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L’unità d’Italia, passando per Nantes e Carpi. La storia vista da parti opposte

di Nazzareno Tomassini

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Dalla foce della Loira alla pianura padana, il viaggio non è così lungo come può sembrare; volendo, si può fare in auto anche in una sola giornata. La vera novità è che si può fare anche soltanto andando a ritroso nel tempo, fino all’anno in cui l’Italia riuscì a diventare una sola.

La storia cominciò il giorno in cui decisi di fare una puntata verso la costa occidentale della Francia, là dove la Loira inizia ad allargarsi prima di sfociare nell’Oceano Atlantico. L’obiettivo era di visitare Nantes, l’antica capitale della Bretagna e porto di grande importanza fino alla metà del secolo scorso.
E ne valse la pena, perché la città si stende luminosa sulle due rive del fiume ed offre numerosi siti interessanti, a partire dal castello di Anna di Bretagna, l’intraprendente nobildonna che verso la fine del quindicesimo secolo sposò il re di Francia e favorì così l’adesione della regione al già ampio e potente regno.
Ma ugualmente interessante è il memoriale a ricordo della terribile tratta degli schiavi africani, perché Nantes fu anche il centro di smistamento più importante per tutti quelli destinati a lavorare nelle piantagioni degli Stati Uniti del sud.

Ora il porto è stato dismesso perché sostituito da quello di St. Nazaire, ubicato giusto alla foce della Loira, ma l’intera area e tutti i macchinari per il carico e lo scarico delle merci sono stati utilizzati per creare un curioso e singolare parco dei divertimenti.Tutto questo sarebbe stato già sufficiente per giustificare la visita e dare un giudizio più che positivo di Nantes, se non fossi entrato per pura curiosità anche nella cattedrale.

La visione che mi colpì subito fu quella di numerosi monumenti funebri dedicati a personaggi più o meno noti della storia della città. Mi avvicinai comunque al più maestoso, un vero e proprio cenotafio con tanto di baldacchino in marmo bianco, e lessi subito la seguente dedica: “in onore del generale Lamoricière, colui che scese nella penisola italica per difendere il papa dall’invasione sabauda”. La sorpresa fu grande, ma mi venne subito da pensare: e perché non hanno aggiunto anche “e impedire la nascita dell’Italia unita”? Ma guarda un po’ come vedono la storia questi francesi!

L’episodio avrebbe potuto concludersi lì, se non fosse che qualche mese dopo, tornando in Italia, mi trovo ad attraversare la pianura padana. Arrivato dalle parti di Modena, faccio una puntata a Carpi, per vedere almeno la Rocca degli Estensi, possente edificio situato in pieno centro storico. Ed è nel cortile della rocca che trovo una semplice ma più interessante lapide dedicata al generale Manfredo Fanti e su cui sta scritto: “in onore di colui che sconfisse le vergognose truppe mercenarie del gen. Lamoricière”.

Eccola dunque la versione italiana della stessa storia!
Ma come si sono incontrati o scontrati questi due generali? Dove, quando e perché? Non potevo non documentarmi e ho trovato così anche altre curiose coincidenze.

L’aristocratico Christophe Louis Leon Juchault de Lamoricière e il più modesto Manfredo Fanti erano nati entrambi nel lontano 1806 ed entrambi nel mese di febbraio; Christophe il 5 a Nantes e Manfredo il 23 a Carpi.
Date le diverse origini familiari, la dimensione e l’importanza delle due città (1) la loro vita avrebbe dovuto essere molto diversa ed invece seguì curiosamente un percorso molto simile. In sintesi, fecero entrambi una lunga e apprezzata carriera militare: Christophe divenne infatti il capo dell’esercito pontificio e Manfredo il capo dell’esercito sabaudo.

Furono questi ruoli che portarono i due ad incontrarsi /scontrarsi cinquantaquattrenni – nel 1860 – sul campo di battaglia di Castelfidardo nelle Marche, dove si giocò il destino dell’Italia: Manfredo vincitore e Christophe sconfitto, ma entrambi comunque sopravvissuti.
Camparono ancora altri cinque anni più o meno bene e poi morirono entrambi nel 1865 senza aver compiuto i 60 anni, Manfredo il 5 aprile e Christophe l’11 settembre.
A quell’epoca la vita media di un europeo non era comunque molto elevata, ma certamente i due generali avrebbero potuto vivere più a lungo, se non altro per arrivare almeno al 1870, vedere la fine del potere temporale del papa e sentire l’annuncio che presto Roma sarebbe diventata la capitale d’Italia. Evidentemente, la carriera militare era già allora faticosa e logorante.

Curiosamente, nel 1879, nonostante la sconfitta e la fine di una lunga storia, il papa Pio IX volle comunque che il generale Lamoricière fosse ricordato e finanziò il più monumentale cenotafio oggi presente nella cattedrale di Nantes.
Anche a Carpi c’è una cattedrale e al suo interno si trova la tomba di Fanti, ma lì non c’è nessuna dedica.


Nota
(1)
Nantes ha oggi quasi 300 mila abitanti, ma è sempre stata un punto di riferimento importante per la storia della Bretagna e della Francia intera. Carpi invece ha poco meno di 72.000 abitanti (di cui 2.630 pakistani che aiutano oggi a produrre il parmigiano…) ed era all’epoca un piccolo centro della pianura padana controllato dagli Estensi.

1 commento per L’unità d’Italia, passando per Nantes e Carpi. La storia vista da parti opposte

  • Sandro Russo

    Deliziose e originali queste carrellate geografico-storiche del nostro nuovo collaboratore Nazzareno. Ci fanno rendere conto di come conoscere più cose, rispetto alla cartolina che stiamo osservando, accresce la profondità dell’insieme e ci fa tornare a casa più ricchi, come turisti che hanno fatto un buon lavoro, hanno visto, consumato e si sono pure divertiti.
    Questo nell’auspicio che l’epoca dei turisti intelligenti ritorni… Ma dovrà tornare… dove scappano? Hanno voglia di andare per Musei virtuali. A Ponza hanna turna’!

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