Dipinti

A.D. 1721 – Montesquieu. Riunione a Lanuvio, Casale Marini

di Isidoro Feola

L’ultimo articolo di Sandro “Lettere dal passato a rischiarare il presente”, che ho molto apprezzato, mi ha spinto a scrivere, in modo burlesco, ma con tanto affetto verso le persone citate, di una immaginaria riunione, organizzata da Sandro Russo e tenutasi a Lanuvio nel lontano 1721 di cui, purtroppo non ricordo più né il giorno e né il mese…  Ma andiamo con ordine…

Charles – Luis De Secondat, barone de la Brède e de Montesquieu (1689-1731), meglio conosciuto come Montesquieu, è stato un personaggio poliedrico che ha attraversato il XVIII secolo manifestando numerosissimi interessi che andavano ben oltre la sua professione di magistrato; professione che alla fine lasciò per potersi meglio dedicare alle altre cose che lo appassionavano (scrittura, arti, viaggi, salotti). Nel suo castello di Brède (tra Bordeaux e Pèrigourd) teneva spesso riunioni ed incontri in cui si dissertava di quasi tutto lo scibile dell’epoca, e contribuì non poco alla diffusione di cultura, arte e tradizioni dell’Oriente che, da diversi lustri ormai, cominciava ad “andare di moda” in Francia, fino a quando, nel 1721,  pubblicò “Lettres Persanes” (Lettere Persiane), che lo resero famoso in tutto il Regno. Uno dei suoi motti era quello di proiettare il presente nel futuro tenendo sempre d’occhio il passato, non fosse altro che per non ripetere gli stessi errori .

Giochiamo adesso ad immaginare il castello di Brède come se fosse il casale Marini di Lanuvio (tra Roma e Campoleone); ci troviamo nell’anno 1721 e Sandro Russo ci ha convocato per una riunione al Casale dove, come al Castello, ognuno porta qualcosa da discutere, mangiare, bere e tutto finisce… “a tarallucci e vino”…

Nella scenetta rappresentata, l’unica identità certa è quella di Montesquieu, che è il primo seduto a sinistra e con la mano sinistra appoggiata su di un bastone (quello dell’homo viator), infilato tra le due gambe leggermente accavallate: ebbene costui non è altri che il padrone di casa, Sandro Russo che, come il francese, ha lasciato la sua professione per potersi dedicare, con maggiori energie e tempo, ai suoi molteplici interessi. È anche lui appassionato di Oriente, anche se più Estremo, mentre quello di Montesquieu era più… Medio; difatti si ferma alla Persia, mentre Sandro va molto oltre, arrivando fino a Ceylon, che nel  XX° secolo diverrà Sri-Lanka.

Accanto a lui è seduto Giuseppe Mazzella, che nel 1721 non aveva ancora i baffi, però calzava già gli occhiali e, da bravo avvocato, è l’unico ad avere una scartoffia in mano, da esibire agli astanti.

Al suo fianco Gino Usai, con il capo appoggiato sul metacarpo sinistro, ascolta ed assimila con attenzione pronto a replicare, quando ad un certo punto è costretto a lanciare un’occhiataccia storta a Mario Balzano che, arrivato in ritardo come al solito, cattura la scena restando in piedi, tutto sporco di nera fuliggine, con il bastone da cercatore di funghi  ancora stretto tra le mani, in quanto reduce da una escursione sul monte Redentore di Formia, dove si era recato in cerca di prelibati “boletus”, nonostante che nei giorni precedenti ci fossero stati numerosi incendi, seguiti poi dalla pioggia. Poi le solite scuse: la diligenza che portava ritardo, l’assalto dei briganti, il mozzo della ruota da sostituire…

Dietro Sandro si vede suo fratello Renzo, con fiocco e codino, che sta quasi di spalle perché faceva in continuazione avanti ed indietro dal gruppo al cavalletto dove era sita la tela per il disegno, onde potere stendere, con il carboncino, il giusto tratto di chiaroscuro, per immortalare la scena. ll buon Renzo, 350 anni dopo, ha abbandonato i ritratti a matita e carboncino e si è dato alla fotografia, con ottimi risultati.

Subito a fianco c’è Gennaro Di Fazio, con parruccone da cerusico e solita mano sinistra brandita in modo minaccioso, che cerca di …rianimare la conversazione che va languendo, anche se avrebbe voglia di tornare ai tempi del “levante artificiale” [*]; desiderio accarezzato anche dal sottoscritto (Isidoro) che, tutto sbarbato e “sgrassato”, posto accanto a lui, annuisce con rinnovato interesse appoggiato al tronco dell’albero. Dietro di me Irma Zecca ride in continuazione e recita filastrocche tanto che GIGM (Giuànn’ i Giulie Matron), accanto a lei, si è infilato il cappello in testa e minaccia di andarsene se non la smette di disturbare l’uditorio.

La stessa cosa minaccia Mimma Califano (che sta vicino a Giovanni, di cui è anche cugina) che sostiene di essere venuta per parlare di cose serie e non di “mattizzie”. Mentre tutto sta per degenerare, dall’estrema sinistra in alto della scenetta arriva provvidenziale Antonietta Migliaccio, chiamando tutti a raccolta e, da brava castellana, ci introduce tutti, per il pranzo conviviale, all’interno del Casale che si vede sullo sfondo.

…E per finire, buon appetito a tutti con abbondanti libagioni…

 

Isidoro Feola

Nota & Bibliografia

[*] –  [il rumore di uno sciacquone che si sentiva nel silenzio della notte, quando si studiava insieme a Casal Bertone]; per chi scrive, allo stesso tempo nostalgia dell’isola e del tempo passato

La vignetta e l’immagine di Montesquieu sono tratte da “Manuel des études litteraire francaises” XVIII siècle, di Castex e Surer; ediz. Hachette (1966)

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