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Santa Lucia… e i suoi occhi

di Isidoro Feola

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13 dicembre Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia… così recita un vecchio adagio della cultura popolare. 
Ma è proprio così? No, non è così, in quanto il giorno più corto corrisponde al 21 dicembre, solstizio d’inverno, quando il sole raggiunge il punto più lontano dall’orizzonte.
Ma allora perché si dice così?
 Si dice così perché, prima dell’introduzione dell’attuale calendario, detto gregoriano in quanto voluto da papa Gregorio XIII nel 1582, il giorno più corto era attorno al 13 di dicembre.
L’anno 1582 durò, di fatto, 10 giorni in meno per recuperare lo sfasamento tra il calendario giuliano, introdotto da Giulio Cesare nel 46 a. C. ed utilizzato fino ad allora, e l’andamento dell’anno solare, nei confronti del quale si era in ritardo.
Il 4 ottobre del 1582 la gente sperimentò una sorta di viaggio nel tempo in quanto andò regolarmente a dormire la sera del 4 ma si risvegliò direttamente il 15 ottobre, poiché furono cancellati tutti i giorni compresi tra il 5 ed il 14 ottobre.
Quindi Santa Lucia esisteva già; ma chi era Lucia, e perché fu proclamata santa e martire?

Lucia nacque sul finire del terzo secolo in una nobile e ricca famiglia di Siracusa. Ancora bambina, rimase, orfana di padre e poi la mamma si ammalò gravemente. 
Nel frattempo divenne una fervente cristiana, in un periodo in cui i cristiani erano molto invisi dal potere dell’epoca (ricordiamo, per inquadrare il periodo storico, che siamo sotto l’imperatore Diocleziano il quale, come noto, mise in atto la più grande persecuzione contro i seguaci di Cristo).
Un giorno Lucia decise di condurre la madre a Catania per pregare sulla tomba di Sant’Agata per implorare la grazia della sua guarigione. Così avvenne (la guarigione) e le due donne fecero ritorno a Siracusa. Quivi giunte si diedero a prestare aiuto ai poveri ed ai bisognosi e Lucia respinse le insistenti e ripetute avance di un giovane ricco che la voleva in moglie.
Dopo essere stato respinto più volte, il pretendente denunciò Lucia alle autorità perché era Cristiana. Inizialmente il delegato dell’imperatore cercò di convincerla ad abiurare perché era stato amico del suo defunto padre, poi era ricca e nobile, e poi era bella, educata e con begli occhi; ma al ripetuto rifiuto di rinunciare alla sua fede, il prefetto Pascasio sentenziò che fosse trascinata in un luogo di perdizione.
E fu allora che avvenne un prodigio: Lucia era inamovibile, nonostante l’esilità del suo fisico.
Provarono a trascinarla prima un manipolo di soldati, poi si provò a portarla via legandola a dieci buoi, ma tutto inutile; la donna rimaneva dov’era. Allora, attribuendo il fenomeno alla stregoneria, fu ordinato che fosse costruito un grande falò attorno a lei e dato quindi alle fiamme: tutto inutile perché il fuoco risparmiò la giovane dopo avere consumato tutta la catasta di legno che l’accerchiava. Si cercò allora di farla fuori con la pece bollente, ma anche questo tentativo fu inutile. Infine fu uccisa con spade e pugnali: era il 13 dicembre dell’anno 304

Secondo un’altra versione, dato che nella iconografia la Santa viene rappresentata con i propri occhi posti sopra un vassoio, prima di essere sepolta gli occhi le furono strappati dalle orbite e gettati in mare.
 Altri scrivono che li aveva chiesti in “ricordo” lo spasimante, ma i globi oculari si riformarono nelle orbite ancora più belli di prima.

E’ venerata sia dalla chiesa Cattolica che da quella Ortodossa e la si invoca per tutte le malattie della vista, sia a motivo delle vicissitudini finali della sua esistenza sia per l’etimo latino del suo nome: “lux” che significa, appunto, luce; pertanto è la protettrice della vista, oculisti, saldatori, elettricisti, e le sue spoglie si trovano nella cappella di Santa Lucia che è situata nella chiesa di San Geremia a Venezia (sestriere del Cannaregio) a pochi minuti a piedi dall’omonima stazione ferroviaria (Venezia Santa Lucia). Giunsero qui nel 1204 con il bottino della quarta crociata dopo vicissitudini varie.
Ovviamente dopo la sua morte furono sepolte a Siracusa dove, subito dopo la fine delle persecuzioni di Diocleziano, furono meta di pellegrinaggio di preghiera e intercessioni per guarigioni. Senonché, sotto l’imminente minaccia dell’invasione araba in Sicilia, nell’anno 878 le spoglie furono nascoste in luogo segreto e quivi rimasero fino a quando, nel 1039, i soldati di Bisanzio liberarono Siracusa dagli islamici portando il corpo a Costantinopoli dove rimase, come detto prima, fino al 1204 quando il doge veneziano Enrico Dandolo lo portò a Venezia (assieme a quello di Sant’Agata; quest’ultimo, poi fu fatto riportare in Sicilia).

Ma ritorniamo ai suoi occhi, attorno ai quali possiamo anche provare a scrivere una sorta di favola adatta ai bambini:

– C’erano una volta… due occhi bellissimi che furono strappati alla bella Lucia e gettati in mare vicino a Siracusa. 
Appena caduti in acqua accorsero tutti i pesci, i quali rimasero affascinati nel vedere quei due oggetti rotondi che, riflettendo la luce, lentamente, scendevano verso il fondo del mare.
Allora, anche i più famelici ed i più cattivi, tra gli abitanti del mare, si misero a fare un girotondo attorno a loro accompagnandoli verso il fondo ed assicurandosi che nessuno recasse loro danno. Pian piano, ondeggiando leggermente, essi si posarono dolcemente su un fondale sabbioso e subito si formò, attorno a loro, un recinto di ricci di mare di varie forme e grandezze in modo tale che i loro aculei avrebbero tenuto lontano qualche eventuale malintenzionato.
Si pose allora il problema di trovare dei custodi che avrebbero vegliato sulla sicurezza degli occhi. Si riunì allora tutta l’assemblea degli abitanti del mare per decidere sulla cosa più giusta da fare.
Dopo varie riunioni fu deciso di affidare gli organi ad un gasteropode (scuncillo); sì va bene, ma ce ne sono di tanti tipi, tante forme, tante grandezze; alcuni sono di destra (destrorsi), altri di sinistra (sinistrorsi), ma ci sono anche, come negli esseri umani, di quelli che sono di destra o di sinistra a seconda della convenienza del momento (chiralità); come lo scegliamo?
È semplice, facciamo una gara, anzi più gare ad eliminazione; a quello che vince affideremo gli occhi di Lucia.
Così si organizzarono dei duelli (senza spargimento di sangue), poi delle gare di abilità e resistenza, poi un palio, fino a quando rimasero in campo solo due concorrenti.

Il vincitore fu decretato con una giostra simile a quella del saracino di Arezzo; entrambi i finalisti si posizionarono a cavallo di un ippocampo (cavalluccio marino) e con un pesce ago, brandito a mo’ di lancia, dovevano infilare il guscio bucato di una patella appesa al ramo di una gorgonia; dopo aspra lotta fu portata in trionfo il vincitore, anzi la vincitrice, che si chiamava Astrea e che, a causa della fatica dovuta alle lunghe gare, era nel frattempo divenuta rugosa.

Appena la giuria formalizzò la regolarità delle dispute, le affidarono gli occhi di Lucia dopo avere redatto un verbale che venne firmato da tutti.
Astrea rugosa ebbe allora un’idea geniale: per mettere al sicuro gli occhi e, nel contempo, per permettere che tutti li potessero vedere, pensò di sostituire la porta di ingresso della sua casa-conchiglia: quindi via quel vecchio ed insignificante opercolo che aveva sempre avuto, al suo posto mettiamo l’occhio di Santa Lucia.
…E per terminare la favola… Vissero tutti felici e contenti.

Gli occhi di Santa Lucia sono da sempre usati come gioielli e monili oppure incollati o, più spesso, incorniciati da fili aurei per farne anelli, pendagli per collane, orecchini, cammei, ecc.

P.S. Non ce ne voglia il prof. Madonna, o qualche malacologo, per la libera interpretazione fatta degli abitanti del mare.

Chiesa di Santa Lucia, a Forio d’Ischia

Statua di Santa Lucia nella chiesa di Ponza Porto

Quadro e iscrizione devozionale nella chiesa del cimitero  di Ponza.
La tela, probabilmente della fine del 1700, è di scuola napoletana

Nota della Redazione
Per un altro articolo sull’occhio di Santa Lucia, leggi qui:
http://www.ponzaracconta.it/2015/12/22/la-posta-dei-lettori-locchio-di-santa-lucia/ 

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