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Il tempo di Bettino (1)

di Pasquale Scarpati

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Pubblichiamo in tre puntate uno scritto di Pasquale con la “sua” analisi dell’economia e della politica dagli anni ’80 in avanti.
Fuori tema per il Sito? Non crediamo… In parte si aggancia a un tema che abbiamo trattato di recente, in occasione dell’uscita del film Hammamet (leggi qui [1]); in parte è uno sguardo “nazional-popolare” – come un ponzese guarda il mondo – quindi per certi versi anche un documento antropologico.
Buona lettura
La redazione

[2]

Premetto che ciò che vado a scrivere non è suffragato da alcun documento, ma scaturisce da una semplice analisi e/o mie interpretazioni degli eventi che ho vissuto in quegli anni.

Correva l’anno il 1989… se vogliamo cominciare a raccontare tutto dalla… fine.
Dalla caduta del muro di Berlino e dal dissolvimento dell’URSS. Strano! Fino a che c’era stato lo “spauracchio” del comunismo, gli altri Paesi avevano enormi interessi a tenere in vita l’Italia del bengodi.
L’Italia viveva il suo secondo boom economico.
Il primo era stato negli anni ’60 con la Cassa per il Mezzogiorno.
Poi era sopravvenuta la crisi degli anni ’70 perché avevano chiuso il “rubinetto del petrolio”.
A questo si aggiunse anche la depressione dei porti italiani. Con la chiusura infatti, del canale di Suez per effetto dei conflitti tra israeliani ed egiziani, le navi doppiavano il capo Buona Speranza e facevano rotta direttamente su… Rotterdam. Si era ritornati praticamente al periodo che andava dalla scoperta dell’America all’apertura del suddetto canale; allorché il Mediterraneo era divenuto un mare “secondario”. In questo periodo furono varate, anche, le super petroliere di oltre 100.000 tonnellate (enormI per quei tempi) che tanti guasti avrebbero apportato al mare.

Ma negli anni ’80 con l’avvento della ASL tutto cambiò.
Non c’entra niente, a mio avviso, la fine degli anni di piombo perché non c’è relazione tra il terrorismo ed il benessere economico. Le persone, infatti, anche quando le brigate rosse o altri gruppi sparavano, non stavano tappate in casa. Era stata la mancanza, improvvisa ed imprevedibile del petrolio a non far circolare la moneta e di conseguenza a deprimere l’economia.

Ma per non creare confusione cerco di mettere in ordine, sommariamente, i vari aspetti, a cui qualche lettore “volenteroso” può aggiungere del suo:

a)
Per prima cosa le spese sanitarie, perché tutto nasce da lì.
Quando con l’avvento delle ASL, le famiglie, finalmente ebbero sentore che si erano liberate dalla schiavitù delle spese sanitarie, cominciarono ad investire altrove il gruzzoletto che tenevano in serbo in caso di necessità. La malattia (intesa in senso lato), infatti, arriva quasi sempre all’improvviso e va curata. Si aveva paura per questo.
Un vecchio adagio diceva: Stip’ ’u sord’ bianc’ p’a iurnata nera. Intendendo per ‘giornata nera’ appunto il dover ricorrere ai medici e alle conseguenti spese sempre onerose. Con il Servizio Sanitario Nazionale (SSN), invece: degenze lunghe e soprattutto gratuite; ogni sorta di medicinale senza spendere un soldo: ricordo… persino l’Amaro medicinale Giuliani! Chi non è uscito dalla farmacia con la borse della spesa piena di svariati prodotti, anche se non servivano? C’era il gusto di toccare, di accaparrare ciò che prima si poteva vedere soltanto da lontano.
– Vuoi vedere – ha detto una persona beffarda – che molti di quelli che hanno fruito a go go di quegli anni sono gli stessi che oggi li mettono alla gogna?
– Non lo so – ho risposto. Comunque tutto ciò provocò una reazione a catena che portò la gente a “liberare” il gruzzoletto che aveva depositato in banca e ad investirlo in altri settori. Si ebbe così una certa circolazione monetaria, che porto al incrementi in diversi settori: commercio, spese voluttuarie, scuola, ‘mattone’ (per dire seconda casa), investimenti finanziari, automobili…

b) –
Le automobili, tra l’altro, contribuirono a migliorare le condizioni economiche di molti paesi sperduti. Ognuno si spingeva oltre il proprio orizzonte in cerca di novità e soprattutto di trattorie casarecce. Nacquero così, come funghi in un bosco, ristoranti anche in mezzo alla campagna o sui cucuzzoli di montagna. Le automobili portarono anche all’apertura di nuove attività commerciali, lontane dal centro abitato. Molte di loro si andarono a collocare lungo strade di collegamento – altrimenti dette a scorrimento veloce – senza lasciar spazio ad eventuali complanari. Così molti uffici che prima erano in città furono allocati altrove.

c) – Il commercio ebbe un forte impulso perché l’aumento dei prezzi era compensato dall’abbondanza di denaro. Chiunque poteva comprare a 10 e vendere a 20. Bastava mettere anche una semplice bancarella di inezie per fare buoni affari.

d) – Sorsero scuole e ‘plessi’ dappertutto. Ogni scuola aveva il suo preside o, se elementare, il suo direttore didattico (cito come erano chiamati allora). Un gran numero di bidelli, applicati di segreteria e ‘plessi’. Ne ricordo uno tra Itri e Fondi in una zona in aperta campagna. Quanti ve n’erano nell’Isola? E’ pur vero che il numero degli alunni era superiore a quello di oggi, ma a volte il numero degli addetti era parecchio al di sopra del necessario.

e) – A parte l’abusivismo edilizio: ogni grotta divenne abitazione e sorsero costruzioni “invisibili”, di cui già si è ampiamente parlato; là dove si costruiva lecitamente bisognava pagare la cosiddetta “Bucalossi”. Questi soldi i comuni li avrebbero dovuti investire in opere urbanistica primarie e secondarie. Molti soldi furono investiti, ma le opere risultavano fin dal principio inadeguate sia al loro costo sia all’evoluzione del territorio. Sorsero anche molte case popolari ma le case IACP (dell’Istituto Autonomo Case Popolari) dopo pochissimo tempo già cadevano a pezzi e si doveva intervenire; inoltre nelle vicinanze non vi erano servizi di sorta e le strade erano sterrate o “asfaltate c’a sputazza”.

f) – Anche la Chiesa risentiva di questo benessere perché nelle offerte comparvero i biglietti di carta. oltre alle monete di metallo. Ricordo che le due feste patronali, nel posto dove abito, si celebravano per tre giorni. Vi erano sfilate di gruppi folkloristici, sbandieratori, majorette. I fuochi artificiali si sparavano per i tre giorni, anzi vi era una competizione tra i vari fuochisti. Una volta, prima di quelli sparati a mezzanotte, vi furono quelli sparati alle 10 di sera poiché destinati ai bambini. La chiesa non sentiva più l’esigenza di far uscire processioni quasi ogni mese come avveniva nell’Isola, nonostante la disaffezione o per meglio dire la diminuzione del senso religioso. Una volta, infatti, a causa di un risentimento, per due anni consecutivi non si tenne una delle due feste patronali e nessuno se ne curò; mentre anni addietro le due processioni rivali del Cristo Morto, si azzuffarono in mezzo alla strada. Insomma anche i comitati dei festeggiamenti ricavavano un bel gruzzoletto.

g) – Si incominciarono a vedere in giro i cosiddetti “promotori finanziari”. Si cominciava a tendere l’orecchio alle “Borse”. Io, in verità, conoscevo solo quella della… spesa. Della Borsa ne avevo sentito parlare quando per radio si leggeva, velocemente, nel pomeriggio, uno scarno elenco o comunicato dei vari titoli quotati. Molti investirono: molti guadagnarono, altri persero tutto il capitale. Oggi sembra uno dei pilastri dell’economia. Ma essa è come un vento variabile: ora spira di qua, ora di là. Basta un nonnulla, anche uno…. starnuto!

h) – Per il divertimento mi sovviene che in quel tempo, tra l’altro, cominciarono a pullulare nei grandi e piccoli centri le scuole di ballo liscio o standard. Ciò era sintomo di un certo benessere. Anche per questo divertimento, nei tempi passati, ognuno si arrangiava a ballare alla meno peggio, perché anche la perfezione ha un costo. Di conseguenza molti locali, soprattutto pizzerie, si attrezzarono per far ballare gli avventori. Vacanze lunghe. L’Isola ne sa qualcosa. Il soggiorno, infatti, si protraeva per molti giorni.

i) – Qualcuno cominciava ad intrufolarsi nella bande radio-televisive, cioè nell’etere, là dove c’era una “vacatio” legislativa … e nessuno diceva niente.

l) – Lavoravano le banche anche se davano mutui ad interessi altissimi, ma di converso quelli passivi erano altrettanto alti. L’assicurazione delle auto divenne obbligatoria per cui vi fu un altro esborso di denaro. Le poste emisero, in un primo momento, buoni fruttiferi che raddoppiavano dopo i primi tre anni e triplicavano al quinto anno. In un secondo momento i buoni raddoppiavano al 4° o 5° anno e triplicavano al 7°. Insomma il denaro circolava anche se continuamente si facevano i conti con il solito debito pubblico e con lo SME (Serpente Monetario Europeo) che a volte (abbastanza spesso) si “sforava”. Tutto ciò portava soldi nelle casse dello Stato che a sua volta le rimetteva in circolo in vario modo.

Circolando la moneta chi badava alle spese? Nessuno! Perché: “mangi tu e mangio io”. Tutti eravamo fondamentalmente contenti e ci fregavamo le mani. Chi di destra, di centro ed anche di sinistra non ha usato o abusato di tale situazione? Qualcuno forse metteva in guardia ma era una voce che gridava nel deserto.
Ma la domanda che mi pongo è: eravamo coscienti dei futuri disastri oppure pensavamo che il mondo continuasse ad andare sempre alla stessa maniera?

m) – Sorsero anche le Regioni ed altri Enti che avevano bisogno anche loro di essere sovvenzionati. Ma nessuno ci faceva caso che le prime rischiavano di essere “doppioni” e molti dei secondi erano inutili. Ma esse servivano come un altro serbatoio di voti. Così bisognava sovvenzionare l’apparato burocratico dello Stato, delle Regioni, delle Provincie, dei Comuni e degli altri Enti. Così molte strade da statali (SS – Strade Statali) divennero di colpo regionali (SR). Ma il loro tracciato e la loro manutenzione rimaneva la stessa. Tra l’altro, pur essendo Regionali o statali diventano “comunali” allorché si trattava di elevare multe che andavano ad impinguare le casse dei comuni stessi e che avrebbero dovuto essere utilizzate per migliorare la viabilità comunale.
Ma a questo punto sorge spontanea una domanda: chi sovvenziona la viabilità regionale se quei denari vanno nelle casse comunali? La manutenzione degli edifici scolastici, poi, fu divisa tra quelli gestiti dalla provincia e quelli gestiti dai comuni come se un solo ente non potesse sopportare il peso del denaro.
– Non si capisce perché – ha detto il solito interlocutore.
– Non so – ho risposto.

Chi non ha fruito di tutto questo? Nessuno forse.
L’omerico “Nessuno” ha disboscato a piacimento, “Nessuno” ha costruito sui greti dei fiumi, “Nessuno ha costruito in zone soggette a vincolo idro-geologico.
L’amico dice: – L’avranno fatto gli “alieni” e noi ne abbiamo solo beneficiato.
“Nessuno” ha usato la plastica a iosa, specialmente le buste che nei supermercati venivano regalate. Molti esercenti e privati andavano a farne incetta anche non comprando nulla o quasi.
Perché, allora, non si è detto niente in piazza o sui mass media?
Si era stupidi allora, mentre oggi siamo diventati saggi?

 

[Il tempo di Bettino (1) – Continua]