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La difficile partita

di Francesco De Luca

 

Nella passata amministrazione comunale avevo un amico al quale mi legavano sentimenti condivisi da ragazzo e col quale ho interrotto ogni rapporto perché ho giudicato avvilente la sua sudditanza a chi lo sovrastava. Chiarisco: ho rotto ogni rapporto umano, e anche in malo modo, perché la sua posizione politica (lo sottolineo) l’ho giudicata poco dignitosa per un ponzese.
Confesso questo mio comportamento non per trarne vanto, anzi. Capisco che il mio giudizio non è stato equilibrato perché il contrasto si è compiuto su due piani (concettuale e morale), in modo confuso. Il piano politico dovrebbe essere scisso da quello morale. L’avversario è politico, il nemico è morale!
Avrei dovuto tenere distinti i due piani e, pur manifestando disprezzo per la sua condotta politica, avrei dovuto lasciare intatta la vicinanza sentimentale. Non sono stato capace. Capisco che logicamente c’è stato un difetto da parte mia eppure sono contento di averlo fatto e, oggi lo ripeterei.

Mi scuso coi lettori se li sto coinvolgendo nel mio privato ma l’obiettivo finale va oltre la mia persona. Perché a Ponza, nella piccola Ponza, è difficile scindere il comportamento politico da quello morale.
Chiarisco il ragionamento: la politica ponzese, anzitutto, è interamente fagocitata dall’azione amministrativa. Non tocca il sovranismo, il populismo, la costituzione, la democrazia. Non li tocca perché i contenuti delle scelte amministrative riguardano aspetti locali, parentali, di simpatie amicali e di contrasti vicinali. Questo è un primo dato di fatto.
Un altro dato consiste nel fatto che la compagine che amministra rifiuta di evidenziare le sue scelte. Si preferisce l’indottrinamento da esempio (l’efficacia delle delibere) piuttosto che l’educazione attraverso la manifestazione esplicita e completa dei presupposti delle delibere.
Ora, l’indottrinamento da esempio, ovvero l’efficacia delle delibere, è arduo perseguirlo perché l’Amministrare una piccola realtà comunale come Ponza non si avvale di capitali da investire, non si avvale di funzionari tecnici pervicaci, assidui, non si avvale di sponsor regionali di spicco.
E allora? Allora l’efficacia di una delibera si ottiene se elimina un evidente pericolo, se soddisfa una carenza ancestrale, se favorisce un settore economico. Cosucce da comari, da bar del vicolo, e gli esempi ognuno li trova nelle sue esperienze.

La conclusione è che fare politica in una piccola realtà comunale come Ponza appiattisce i comportamenti politici su quelli morali. Provocando quei conflitti che ho confessato sopra. A meno che non si renda chiara ed evidente la matrice del provvedimento, dicendo in modo esaustivo tutto quello che ha generato la decisione stessa. La qual cosa renderebbe la partecipazione della comunità alla vita amministrativa più coinvolgente e forse più attiva. Scegliendo dunque non l’indottrinamento da esempio ma l’ educazione.

Il giudizio che si trae dalla lettura di quanto scritto è: sono chiacchere, soltanto chiacchiere. E’ quanto si ascolta ripetutamente dai compaesani: amministratori attuali e amministratori potenziali. Il che evidenzia il nostro livello di consapevolezza politica. E fra costoro, nella maggioranza, ho fraterni amici. Coi quali non si parla di politica. Anzi, ci si è dati il veto di parlare di politica. Come se quella (la politica) fosse una cosa non comprensibile da chi non conosce i risvolti delle questioni. Il che è vero: i risvolti delle questioni sono conosciuti da chi legge le carte e si informa per decidere. Ma questo non elimina il diritto, da parte di chi deve sopportare l’esito delle decisioni, di essere messo al corrente delle ragioni sostanziali che supportano le decisioni.
Non è tollerabile democraticamente che siano soltanto i fatti a decidere la bontà di una Amministrazione. Tanto più se i fatti (i risultati raggiunti) sono minimi. In democrazia vale anche il metodo, la partecipazione, il consenso, il confronto. Non sto insegnando niente perché sono cose risapute, da tutti.

Questa partita la vedo difficile, tanto è vero che mi fa cadere in errore. E biasimo chi da Ponzese non tiene conto degli interessi vitali dei compaesani, e mi mortifico nel vedere riproporre comportamenti pubblici criticati nel passato. Cadendo così, io, nella confusione dei due piani, quello politico e quello morale, quello sentimentale e quello razionale. Sbaglio, lo so, sono addolorato, ma non posso fare altrimenti.

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