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Amarezza di un giovane ponzese

Riceviamo in Redazione e volentieri pubblichiamo questa lettera arrivata oggi alla posta del sito

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E’ un grido di dolore e di rabbia di un giovane ragazzo di Le Forna che ha deciso di investire gli anni migliori della sua vita – e i suoi personali risparmi – in un progetto che potesse rappresentare per lui una opportunità di miglioramento.
Mirko individua con grande chiarezza alcuni ostacoli che vede sul suo cammino: la scarsa qualità dell’offerta turistica, l’incapacità a “fare sistema”, le mediocri invidie di paese, i limiti o l’opacità della pubblica amministrazione, nelle sue varie articolazioni. Che in alcuni casi si manifesta come vera e propria prepotenza di chi comanda.
E’ un messaggio forte quello di Mirko: non ci aspettiamo commenti da parte delle istituzioni locali. Siamo abituati ormai ai silenzi di chi comanda “nel palazzo”.
Probabilmente questo ragazzo dovrà anche difendersi dagli attacchi personali che riceverà. Per quanto possibile faremo di tutto – su queste pagine – affinché il suo “grido di dolore” non si perda nelle chiacchiere di chi non ha interesse a cambiare la situazione. Quelli che da un po’ di tempo siamo abituati a chiamare i saraghi ‘i puort’


Amarezza di un giovane ponzese

di Mirko Vitiello

Sono nato a Ponza il 24-03-1986 nel letto dei miei genitori. Amo quest’isola più di ogni cosa; per nulla al mondo potrei farne a meno.
Per essa ho rinunciato, da ragazzo, a molte opportunità che però me ne avrebbero allontanato. Quando sono lontano mi sento vuoto dentro; ho l’impressione che manchi qualcosa alla mia vita .

Qui ci sono nato ma anche cresciuto, cercando di avere sempre il massimo rispetto per tutto ciò che mi circonda, compresi i miei compaesani.
Nei miei 34 anni ne ho sentite e viste di tutti i colori, da parte dalle amministrazioni, delle opposizioni, dei “politicanti” in genere. Per strada ognuno è convinto di sapere come dovrebbe andare, ognuno crede di conoscere le soluzioni; soprattutto ognuno promette cose che poi si rivelano fandonie.
Fino ai miei 31 anni sono stato estraneo a tutto questo, in quanto ero un lavoratore stagionale; mi limitavo a fare il mio lavoro, per il mio compenso… Ma poi dentro di me è scoppiata una scintilla che mi ha spinto a intraprendere una attività propria sulla mia amata isola lasciando un lavoro a tempo determinato.
La forza la danno i figli: tutto pur di poter garantire loro un futuro migliore del mio.

Tutto ebbe inizio nel 2018; da lì in poi mi è sembrato di vedere persone che conosco da una vita in modo diverso: scontrose soprattutto, con uno sguardo diverso, ed ogni giorno ne vedo di nuove .

Si sente spesso dire che i ragazzi di Ponza, le nuove generazioni, sono in grado solo di bere e drogarsi.
Se poi c’è qualcuno che invece vuole darsi da fare, allora che facciamo? Gli spezziamo le gambe?
Non esiste rispetto, non esiste collaborazione, non esiste nulla che non sia cattiveria gratuita.
Mi direte: He fatto ‘a scuperta dell’acqua cauda!

E allora finiamola pure di fare propaganda politica, finiamola di prenderci per in giro. Qui a Ponza dovremmo essere un’unica forza per far sì che tutto funzioni diversamente.
Se questa è la mentalità che abbiamo, che vogliamo trasmettere ai nostri figli? Il futuro allora già è certo: andremo a fondo, nessuno si salverà.

Le Amministrazioni dovrebbero lavorare prima di tutto sul “sociale” e dare un’educazione a tutti; abbiamo carabinieri, finanza capitaneria, vigili. Mo’ pure i delfini, come li chiamano, ma tutti concentrati al porto.
Le Forna e frazioni sono abbandonate alla prepotenza.
Ma scusate, gli abitanti fornesi non pagano le tasse? Perché la legge deve essere part-time e a zona?
Noi giovani come possiamo tutelarci da queste prepotenze? Con altrettanta prepotenza?

Mi vergogno che nessuno sia in grado di “fare turismo” sul serio; non siamo più accoglienti come lo erano i nostri nonni.
Ora tutti hanno l’obiettivo di incassare e spremere come un limone lo sventurato che ci viene a visitare.
E’ una vergogna che tutti vedano e nessuno parli e faccia qualcosa. Si deve ripartire da zero, dal piccolo individuo alla attività più grande.
E’ inutile parlare di mega progetti se poi abbiamo minuscole teste; stiamo rovinando quest’isola!

Nessuno dovrebbe permettersi ma se non sono le amministrazioni e le forze dell’ordine a prendere l’iniziativa che si aspetta? Una rivolta?
E non mi parlate di amministrazione Vigorelli o Ferraiuolo o, qualche nostalgico, di quella Porzio o Balzano. Le cose sono sempre le stesse: il bene comune non importa a nessuno e l’armonia sociale è un tema di cui nemmeno conosciamo l’esistenza.

Per Ponza ho investito tutto me stesso e farò sempre di più; combatterò comportandomi con coscienza, trattando con il rispetto che gli è dovuto ogni turista che incontrerò.
I guadagni sono importanti per tutti, ma quelli arriverebbero comunque.

Da sempre è l’unione a fare la forza: lo sparlare, i dispetti, le offese e le guerre sono atteggiamenti perdenti.

Saluti
Mirko Vitiello – Mosconcino jr.

 

 

2 commenti per Amarezza di un giovane ponzese

  • silveria aroma

    Sono sempre felice di leggere un nome nuovo, meglio ancora se ponzese (di nascita o di cuore), meglio ancora se parla dell’isola, ottimo se è una voce giovane…
    I problemi che appestano il sistema “Isola di Ponza” sono sotto gli occhi di ciascuno di noi: c’è chi s’incazza in privato, chi fa finta di niente, chi dà la colpa ad altri… e tutti insieme aspettiamo che passi la nottata. Tra frane, puzze e buone intenzioni andate a male.
    Ti comprendo ma non del tutto. No.
    Dove tu vedi solo imprenditori (magari alla buona) che mirano a “spremere” il turista, io vedo gente che s’impegna e che s’ingegna per offrire un servizio valido e per sbarcare il lunario (e sì! gli anni d’oro restano nella memoria di chi invidia una fotografia).
    Sicuramente non mancano i furbetti che promettono appartamenti regali e offrono grotte, non mancano gli chef con titoli ed esperienza presi coi punti della spesa… ma la maggior parte degli operatori sorride all’ospite, spende fiumi di parole in racconti e spiegazioni, e spera – specie in questa anomala estate – di cavarsela.
    Mirko, ti conosco come un ragazzo molto educato e non mi resta difficile pensarti gentile con i tuoi clienti e con le persone in generale. Ma approfitterò di te, o meglio, del tuo scritto per dire che vorrei si cominciasse a guardare con maggior rispetto ai ponzesi, specie a quelli che vivono sull’isola tutto l’anno, e che sono anche troppo tolleranti… o troppo teneri?!

  • Martina Carannante

    Mirko lo conosco bene, era “il motivo” per tante ragazze per andare a “prendere la bevuta” sulla chiesa quando lavorava al bar Tartaruga; è su quel muretto che ho conosciuto lui e la sua compagna, Claudia, che ama Ponza tanto, se non più, di qualsiasi ponzese. Ne abbiamo passate di serate a discutere e parlare su come volevamo Ponza, le idee sono sempre state chiare… Lo incoraggiai ad aprire la sua attività, anche perché i suoi occhi si riempivano di tristezza quando a settembre ri-preparava le valigie per andare via e trovare qualche altro lavoretto per l’inverno; leggere adesso questo suo scritto mi fa strano.

    Mi verrebbe da dire: – “Per scrivere Mirko, allora veramente questo è un forte grido di dolore!” – non perché dubiti delle sue capacità, ma perché normalmente non è un ragazzo che si siede a tavolino e inizia a scrivere.

    Ci sarebbe da dire tanto su Le Forna, su Ponza, sui ponzesi, su chi guadagna e scappa, su chi sull’isola non vede più prospettive, ma poi da un commento passeremmo a un romanzo e non va bene; allora ben vengano tanti articoli, tante riflessioni dei giovani isolani, tante idee… Che quel famoso grido di disperazione diventi, insieme, un grido di forza.

    P.S. Mirke’ tranquillo, che tanto manco qua a Sant’Antonio si vede nessuno e stamm’ scummazzat’!.

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