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Prima di tutto vennero a prendere gli zingari…

[1]

proposto da Sandro Russo

 

A margine delle quattro chiacchiere scambiate stamattina con Giuseppe Mazzella sul processo di de-responsabilizzazione e delega in atto sull’isola sono andato a ricercare – per lui e per tutti –  un paio di famosi, brevi brani che ci sono venuti in mente al momento, pur senza riuscire a  ricordarli con precisione… Eccoli

Versi attribuiti a Bertold Brecht, poeta, drammaturgo e regista teatrale tedesco; ma probabilmente di altro autore, più volte rimaneggiati…

 

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,
ed io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

 

[Attribuita a Bertold Brecht (1932)]

 

Il secondo è di John Donne (Londra, 1572 – 1631), poeta e religioso inglese.

Dalle sue “Devozioni per un giorno di festa”  – Meditation XVII – la celebre frase “Per chi suona la campana”, utilizzata da Hemingway per il titolo del suo libro (For Whom the Bell tolls, 1940) che fa parte di un componimento più elaborato…

[2]

Sergei Rachmaninov (1873 – 1943)
Concerto per piano e orchestra n. 2 op. 18 in C minor – 2° mov. Adagio Sostenuto

 

Nessun uomo è un’isola,
completo in se stesso;
ogni uomo è un pezzo del continente,
una parte del tutto.
Se anche solo una nuvola
venisse lavata via dal mare,
l’Europa ne sarebbe diminuita,
come se le mancasse un promontorio,
come se venisse a mancare
una dimora di amici tuoi,
o la tua stessa casa.
La morte di qualsiasi uomo mi sminuisce,
perché io sono parte dell’umanità.
E dunque non chiedere mai
per chi suona la campana:
essa suona per te.

[John Donne]