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Un tripudio di fiori e colori per l’Ascensione

di Luisa Guarino
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Con circa una settimana d’anticipo rispetto allo scorso anno, quando la festività è caduta il 2 giugno, la Chiesa celebra oggi la festa dell’Ascensione. Una tradizione isolana, che speriamo non si stia perdendo come tante altre, vuole che alla vigilia di questa ricorrenza si mettano petali di fiori e foglie di erbe profumate in un catino d’acqua che poi si lascia all’aperto durante la notte. Ascendendo al Cielo, Gesù lo benedice, e il mattino seguente, vale a dire oggi, con quell’acqua ci si bagna il viso. Leggo quanto ha scritto proprio ieri la mia carissima cugina Maria da Padova [2], e faccio mia la recita della breve preghiera che lei cita: una consuetudine poco conosciuta nella mia versione… laica. Ma, si sa, le preghiere non fanno mai male e non sono mai abbastanza.  

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Il catino pieno di fiori pubblicato a corredo del suo sentito appello è molto elegante e quasi tutto giocato sulle tonalità del rosa: denota il tocco dell’artista floreale di famiglia (l’altra mia cugina, Rosanna). Il mio invece è un guazzabuglio di colori, una tavolozza con piccoli tocchi di tanti fiori diversi, nonché di erbe aromatiche: rosa, gelsomino, lantana, ginestra, bouganville, melograno, menta, lemongrass, rosmarino. Il profumo dell’acqua stamattina era meraviglioso, e sicuramente le essenze naturali rimaste a mollo tutta la notte hanno trasformato l’acqua di rubinetto in uno straordinario tonico dagli effetti benefici per la pelle. Mancava solo il finocchietto selvatico che l’anno scorso avevo raccolto a Ponza sugli Scotti.

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Sempre rifacendomi a un anno fa, il mio scritto si era potuto arricchire allora anche della composizione realizzata dall’altra mia cugina di Verona, Italia, che l’aveva preparata e fotografata proprio sugli Scotti. Al momento invece sia lei che il marito Maurizio sono relegati nella bella città veneta, confidando quanto prima nell’autorizzazione agli spostamenti tra regioni. E sperando… nelle regioni giuste. 

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Restando in tema floreale, vorrei completare l’argomento ricordando una sorta di rito legato alle piante, alle coltivazioni e alla campagna. Tanto per cambiare la sua origine è sempre sugli Scotti: l’ha ricordata di recente proprio mia cugina Maria (scusate tanto se il mio scritto si sta trasformando in una saga familiare), ed è legata alla nostra zia Titina (int ‘i palètte) che non c’è più. Ebbene, questa zia adorata, ricca di conoscenza e saggezza popolare, celebrava l’arrivo della primavera, come segno benaugurale per la crescita rigogliosa di piante, ortaggi e alberi da frutto, preparando un mazzo fatto con i fiori che crescevano spontaneamente nel terreno, legandolo a un albero. Grazie a Maria, proprio quest’anno tale tradizione è tornata in auge. Ci auguriamo dunque che il rito porti fortuna, e che possa d’ora in poi ripetersi negli anni futuri.

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