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Un film è come il maiale…

di Sandro Russo

 .

Amo il sito perché…
Perché mi porta lontano… mi fa conoscere cose che non avrei scoperto senza.

Così mi aveva incuriosito il film citato da Tano in una sua recente Canzone per la domenica [1].
L’avevo notato nelle sale ma poi, come spesso succede, era uscito di programmazione troppo presto e mi era sfuggito. Mi è tornata voglia di vederlo dopo averne letto sul sito, appunto.
Il film è ben sintetizzato nel pezzo di Tano, che però lascia un interrogativo in sospeso (…lo farò anch’io!): “Quale sarà mai il nomignolo che gli studenti hanno dato al professore”?

[2]

Ma torniamo all’inizio: amo il sito, e amo i film e le occasioni che propongono…
Una delle espressioni preferite di Tano è: “Un film è come il maiale: non si butta niente!”.
Intendendo che un film è una costruzione talmente complessa che se ti ci metti con la giusta disposizione e a mente aperta, qualcosa sempre ci trovi. Anche nei film che non piacciono; a maggior ragione in quelli che piacciono. Detto così è una semplificazione inaccettabile – le categorie mi piace/non mi piace -, riferite a un film, sarebbero da bandire.
Meglio sarebbe rispondere: – Un momento, parliamone.

[3]

Questo film del 2014 – La vita è facile ad occhi chiusi (Vivir es facil con los ojos cerrados), del regista David Trueba, è un tipico film di viaggio (road movie), dove il viaggio è metafora, occasione di crescita e di cambiamento. È la storia di un professore di inglese della Spagna ancora franchista (l’ambientazione del film è nel 1966) che si mette in viaggio su una sgangherata 850 verde – una delle macchine più brutte mai costruite – per andare ad incontrare John Lennon che sta girando un film in Almeria [Come ho vinto la guerra (How I Won the War), film del 1967 diretto da Richard Lester]. Per la strada raccoglie due giovani che stanno più o meno fuggendo da casa. Le interazioni fra i tre sono il nucleo della storia e di un’avventura che cambierà le loro vite.

[4]

Il professore (Antonio) oltre ad essere un patito dei Beatles (utilizza le parole delle canzoni per insegnare l’inglese ai suoi recalcitranti studenti), ama le citazioni poetiche. Il suo preferito è Machado (1875 -1939), che si chiama come lui.

sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole…
Che cerchi, poeta, nel tramonto?

[5]

E più avanti:

Vai, cammina,
non sarai arrivato
finché non hai perso tutto

La prima poesia: “Nuda è la terra”, viene dalla raccolta “Soledad”, del 1903 e tutta intera fa così:

Nuda è la terra, e l’anima
ulula contro il pallido orizzonte
come lupa famelica. Che cerchi,
poeta, nel tramonto?
Amaro camminare, perché pesa
il cammino sul cuore. Il vento freddo,
e la notte che giunge, e l’amarezza
della distanza… Sul cammino bianco,
alberi che nereggiano stecchiti;
sopra i monti lontani sangue ed oro…
Morto è il sole…
Che cerchi, poeta, nel tramonto?

Del secondo componimento non sono riuscito a identificare la provenienza (…se qualcuno mi può aiutare gliene sarei grato). Ma dopo aver cercato invano nel vasto mare del web sono andato a vedere sul sito… e qui ne ho trovato di materiale su Machado!

[6]

Perciò torniamo al sito, per chiudere il cerchio e spiegare perché lo amo.
Di Antonio Machado, poeta andaluso, hanno scritto: Gabriella Nardacci: Altri viaggi. Cammina… cammina… (1) [7] e (2) [8]; Gennaro Di Fazio: Il mare [9], e anche io: Sino estelas en la mar [10] 

Di quest’ultima poesia, forse la più famosa sul  tema dell’andare, riportiamo qui la versione completa :

Viandante

Tutto passa e tutto resta,
però il nostro è passare,
passare facendo cammini,
cammini sopra il mare.

Mai cercai la gloria,
né di lasciare nella memoria
degli uomini la mia canzone,
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili,
come bolle di sapone.

Mi piace vederli dipingersi
di sole e scarlatto, volare
sotto il cielo azzurro, tremare
improvvisamente e scoppiare…
Mai cercai la gloria.

Viandante, sono le tue orme
il cammino e niente più;
viandante, non c’è cammino,
il cammino si fa camminando.

Camminando si fa il cammino
e voltando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai
si deve tornare a calpestare.
Viandante non c’è cammino,
ma solamente scie nel mare…

Un tempo in quel luogo
dove oggi i boschi si vestono di biancospino,
si udì la voce di un poeta gridare
«Viandante non c’è cammino,
il cammino si fa camminando…»
Colpo dopo colpo, verso dopo verso…

Morì il poeta lontano dal focolare.
Lo copre la polvere di un paese vicino.
Allontanandosi lo videro piangere.
«Viandante non c’è cammino,
il cammino si fa camminando…»
Colpo dopo colpo, verso dopo verso…

Quando il cardellino non può cantare.
Quando il poeta è un pellegrino,
quando non ci serve a nulla pregare.
«Viandante non c’è cammino,
il cammino si fa camminando…»

Colpo dopo colpo, verso dopo verso.

[11]

Originale e traduzione (cliccare per ingrandire)