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Il tempo di Bettino (3)

di Pasquale Scarpati

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per la puntata precedente, leggi qui


Sembra strano, infatti, che tutto sia nato da una piccola, ma piccola mazzetta (per quei tempi e per l’inflazione che c’era), quando si sarebbe potuto salire e verificare ben più in alto per le ragioni addotte in precedenza. Da allora incominciò la stretta (non a caso tutto ciò avvenne dopo il 1989 e non a caso il governo Amato mise una serie di balzelli ed impose una dichiarazione dei redditi da paura per quei tempi). Ogni tanto usciva dalle stanze del governo anche la cosiddetta “una tantum”, o secondo alcuni “l’una dandum”; mentre un altro disse “una semper ”.
Insomma da quel piccolo “accidentì” si scatenò un polverone che avvolse tutti i politici del tempo: grandi e piccoli. Ci furono quelli che sparirono o si ritirarono nell’ombra; ci furono quelli che scapparono, quelli che andarono a giudizio e finirono in carcere. Salvo poi, dopo un po’ di tempo, ritornare alla ribalta e governare, guarda un po’, di nuovo nei grandi e piccoli centri: “gli amici” erano sempre lì ad attenderli. Credete che sia cambiato qualcosa? Molti si riciclarono. D’altra parte però, non vi era nessuna alternativa moderata.

Il governo Amato I fu il quarantanovesimo esecutivo della Repubblica Italiana.
Rimase in carica dal 28 giugno 1992 al 29 aprile 1993, ovvero circa 10 mesi.

Ovviamente il capro espiatorio più rappresentativo sarebbe stato colui che in quel momento sedeva sullo scranno più alto e cioè Bettino Craxi. Lui pensò bene di andare via sia perché sarebbe stato vilipeso a nome anche di tutti gli altri, sia perché sarebbe stato sollecitato a dire forse troppe verità che la storia dirà.
Ricordo bene che si aspettava da un momento all’altro che lui parlasse e dicesse cose ponderose. Ciò non accadde mai. Perché? bisogna chiedersi. Stavamo tutti con le orecchie tese: oggi parlerà e dirà: nulla. Domani parlerà e dirà: nulla oppure frasi ad effetto e molto vaghe, ma niente di ciò che si aspettava. Eppure penso che lui conoscesse con precisione il giro vorticoso che c’era intorno a lui e chi ne facesse parte. Ma era opportuno – o ebbe l’accortezza, nell’eccitazione del momento -, di non scatenare una… guerra civile.
Immaginate cosa sarebbe successo se avesse sciorinato quello che fondamentalmente ed intimamente ognuno pensava che lui sapesse o se avesse investito altre ed alte sfere! Tutti contro tutti.
Ricordo bene il vento che spirava. Sembrava un turbine. Sembrava la raffigurazione della rivoluzione francese: la donna che sventola fiera la bandiera e cammina davanti agli altri. Ed in più il pericolo reale che i comunisti di vecchio stampo avrebbero preso finalmente il potere. Ciò che ottennero in seguito anche in alcune roccaforti della D.C.
Ma essi, nel frattempo, si erano riciclati: erano passati nel campo dei “moderati”. Infatti anche dove governarono localmente non accadde nulla di strutturalmente rilevante. “Il rinnovamento” si attuò in poche cose e piuttosto marginali. La situazione rimase così com’era in precedenza a meno che non fosse intervenuta, ancora una volta, la magistratura. L’Isola ne sa qualcosa! E’ facile intuire le motivazioni.
Craxi si sottrasse ad una gogna mediatica che, però, non spettava soltanto a lui. Ha portato nella tomba le verità, penso scottanti, di quel periodo. Ma la storia sono sicuro che, in seguito, “parlerà”.

La tomba di Craxi ad Hammamet

Oggi però, a distanza di anni posso dire che strutturalmente è cambiato poco, salvo la recessione dovuta ad altri fattori che esulano da questo contesto. Burocrazia infestante, Enti inutili, Giustizia lenta e farraginosa, e altro… tutto è rimasto lo stesso e chiunque abbia governato non ha inciso granché.
Ricordo Calderoli della Lega che bruciò, disse, mille leggi e leggine, ma moltissime altre sono rimaste che spesso si contraddicono le une con le altre e così passa il tempo nella loro interpretazione.
Il discorso sostanzialmente è quello di prima: gli apparati sono quelli che reggono le sorti e nulla di sostanziale è successo salvo nuovi “balzelli” (oggi si paga tutto fatta eccezione dell’aria che si respira o forse, indirettamente, come dice “l’amico” anche quella. Una famiglia, infatti, tende a risparmiare: andando nei discount, guardando i volantini delle offerte, mettendo lampadine a basso consumo energetico, limitando le vacanze a un mordi e fuggi. Ritornando al ballo oggi, contrariamente agli anni addietro, va di moda quello di gruppo (tutto di gruppo anche il tango) perché non solo è meno impegnativo ma soprattutto meno costoso.
Ne sa qualcosa anche l’Isola? Ma ciò comporta anche un introito minore. Per di più le esigenze sono aumentate rispetto a prima.

Che si fa? I comuni si inventano parcheggi a pagamento di diverso prezzo anche di 2, 3 o 4 euro l’ora. A tal proposito mi sovviene che in una località che non cito un parcheggio era molto esoso. Ma la fregatura era che per raggiungere il centro della città bisognava camminare per un lungo tratto almeno mezz’ora. Così un’ora se ne va “a uffa”.
Il mio amico subito interviene dicendo: “Forse lì l’aria è più buona e quindi potevi respirare a pieni polmoni”. Lo guardo con un sorriso ironico.
Chi riscuote le utenze domestiche vede che la fattura diminuisce di prezzo e fa in modo che la tariffa aumenti. Di conseguenza anche l’IVA in percentuale. Che risparmio è? Oppure chi risparmia? A tutto questo si aggiunge il taglio delle spese soprattutto nella sanità e nella scuola. Il “pronto soccorso” io l’ho definito non con il nome del nosocomio a cui appartiene ma con quello generico del “Buon Gesù”: quando si entra non si esce più. Non nel senso cattivo della parola ma nel senso che si resta lì adagiato su un lettino anche a volte con lenzuola di carta (a me è successo) per ore ed ore. Non per colpa dei medici e del personale. Essi anzi si prodigano oltre il limite con abnegazione; purtroppo sono diventati anche “tuttologi”. Mentre prima, infatti, chiamavano il medico di turno del reparto per ogni patologia, ora se la devono vedere da soli e ciò molte volte porta ad errori che possono essere fatali (anche questo è successo sulla mia pelle). Ma noi siamo abituati a vedere gli altri come infingardi, nullafacenti, negligenti quando invece si tratta di organizzazione e di personale che è poco per le esigenze del reparto.

Allora per curarsi si deve mettere mano alla “saccoccia” se però se ne ha facoltà. Così per effetto dei corsi e ricorsi storici siamo tornati quasi al punto di partenza: di nuovo ognuno ha paura, se ha soldi (ma la situazione sotto questo punto di vista è alquanto diversa) di incorrere nei “guai” delle malattie che arrivano purtroppo, ancora oggi, di soppiatto.

[Il tempo di Bettino (3) – Continua]

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