- Ponza Racconta - http://www.ponzaracconta.it -

Controcanto

di Francesco De Luca
[1]

.

L’inverno che qualche brivido di freddo dava, tant’è che muoveva gli animi sensibili a pensieri poetici, non gelerà più le nostre esistenze, bisogna farsene una ragione. Sognamolo pure, se le atmosfere plumbee ci solleticano a farlo, ma non attendiamolo più, è semplicemente e colposamente (per l’homo sapiens) finito.

E tuttavia per l’isola ancora è presto perché ci si metta in moto per affrontare l’estate e la sua pressione turistica. Per cui il periodo invernale offrirebbe il destro per mettere mano a progetti, a visioni di sviluppi futuri.
Quante volte lo abbiamo detto, scritto, auspicato, atteso. Ma il niente ha sempre risposto a queste aspettative. Che non sono delle élite, come qualcuno si ostina a insinuare. È la gente che col buon senso comune aspetta dagli Organi Statali preposti alla vita sociale, questi comportamenti. E invece si è preferito nel passato, e si continua ancora a preferire che il periodo dell’ozio trascorra alimentando polemiche da bar, battute da strapazzo fra chi ha avuto il potere e non vi ha provveduto e chi ha il potere e non provvede.

Lo stato di abbandono strutturale (sociale, economico e amministrativo) viene da lontano. Tutte le lacune che si evidenziano nei trasporti, nella scuola, nella viabilità, nel disordine organizzativo della comunità ponzese hanno origine nella mancanza di politiche per l’isola.
C’è stato un periodo in cui Ponza, e il suo territorio, è stata intasata di ditte che operavano sulle falesie o nell’edilizia pubblica senza un preciso intendimento rivolto alla comunità isolana. È seguito un periodo di politica maneggiona senza il minimo sguardo proiettato verso il futuro della comunità. Poi c’è stato il pericolo d’essere asserviti a forze economiche forestiere, figurarsi se si è pensato allo sviluppo isolano. Oggi c’è un’attesa colposa. Una inerte attesa.
Nulla si fa e nulla si chiede. Si aspetta che gli sviluppi abbiano corso.

Non so quale sia o sarà o sarebbe questo corso. Mi auguro che sia positivo ma l’augurio non basta. E non basta perché il tempo corre, le cose si evolvono e la risultanza di ciò è evidente. Una popolazione rarefatta nei numeri, inattiva perché formata per lo più da anziani, bisognosa ancor più di servizi. Che scarseggiano e diventano nefasti allorché toccano la gioventù.

Casamicciola [2] (leggi anche su questo Sito) lamenta la chiusura di Scuole, noi a Ponza se non curiamo la Scuola e, se non si incrementa la persistenza dei ragazzi, non si avrà tempo per lamentele ma soltanto per funzioni funebri.

Non sono più avveduto degli altri, dico soltanto quello che tutti sanno e che non hanno il coraggio di affrontare.

Forse non è il coraggio, forse è distrazione.

Non dico questo per favorire le forze dell’opposizione. Mi guardo da chi sputa sentenze senza mai essere entrato nel tessuto vivo del paese. Lo dico perché nel tempo che intercorre ancora al termine della gestione comunale ci si interroghi sulle questioni di fondo che ammorbano l’isola.

Le questioni di fondo non riguardano le autorizzazioni per l’uso del suolo demaniale, non riguardano la messa in sicurezza delle falesie, non i porti da realizzare. Queste sono questioni a corredo di decisioni etico-politiche.

Qui mi appare chiaro che si continua a considerare la politica in funzione del partito politico e dei conseguenti affari che si dovranno gestire. Mentre io affianco alla politica (in quanto gestione della cosa pubblica ) la morale ( in quanto regola che sovrintende i rapporti interpersonali). E lo faccio in nome di tutto il bagaglio di diritti e di norme che devono contrastare il neoliberismo in quanto dogma che persegue in modo pervicace e ottuso il guadagno.

È opinione diffusa, fra chi ha posto al sommo del pensiero e dell’impegno socio-politico il bene della comunità umana sul pianeta, che la sovranità dell’economia sulle esigenze morali stia portando al disastro ecologico.

L’amministrazione attuale, assediata dai partiti politici, si tiene lontana dal prendere posizione, ma non ha fatto emergere nessuna esigenza politico-morale. Ha sospeso ogni decisione. Assolvendo soltanto metà della sua funzione.

È il mio convincimento. Nessuna pretesa di verità, ma assoluta sincerità, fondata su quanto mi appare. Il nostro territorio, questa isola che tanto amiamo, avrebbe bisogno anzitutto di cura per le cose e per le persone.

Cura ossia attenzione, ascolto, presenza, presa visione delle cose, vicinanza ai paesani. Con espressione sintetica si potrebbe dire: politica interna.

In questo frangente di destabilizzazione residenziale e culturale l’isola avrebbe bisogno di risentire la vicinanza dei suoi abitanti, la verità della comunità. Avrebbe bisogno che il suo territorio sia sotto controllo, visionato, accudito.

È l’isolanità il nostro tesoro: quella fisica e quella umana.

[3]
René Magritte. Il castello dei Pirenei. 1959