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Epicrisi 272. Lo sguardo oltre

di Rosanna Conte

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Guardando gli articoli di questa settimana, mi sto rendendo conto che, gira e rigira, al centro del nostro pensiero c’è sempre e soltanto il pericoloso diffondersi della pandemia, la sua rapidità nel rapire vite umane, la catastrofe verso cui  ci spinge. E forse non potrebbe essere altrimenti.

Il clima ansiogeno e demoralizzante onnipresente, però, rischia di farci perdere la barra di noi stessi. La necessità di oggettivare i problemi, di guardarli con distacco è l’arma migliore per recuperare un certo equilibrio. E allora decido che la mia epicrisi sarà un percorso attraverso dei punti di vista degli articoli di questa settimana per recuperare lo sguardo fuori da questa apnea che non sappiamo quando finirà.

Ovviamente diversi sono i fuori prescelti a seconda della capacità che ognuno ha di aggrapparsi alla corda che dovrebbe tirarlo/ci su dal fondo del pozzo.

La prima cima di salvataggio è insieme. E’ la parola più utilizzata sia riguardo al presente che al futuro. C’è chi la usa convinto che così debba essere (La nostra Stalingrado [2]; Un nuovo modello di sviluppo solidale per Ischia [3]), chi la usa come invito (Quale futuro [4]?); c’è chi rimane scettico davanti alla possibilità che rimanga in vita anche domani (Cronache da Ponza al tempo del Covid-19. (12) Qui Napoli [5]; chi, come Papa Francesco e il presidente Mattarella additano negli esempi emersi nella lotta di questi giorni il significato profondo del concetto di “insieme”: il noi implica anche il sacrificio del singolo per il bene di tutti (I discorsi del Papa e del presidente Mattarella [6]).

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C’è anche un “insieme” molto più vicino alla quotidianità e alla carnalità che forse in questi giorni si avverte maggiormente (Una canzone per la domenica (88). Abbracciame, non solo un titolo [8]), perché la solitudine, in cui la paura fa precipitare, può trovare conforto sulla spalla amica.

L’”insieme” proposto da Luigi Pellegrini (Siamo obbligati a pensare al domani [9]) è quello di chi guarda già al dopo pandemia con la preoccupazione del grave danno socio-economico che ne scaturirà. Il suggerimento a coloro che lavorano nel settore turistico è di non mollare e a tutti, anche quelli degli altri settori, è quello di collaborare e di offrire la propria disponibilità disinteressata per il bene comune.

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Ci sono sguardi fuori che, invece, tralasciano del tutto la condizione di questi giorni e le prospettive future: lo squalo pescato nel mare di Ponza (Un enorme squalo preso nel mare di Ponza [11]), una lettura della Fallaci che fa intravedere dei ponzesi fra i suoi antenati. (Oriana Fallaci… a chi appartiene? (fosse d’a razza Mazzella? Bah!?) [12], un percorso fra le pagine de Il Giornale d’Italia del 27 febbraio 1940 (Quella fine di febbraio del 1940 [13]), (Sulle tracce di altre pestilenze [14]) Intermezzi che hanno nel corso della settimana aiutato un po’ a spostare le preoccupazioni, Molto corposo è stato Un’altra vita professionale. Il commiato che non ci fu [15]che pur non parlando della nostra pandemia ci ha fatto attraversare ambienti, situazioni, che hanno toccato la salute.

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Chi veramente ci ha portati fuori è stato il bellissimo sguardo di Rinaldo Fiore che, come una macchina da presa, ha fatto una carrellata attraverso i colori, i profumi e l’allegria della primavera che, chiusi in casa, ci sembra così lontana, inesistente (E’ qui la primavera [17])

C’è un dentro-fuori auto-protettivo, come quello di Luisa (Cronache da Ponza al tempo del Covid-19 (13). Qui Latina [18]) che ha deciso di trascorrere la giornata secondo una scansione che non rincorre le notizie sulla pandemia, ma ne prende le dosi limitate quotidiane, giusto quanto serve per non perdere il rapporto col problema. Per il resto si disintossica con letture.

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Il dentro-fuori di Silveria Aroma e Federico Menichelli, invece (Interno ponzese, girone di ritorno [20]), propone di vivere questi giorni riempiendo il nostro tempo costretto con quello dilatato del ricordo. E’ un’operazione che rafforza l’io (noi siamo fatti di memoria) e le immagini di vita “normale” sovrastano l’angoscia presente. E’ la posizione di chi per il pessimismo non ha più tasche.

Anche qualcun altro ricorre al ricordo, ma vi cerca situazioni, azioni, eroi che possano fornirci analogie o differenze con l’oggi. Silverio Lamonica (La pandemia e la fame [21]) ha ricordato la fame collettiva dei ponzesi in quel tragico inverno del ‘44 e l’intervento eroico di Totonno Primo; Pasquale Scarpati (L’interdipendenza) [22], invece, nel suo affondo nel passato fa emergere la necessità del recupero di una serie di valori che possono costituire gli strumenti per affrontare il nebuloso futuro.

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E se proprio non ci sono ricordi personali si può sempre ricorrere al racconto, come fa Nazzareno Tomassini in Sulle tracce di altre pestilenze. [14]

In momenti d’incertezza è importante evitare di perdere il senso di sé e, viceversa, bisogna puntare a mantenere salda la propria identità. In questo contesto spicca l’idea che gli isolani abbiano migliori capacità di affrontare la solitudine di questi giorni perché sanno di poter sopravvivere su un’isola quale è diventata la nostra casa.

Ma forse è il video della giovane Alessandra Riva a indicarci la strada migliore per noi ponzesi (Potrei raccontarvi di Ponza…Video [24]).

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E’ sul nostro scoglio che abbiamo incontrato il mare, lo spazio, i profumi, le persone, i lavori, le piante e gli animali, insomma il mondo. L’abbiamo introiettato e fa parte di noi: nessuno ce lo potrà togliere e da lui traiamo ossigeno. Ci viene dal passato e ci accompagna nel futuro: non bisogna distorcerlo. E essere in sintonia con la vita significa anche che puoi apprezzare la tela di un ragno! (Piove… [26])

L’uomo fa parte del sistema mondo (Maghi e virus [27]) e di esso fa parte anche il ragno come il coronavirus: non ci dobbiamo spaventare ma, come accade a tutte le altre specie viventi, dobbiamo relazionarci anche con esso. Se siamo al vertice della piramide di dominio possiamo riuscire a tenerlo a bada.

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E questa volta dobbiamo uscire dal film catastrofico dove ci sentivamo in sintonia con l’eroe che proponeva l’idea geniale (Pensieri fatti in casa [29]). Questa volta dobbiamo chiedere a noi quali sono le idee geniali, quali quelle che ci possono mettere al riparo in futuro da una catastrofe simile. Nei discorsi che si rincorrono quotidianamente troviamo qualcosa che ci proietta oltre il mondo che sta dietro le nostre spalle e che ci fa dire: niente più sarà come prima. Pensiamo alla scuola (Il meglio dai media(6). Insegnare e imparare al tempo del Covid-19 [30]) e al lavoro da casa, ma non basta. Dobbiamo anche essere in grado di recuperare quanto di buono c’era, come i valori della solidarietà. Il nostro sistema sanitario che sembra collassare, ma sta ancora reggendo, affonda le sue radici nel progetto solidaristico dello stato sociale presente nella nostra Costituzione (Oggi è il 24 marzo, anniversario della strage delle Fosse Ardeatine [31]). Voluto dal ministro Tina Anselmi, è stato aggredito negli ultimi decenni a vantaggio della sanità privata, è stato ed è ancora tra i migliori del mondo. L’avocazione della sua gestione alle Regioni è stata deleteria. Sarebbe il caso di ripensarla.

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Diamond (I virus e la storia dell’umanità [33]) ripercorrendo la storia umana attraverso le guerre, la tecnologia e la diffusione delle malattie, ha cercato di spiegare come mai ci sono popoli più ricchi e con maggior potere di altri. Oggi, in presenza di una pandemia, dovremmo pensare a un futuro che eviti gli errori del passato e guardare a un modello di sviluppo solidale (Un nuovo modello di sviluppo “solidale” per Ischia [3]). Queste idee di cambiamento devono trovare gambe per camminare e voci univoche per dare risposte produttive.

Dice giustamente Francesco Carta (Il punto sull’emergenza. L’opinione di Francesco Carta [34]) che siamo entrati in un mondo altro, dove la tecnologia è la strada dell’incontro e dello studio, ma anche della funzionalità di un Paese. Da medico impegnato quotidianamente contro il diffondersi dell’epidemia, troviamo nelle sue parole anche la preoccupazione di dare informazioni utili a questa lotta. Lui sta dentro il tema e guarda fuori non sapendo quanto fiato ancora ci vuole per la risalita, ma le sue parole non trasudano angoscia.

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Non dobbiamo annegare nella infodemia e la decisione della redazione di pubblicare quotidianamente il Bollettino della Protezione Civile va in questo senso: accontentiamoci della dose giornaliera prescritta proveniente dall’informazione ufficiale. Potrebbe aiutarci a riconsiderare la morte in una dimensione diversa: quella in cui le cifre esponenziali dei numeri fanno perdere di vista gli individui. Per essi pensiamo alla nostra Teresa la Torraca (Teresa La Torraca ci ha lasciato) [36], ma anche a Gianni Mura, avvertito per decenni come l’amico che se ne intendeva di calcio e di ciclismo (Gianni Mura ha finito i suoi racconti [37]).

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Ma un giusto dosaggio informativo sulla pandemia ci può aiutare, anche, a trovare il tempo per pensare ad altro.

Per esempio all’isolamento totale di Ponza dovuto alla sospensione delle corse veloci, richieste dall’Amministrazione (Laziomar sospende le corse dell’unità veloce: accolta la richiesta del sindaco [39]), e a quelle della nave per il cattivo tempo. Al ritorno dell’ora legale (Torna l’ora legale, ma per chi? [40]), alle donazioni che in genere in primavera si fanno nelle piazze ai centri di ricerca (Ricerca, un appello piccolo ma importante). [41] O anche al problema di come arrivare all’orto  quando c’è il divieto di uscire (Un problema per molti, una richiesta sentita [42]).

Oggi ci sembrano banalità, ma nella vita di prima contavano.
Speriamo di riuscire a farle contare di nuovo, in un futuro che sia il più vicino possibile.