterli nero su bianco e quindi di metterci la faccia. Propone una sorta di contratto con la gente di Le Forna e con tutta Ponza.

    E lui che fa? Tace sugli impegni, non li giudica né ne propone altri e fa una tiritera di accuse che crede intelligenti e spiritose. Parla di serenate, minestroni (in francese: pot pourri), di libri dei sogni, vaneggia sul piano regolatore, cambia discorso, non entra nel merito, accusa l’Amministrazione di propinare stratagemmi, di improvvise folgorazioni…

    Ferraiuolo si vanta del suo passato di amministratore: è stato sindaco, è stato consigliere provinciale… Una decina e più di anni con il bastone del comando.

    E lui che cosa ha fatto per Le Forna? Ha forse realizzato il porto turistico? Ha impresso un potente sviluppo dell’edilizia fornese? Uno sviluppo del turismo a Le Forna? Ha forse riqualificato l’area dell’ex miniera? Ha cambiato il Piano Regolatore? Ha migliorato i trasporti locali? Ha fatto funzionare il depuratore? Ha eliminato le discariche abusive? Ha bonificato l’area mineraria dagli olii esausti? Ha regolarizzato noleggi e pontili a Cala Feola? Ha eliminato la centrale di Giancos? Ne ha costruita una nuova e ecologicamente sana?

    Si puo’ sapere cosa ha fatto in quei dieci e piu’ anni per Le Forna? Antonio Balzano si e’ dato da fare per Le Forna e qualcosa ha portato a casa. Ma Ferraiuolo?

    Come si permette di salire in cattedra costui? E come si permette di dare lezioni di efficacia a chi è in carica da un solo anno e deve riparare anche i danni della sua gestione più che decennale? Come fa a non vergognarsi di quello che dice o scribacchia?

    Capisco la sua rabbia e il suo mal di fegato: ha perso per pochi voti. Ma ha perso. E sta perdendo anche i suoi compagni di lista. Lui con il suo blasone di antico amministratore, ha perso contro un forestiero. Difficile da digerire. Lo comprendo.

    Pensate tuttavia cosa sarebbe stato a parti rovesciate: con Ferraiuolo sindaco, Vigorelli cosa avrebbe fatto? Con grande serenità avrebbe continuato a fare il turista e il pescatore.

    Ma pensate anche cosa sarebbe Ponza con Ferraiuolo sindaco. C’è da rabbrividire, solo a immaginarlo. Pensate a Ferraiuolo sindaco alle prese con il Pai, con la De Vizia, con la Sep, con i pontili, con i decreti ingiuntivi, con il bilancio del Comune, con gli abusi e gli illeciti, con la sputtanata generale che Ponza ha subito per le malefatte della precedente amministrazione.

    Cosa avrebbe fatto Ferraiuolo sindaco, lo immagino perfettamente. Del resto Ferraiuolo è più bello che intelligente, come dice Vittorio Sgarbi di Rosy Bindi.

  2. Francesco Ferraiuolo

    7 Agosto 2013 at 02:26

    Non c’è niente da fare; rieccolo, nervoso e sguaiato come sempre!
    Gli avevo porto l’altra guancia; non ha mancato di colpirla: spero che, almeno, gli abbia fatto bene!
    Mi hanno detto che sta trascorrendo le vacanze in un luogo di montagna; se ciò è vero, gli auguro tanto riposo, che ne ha molto bisogno.
    Da quelle parti vi sono parecchi laghetti alpestri; ne potrebbe scegliere uno per potersi rimirare, a mo’ di Narciso, talché dalla sua immagine poter trarre anche per sé il suo grado di intelligenza secondo il metodo di Sgarbi evocato per me e Rosy Bindi.
    Ma ha ragione la Redazione di Ponza racconta quando, nell’articolo dal titolo “Le polemiche personali sul sito” apparso il 6 u.s., dice che ai lettori interessano le questioni di merito.
    Cercherò, pertanto, di sviluppare qualche considerazione in tal senso a ciò che mi è stato attribuito nel suo scritto.

    L’attuale segretaria comunale è una persona gentilissima e squisita e, per il suo ruolo, in consiglio comunale non fa reprimende a nessuno; se chiamata in causa, esprime dei chiarimenti.
    Lo ha fatto con me nello scorso consiglio comunale; lo ha fatto con il sindaco in un precedente consiglio comunale.
    Nel caso specifico, la segretaria ha voluto chiarirmi che non aveva dato corso alla pubblicazione di quell’atto consiliare nell’albo pretorio on line in quanto formalmente risultante ritirato.
    Ciò, per aver io sostenuto che, tuttavia, trattavasi sostanzialmente di rinvio in quanto nella verbalizzazione a brogliaccio della stessa segretaria risultava che l’atto veniva ritirato per essere ridiscusso ai primi del trascorso giugno.
    Comunque, al di là della formalità, non esiste nessuna legge che vieta all’amministrazione, nella propria autonomia, di pubblicare il resoconto di atti del consiglio comunale ancorché per i quali non sia intervenuta una votazione conclusiva, quantomeno per un elementare dovere di trasparenza e di informazione.
    Si poteva fare sul sito ufficiale del Comune; si poteva fare sull’albo pretorio on line come hanno fatto i due precedenti segretari comunali.
    Al riguardo, mi sono fatto carico di esibire alla segretaria comunale, il giorno dopo, in un cordialissimo incontro avuto con la stessa, copia di atti del consiglio comunale ritirati o terminati senza votazione esposti all’albo pretorio on line; tali atti sono precisamente il n. 10 ed il n. 12 del 28/06/2012 nonché il n. 15 del 19/09/2012.

    Della mozione/comunicato informativo volutamente ho mirato sul punto che mi sembrava quello più importante perché non vi è alcun dubbio che il vero sviluppo e rilancio di Le Forna si avrà a partire dalla riqualificazione dell’intero comparto ex minerario in una visione unitaria e d’insieme, abbinata al porto di Cala dell’acqua.
    E, questo non potrà avvenire, a mio modesto avviso, se non si metterà in campo una previsione urbanistica ad hoc per quella zona, come, d’altronde, previsto nelle apposite norme tecniche di attuazione del P.R.G., magari attraverso un concorso internazionale di idee.
    Con questo non ho inteso sminuire o ignorare l’importanza degli altri problemi e su questo punto nessuno potrà dire alcunché perché la mia attenzione e la mia considerazione per tutte le situazioni problematiche di Le Forna sono codificate nel mio programma amministrativo presentato nell’ultima campagna elettorale per le elezioni comunali.
    E, se vogliamo, quello è il vero contratto con gli elettori che si rende solenne, una volta vinte le elezioni, nella prima adunanza del consiglio comunale con le dichiarazioni programmatiche del sindaco eletto.
    Per quanto mi riguarda, per quello che sarà possibile e con la disponibilità a trovare punti di convergenza con l’attuale maggioranza, a quel mio programma, in cui credo, farò sempre riferimento e da esso trarrò sempre ispirazione nella mia attività di consigliere d’opposizione, perché è su quel programma e sui tanti problemi in campo (PAI, PUA, De Vizia, SEP, pontili, bilancio comunale, ecc. ampiamente dibattuti nella campagna elettorale), che la gente ha immaginato che potessi ben fare e mi ha dato il voto, nella misura sostanzialmente pari a quella del sindaco in carica.
    Ma quello è un momento passato e l’immaginazione non c’entra più; anzi, per la verità, sarebbe un vano esercizio di masturbazione mentale;
    Oggi è un altro tempo in cui, concretamente, s’impone di seguire con attenzione le scelte che vengono operate da chi ha avuto l’onore e l’onere di gestire il Comune perché da esse dipendono le sorti del paese; una scelta importante che se non ben ponderata e condivisa con la popolazione può portare ad effetti letali e devastanti.
    Ed io, come cittadino nativo e residente nonché, a maggior ragione, come consigliere di minoranza, non intendo sottrarmi al mio compito di proposta, di controllo e di sindacato ispettivo, fosse anche l’uomo della provvidenza a stare al comando dell’isola, come so fare e con tutti i miei difetti, che al contrario di altri, me li riconosco tutti; e ciò, piaccia o non piaccia.

    Quanto alla domanda circa il mio passato impegno per Le Forna, fermo restando che alcuni problemi citati non sono contestualizzabili in quel periodo tenendo presente che sono cessato dalla carica di sindaco agli inizi di giugno 1993, ormai più di venti anni fa, rispondo:
    1) Il P.R.G. vigente, adottato nel 1977 dalla giunta del compianto Mario Vitiello, è stato approvato definitivamente dalla Regione Lazio nel 1983, nel corso della vigenza del mio mandato sindacale; a quel piano regolatore ho dato il mio contributo dapprima come segretario politico di partito con la presentazione di un corposo documento, frutto di approfondito studio fatto con i miei collaboratori, recante numerose osservazioni, molte delle quali furono apprezzate ed accolte dall’allora maggioranza. Successivamente, me ne sono occupato come sindaco subentrante a Mario Vitiello portando avanti, con una continua azione di impulso alla Regione e di concerto con la stessa, tutti i necessari atti d’istruttoria che si conclusero con l’approvazione delle opportune modifiche finali, rispetto al testo adottato, da parte del consiglio comunale da me presieduto. Dopodiché, il P.R.G. fu approvato in via definitiva dalla Regione Lazio nel testo tuttora vigente.
    2) Premesso che il Comune di Ponza è divenuto proprietario della ex zona mineraria nell’autunno del 1993 e che, evidentemente, tale circostanza indica che nulla si poteva fare concretamente in precedenza in termini di riqualificazione di quell’area, io, quale sindaco, a quel tempo, mi mossi su due direttive per favorire lo sviluppo socio economico di Le Forna:
    a) Detti luogo, con fondi richiesti e concessi dalla Comunità Europea, ad un importante studio di fattibilità per un progetto di tutela ambientale e di sviluppo socio-economico della nostra isola, una parte del quale era dedicato proprio alla riqualificazione dell’intera area dell’ex miniera ed alla realizzazione del porto turistico a cala dell’acqua; come si sa, detto studio aveva lo scopo di dotare l’Amministrazione di uno strumento di programmazione degli interventi in una visione coordinata e globale, realizzato con metodo razionale e scientifico, nonché propedeutico all’ottenimento di finanziamenti europei, nazionali e regionali; nel caso dell’ex zona mineraria, poi, dallo studio si potevano ricavare gli elementi da porre come base per l’espletamento di un concorso di idee internazionale finalizzato al risanamento ed alla riqualificazione dell’intero comparto 13 (sedime ex miniera SAMIP), da addivenirsi attraverso la formalizzazione della previsione urbanistica di cui all’art. 22 delle norme tecniche di attuazione del P.R.G., concernente la zona in parola. La mia uscita dall’Amministrazione avvenuta nella primavera del 1993 determinò, purtroppo, anche l’arresto del prosieguo del predetto progetto.
    b) Contemporaneamente, diedi luogo alla procedura per addivenire all’acquisizione dell’ex zona mineraria al patrimonio comunale. Gli atti che misi in essere (decreto di occupazione d’urgenza della miniera, ordinanza a tutela della pubblica incolumità, causa innanzi al tribunale civile di Roma per il risarcimento del danno ambientale, acquisizione della concessione da parte della Regione Lazio della somma di lire 2 miliardi per l’acquisto dell’area ex samip) fecero andare per ben due volte deserta l’asta e costrinsero il curatore fallimentare a vendere l’area mineraria al comune di Ponza. Come detto, cessai dalla mia carica di sindaco nel giugno del 1993; l’ultimo atto che feci, acquisita l’intervenuta volontà da parte del curatore di voler vendere al comune di Ponza l’area mineraria per la somma pari a quella concessa dalla regione (2 miliardi di lire), previa la rinuncia da parte comunale di tutto il contenzioso pendente con la curatela fallimentare, fu quella di dare incarico all’avv. Cigliano di Roma di preparare tutti gli atti occorrenti per la cessione della proprietà mineraria al nostro comune. Dopo qualche mese dalla cessazione del mio incarico, in autunno, Balzano, che mi successe nella funzione di sindaco, firmò il contratto di vendita dell’area mineraria al comune di Ponza.

    Perché feci di tutto, riuscendovi, per acquisire il territorio minerario al nostro comune?
    Per tre ragioni:
    – per far ritornare ai ponzesi quello che la miniera aveva espropriato ai ponzesi;
    – per evitare che la miniera cadesse in mano a gente di malaffare;
    – perché l’area della miniera riconvertita ad attività turistiche, sportive e ricreative divenisse il volano dello sviluppo socio economico di Le Forna e, comunque, dell’isola intera.

    Quanto sopra al netto di altri interventi importanti, che ricordo per sommi capi e descriverò a braccio di seguito in maniera sintetica: realizzazione delle strade di cala Fonte, dell’Incenso e di Sottocampo, conferimento dell’appalto per la costruzione del campo sportivo, costruzione della scuola di Pantano, dell’asilo nido (oggi scuola materna) e completamento della scuola di Cavatella, costruzione delle case popolari di Cavatella e ristrutturazione delle case popolari del villaggio dei pescatori, ristrutturazione della strada provinciale, realizzazione dell’intera condotta idrica e fognante principale di Le Forna, costruzione del depuratore e della condotta di immissione a mare dei liquami, realizzazione della pubblica illuminazione in diversi tratti stradali, ottenimento dei nuovi traghetti ed aliscafi (che adesso sono diventati vecchi), istituzione ed avvio dell’istituto tecnico commerciale, ripresa ed ultimazione dei lavori di costruzione del poliambulatorio di Tre Venti, realizzazione e funzionamento dell’inceneritore dei rifiuti.
    Ricordo che promossi e feci ogni pressione ottenendo che la Regione Lazio rifinanziasse la condotta idrica sottomarina e consegnasse l’appalto per la sua costruzione alla ditta risultata vincitrice della gara, dopo un lungo contenzioso.
    Quel progetto, se non fosse stato bloccato da altra amministrazione per diversità di vedute politiche, avrebbe anche consentito i lavori di ristrutturazione del porto di cala Feola, necessari per proteggere l’atterraggio della condotta proprio in quella zona, nonché la realizzazione della strada carrabile di accesso a cala Feola in quanto percorso per consentire l’ispezione di un’ulteriore condotta attraverso la quale l’acqua sarebbe stata sollevata ed addotta ad un serbatoio di accumulo da costruire a quota circa 150 sul livello del mare, sotto il campo Inglese, da cui la stessa acqua per caduta sarebbe defluita in tutte le zone dell’isola.

    Ho fatto poco o molto, bene o male per Le Forna?
    Come si dice: ai posteri l’ardua sentenza!
    Sicuramente, avrò tralasciato, per dimenticanza, altre cose ma credo, comunque, di non essermi risparmiato nell’impegno e di aver cercato di fare, pur con gli inevitabili errori, il mio dovere in buona fede fino in fondo.
    Quello stesso impegno che anche oggi, serenamente, nella mia condizione di consigliere di minoranza, continuerò a profondere per il rispetto dovuto all’elettorato che ha avuto fiducia in me, senza che mi passi, nemmeno per un attimo per la testa, l’idea di dovermi disimpegnare per dedicarmi alla pesca o a quant’altro, come qualcun altro avrebbe, invece, fatto.

    Tanto dovevo per fatto personale e mi taccio; non sarò io a farmi trascinare in beghe da cortile, non è nelle mie corde.
    Francesco Ferraiuolo

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