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Relata refero

di Silverio Guarino

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Cronistoria di un fine settimana a Ponza

Sabato e domenica scorsi (4 e 5 luglio) due coppie di amici con i loro piccoli di 3 e 5 anni, decidono di trascorrere il fine settimana sull’amato scoglio.

Intanto le previsioni dell’applicazione “Ponza-boa” falliscono miseramente; nubifragio, grandinata e mare mosso (a Sperlonga anche una tromba marina), altro che onde di un metro o poco più e cielo con nubi sparse.

Arrivano all’imbarco per Ponza: mascherine? Oggetto misterioso; sono in pochi ad indossarle. Ma i passeggeri non dovevano essere la metà? Per la linea di navigazione ci sono i posti in piedi da occupare che vengono contati a parte e in più.

Mare agitato e tutti che soffrono, ma l’aria condizionata nel salone non viene attivata. Perché, non si sa. Certo che dentro si sta proprio male e fuori piove a dirotto. Forse è per la paura del Covid-19 o per qualche ordine venuto dall’alto, espressione di scarso senso civico e poco incline alle altrui necessità.

Dopo il viaggio avventuroso arrivano a Ponza un po’ tramortiti ed in ritardo sotto la pioggia incessante; devono recarsi a Le Forna, dove hanno prenotato per la notte. Gli autobus passano con lentezza e caricano i passeggeri con altrettanta lentezza. Il gruppo si divide perché non si riesce a salire insieme. Sull’autobus l’aria condizionata non viene attivata; su qualche autobus funziona ma su qualche altro vengono aperti i finestrini, forse a discrezione dell’autista (?).

Finalmente a Le Forna; dopo essersi sistemati nelle camere prenotate, chiedono di poter mangiare qualcosa in un ristorante vicino. Il ristorante è aperto con i camerieri sull’uscio; i tavoli apparecchiati sono vuoti e non c’è nessuno, ma le due famiglie (che si sarebbero anche accontentate di un piatto di pasta al burro solo per i loro piccoli) non vengono accettate, con scuse banali (non c’è il proprietario…) e vanno via.
Meno male che lì vicino c’è un piccolo negozio di alimentari aperto e due panini riescono a farseli preparare e a mangiarli.

La sera, rientro da Le Forna (con gli stessi autobus e con gli stessi inconvenienti) con direzione il porto per prenotare (50 euro di anticipo) l’escursione in mare del giorno dopo. Per le 09.30 di domenica, imbarco al Faro.

Domenica mattina sveglia all’alba per essere presenti per tempo alla partenza della gita in barca; alle 07.00 in punto tutti svegli per far colazione: da un bar esce un profumino allettante di cornetti appena sfornati.
Ma il proprietario (da dentro) dice che il bar è chiuso e che bisogna tornare dopo almeno 45 minuti, per fare colazione con quei cornetti. Cosa che avviene con grande soddisfazione (dopo il disappunto) di tutti solo dopo i 45 minuti di attesa.

Ma bisogna fare in fretta, perché la barca non aspetta; da Le Forna riesce a partire solo la prima famiglia perché la seconda non “entra” nell’autobus e deve aspettare il successivo.

Al Faro il comandante della barca alza la voce impaziente perché non vuole aspettare il resto della compagnia rischiando di far perdere la gita e l’anticipo dei 50 euro. Ciò provvidenzialmente non si verifica perché, anche se con ritardo, il gruppo dei ritardatari arriva e l’escursione parte. Alzano la voce anche i gitanti della domenica che fanno aspettare e ritardare la partenza facendo valere i propri diritti di vacanzieri.

Poi finalmente giro dell’isola più Palmarola, più una giornata meravigliosa di sole e di mare… e si fa pace con l’anima di Ponza.

Al momento della pausa pranzo (le solite squisite penne al sugo di tonno) il più piccolo della compagnia, Tommaso, 3 anni, chiede timidamente al comandante di poter avere il piatto di color “verde” dove poter mangiare la pasta servita a bordo, ma la risposta non è delle più diplomatiche: “Adesso servo i piatti così come vengono, poi vedremo se ti capiterà quello verde o quello di un altro colore…”

Alle 16.30 rientro della escursione in porto e partenza per il continente; cielo sereno e mare calmo, come d’incanto. Un “happy end” da libro Cuore. E Ponza riacquista sentimento e vigore nell’animo degli amici del fine settimana.

Con la speranza che vengano ricordate solo le cose belle dell’amato scoglio.

 

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