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La navigazione postale a Ponza: dai Borbone alla SPAN (3)

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di Gennaro Di Fazio

 

Con la puntata precedente siamo arrivati al 1939, all’alba dell’entrata in guerra dell’Italia.

Duranta la 2° Guerra Mondiale molte navi della SPAN vengono requisite e destinate a missioni di soccorso o trasformate in posamine.

[2]Nave Soccorso “Meta”

In tale guerra:

L’ “Equa” affonda  (nel porto di Livorno o al largo di La Spezia; ci sono a riguardo due versioni);

Il “Meta” affonda nel porto di La Spezia;

Il “Principessa di Piemonte” affonda nel porto di Napoli;

Il “Capri” affonda davanti Baia;

Il “Santa Lucia” affonda davanti Ventotene.

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Il “Santa Lucia” fu costruito nei cantieri navali di Ancona nel 1912 con le seguenti caratteristiche: Lunghezza 51,84 metri, larghezza 7,90 metri, stazza lorda 451,52 tonnellate, velocità 13,44 nodi.

Il 24 luglio 1943, il “Santa Lucia” doveva partire da Ponza alla ore 6.oo per la regolare  corsa verso il continente dopo lo scalo a Ventotene, ma quella mattina, in relazione alle  avvisaglie di attaco aereo  da parte degli allora nemici anglo – americani avvenute il giorno prima durante la navigazione verso Ponza, il comandante Simeone decise di posticipare la partenza alle ore 8.00.

Prima di mollare gli ormeggi, l’allora ormeggiatore del porto di Ponza Gennarino Di Fazio raccomandò prudenza a Simeone il quale rispose:

“Gennarì, ma tu credi proprio che quelli, con tante cose che hanno per la testa, pensano a questa carretta. Noi però, saremo molto attenti. Steremo tutti di guardia” (Dal libro di Ernesto Prudente “Ponza la mia isola”

[5]Gennarino Di Fazio (in primo piano)

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Il comandante Simeone sulla tolda del “Santa Lucia”

Il 24 leglio 1943 alle ore 10.00 il piroscafo “Santa Lucia” viene affondato al largo dell’isola di Ventotene dagli aerosiluanti del 47° stromo della Royal Air Force

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Il numero delle vittime fu imprecisato di cui 65 identificate. Sopravvissero alla tragedia: il comandante Simeone poi deceduto in ospedale a Napoli a seguito delle  ferite riportate, Francesco Aprea: passeggero di Ponza, Luigi Ruocco:marinaio, Vicenzo Moretti: carabiniere di Palestrina e Fernando Capoccioni: fante.

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Alla fine della guerra, la SPAN può contare solo su 5 navi.
Successivamente vengono recuperate: il “Capri”, il “Meta”, il “Regina Elena” poi ribattezzata “Equa”, il “Principessa di Piemonte” poi ribattezzata “Mergellina” e il “Sorrento”.

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foto del “Regina Elena” nel porto di Ponza

 Agli inizi degli anni ’50, per un breve periodo, fu immesso sulla tratta per Ponza il” Gennargentu”, una nave a carbone del 1910, famoso per l’imbrattamento di fumi ai passeggeri a causa della fuliggine dei suoi  scarichi. Lo ricorda bene Pasquale Scarpati nel suo racconta “U’ vapore”  pubblicato su questo sito in data 26 febbraio 2012 (leggi qui [12]).

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Nel 1953, in relazione al rinnovo delle concesioni,  viene fatto obbligo alla SPAN di incrementare la sua flotta con altre  4 navi.

In attesa delle loro costruzioni, la società noleggia e poi acquista: il “Nesanzio” poi ribattezzato “Averno”, il “Sani Vito”, poi ribattezzato “Fusaro”, mentre  rimoderna  il “Meta”,  la “Città di Abbazia” e il “Pricipessa di Piemonte” poi ribattezzata, come già detto, “Mergellina”

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Nel 1956 furono varate dal cantiere navale di Castellamare di Stabia 4 navi gemelle di 600 tonnellato di stazza: prima l’ “Isola di Procida” e il “Tragara”

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Poi furono varate: il “Partenope” e l’ “Isola di Ponza”

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[20]Varo dell’ “Isola di Ponza”

[21]Le quattro navi gemelle al molo Beverello di Napoli

Nel 1965 fu varata la nave “Falerno” di 743 tonnellate di stazza, la prima a nascere già con la rampa per imbarcare mezzi, costruita a Napoli nel cantiere navale “Pellegrino” [22] [23]

Nel 1975 nasce la Ca.Re.Mar. (Compagnia Regionale Marittima);

Ma questa è un’altra storia

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Nel ringraziare tutti coloro che direttamente o indirettamente hanno partecipato a questa pubblicazione, mi sia concesso terminare questa storia ricordando mio padre Vincenzo, detto “Muscardine” ormeggiatore del porto di Ponza dal dopo guerra agli anni ’70

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In ricordo della sua vita e ai suoi grandi sacrifici grazie ai quali noi figli abbiamo  potuto studiare ed in occasione dell’anniversario della sua morte che ricorre oggi, avvenuta il 15 aprile 1989 a 67 anni

con sommo affetto:

i figli Maria Rosaria e Gennaro

Fine