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Le tre volte degli inglesi (3)

di Francesco De Luca

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per la prima parte (leggi qui)
per la seconda parte (leggi qui)


La terza volta è stato nel settembre del 1943
. Ponza soffriva la stessa situazione caotica in cui versava l’Italia. L’armistizio (3 sett. 1943) (*) siglato alcuni giorni prima aveva ingarbugliato enormemente le relazioni fra gli italiani e le truppe naziste, ma ancor più aveva sconvolto l’animo degli italiani.
Entrati in guerra seguendo la follia fascista e non per convinzione si vedevano diventati amici di coloro che avevano combattuto fino all’altro ieri e che per di più stavano tentando di attestarsi nella penisola per scacciare i tedeschi.

A Ponza il fascismo era impersonato dai militari che presidiavano la colonia dei coatti politici e dalle Camicie Nere. Contrastati dagli antifascisti che non subivano passivamente le angherie. La comunità isolana ancora non aveva assorbito il dolore per gli annegati del Santa Lucia 24 luglio) affondato dagli aerei inglesi. E dagli inglesi tuttavia venivano gli aiuti alimentari. Insomma un groviglio di sentimenti contrastanti agitava gli isolani. La fame e l’ideologia, la fedeltà allo Stato che però mutava alleati e giudizi.

Il piroscafo Santa Lucia

Di solito in frangenti simili gli uomini tendono alla sopravvivenza pura e semplice, e i ponzesi erano maestri in questa strategia esistenziale, giacché la Storia li aveva tenuti, fin dall’inizio, assoggettati a chi avesse dato loro di che vivere. Per cui quando le truppe inglesi sbarcarono a Ponza non se ne fecero un problema. Quelli, come consigliavano i loro dossier, allestirono il loro quartiere sul Campo Inglese e presero in mano le sorti dell’isola. Avevano bisogno di un approdo calmo per poter effettuare le prove di sbarco per la presa di Anzio, da cui partire per raggiungere Roma. Le spiagge utilizzate furono Chiaiadiluna e Lucia Rosa.

Tito Zaniboni

Insediarono Tito Zaniboni, rimasto a Ponza anche dopo il 25 luglio (caduta del fascismo) come sindaco provvisorio.
Gli lasciarono una situazione dell’isola penosa. L’economia era inesistente: quella agricola insufficiente perché la guerra aveva allontanato le braccia dalla terra, così come la pesca; i trasporti erano occasionali. La comunità ponzese doveva essere alimentata da derrate che dovevano venire dal continente. Anch’esso soggetto al disordine imperante nello Stato italiano.

Una sola speranza dava sollievo ed era portata dal vento, inconsistente ma vero, della democrazia.

[Le tre volte degli inglesi (3) –Fine]

Bibliografia:
– Silverio Corvisieri  – All’ Isola di Ponza –Ed. il mare  – Roma 1985;
– Massari – Lamonica – Ferraiuolo – Il racconto di Ponza  – Roma 2017;
– Giuseppe Tricoli  –  Monografia per le isole del gruppo ponziano  –  Napoli 1855.

(*) – L’armistizio di Cassibile è un episodio della seconda guerra mondiale con il quale, il 3 settembre 1943, l’Italia proclamò la resa incondizionata agli Alleati.
Tale atto sancì il disimpegno dell’Italia dall’alleanza con la Germania nazista di Adolf Hitler e l’inizio della campagna d’Italia e della resistenza nella guerra di liberazione italiana contro il nazifascismo.
La stipula ebbe luogo in Sicilia nella frazione siracusana di Cassibile, e rimase segreta per cinque giorni, nel rispetto di una clausola del patto che prevedeva che esso entrasse in vigore dal momento del suo annuncio pubblico.
Il pomeriggio dell’8 settembre 1943 alle ore 17:30 (18:30 per l’Italia), Radio Algeri trasmise il proclama in lingua inglese per bocca del generale statunitense Dwight Eisenhower.
Alle 19:42 italiane il proclama Badoglio dell’8 settembre 1943 giunse dal primo ministro Badoglio trasmesso anch’esso dai microfoni dell’EIAR (da Wikipedia)

1 commento per Le tre volte degli inglesi (3)

  • Sandro Russo

    Ho sussultato nel vedere la data del 3 settembre nella pregevole trilogia di Franco sugli inglesi. Perché la data, non ufficiale come quella del 3/9/’43, ma più famosa, quella passata alla storia, è l’8 settembre del ’43.
    Mi ha soccorso la nota in calce al pezzo.
    Ma l’evento – 3 o 8 settembre che sia – va sottolineato.
    Ha coinciso con lo sbando del fu-Esercito italiano, con l’affermazione della guerra partigiana; anche della guerra civile, italiani contro italiani, gli uni contro gli altri armati. Infine il tergiversare dei vertici italiani nell’ammettere l’armistizio (quasi segreto) sia con gli (ex)-alleati tedeschi come pure il ritardo a comunicarlo ufficialmente agli italiani portò a una recrudescenza degli atti di guerra, sia da parte tedesca che da parte degli anglo-americani. Per forzare gli italiani ad uscire dall’equivoco, gli aerei alleati scaricarono bombe sulle città della penisola. “Nei giorni dal 5 al 7 settembre i bombardamenti furono intensi: oltre 130 aerei B-17 attaccarono Civitavecchia e Viterbo. Il 6 fu la volta di Napoli” (da Wikipedia). Anche numerosi paesini dei Castelli romani furono bombardati, proprio in quei giorni cruciali.
    La fuga del re da Roma verso Brindisi è del 9 settembre. Altro episodio vergognoso della storia italiana che di fatto segnò la fine della Monarchia.

    Chi vuole approfondire da una diversa angolazione questi tragici eventi può visitare le pagine che il Sito ha loro dedicato:
    La storia raccontata dai film (3). ‘Tutti a casa’ di Comencini (che include anche l’ascolto del proclama di Badoglio), e:
    La storia raccontata dai film (10). La memoria dell’8 settembre nel cinema

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