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Lucy e una leggenda africana (2)

di Dante Taddia
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Raccordo alla puntata precedente (leggi qui [2]): Il Sdtlc raccolse una manciata di terra, la irrorò di acqua per renderla plasmabile e costruì una statuina con due gambe e due braccia con le piccole appendici, una testa con occhi, naso, orecchie e bocca; gli soffiò sul viso il suo alito divino, e la statuina prese vita.

La bocca si aprì e il Sdtlc si aspettava di sentire la voce di quella statuina, ormai era un essere vivente, se non altro per confermare di essere venuto al mondo.
Lo guardò a lungo mentre i tentativi di formulare delle parole facevano fare buffi e strani contorcimenti alla bocca di quella statuina. Il Sdtlc guardò l’albero, guardò la statuina, riguardò l’albero e ancora la statuina e capì che le aveva dato sì il suo alito divino, ma che esso non era stato sufficiente per farla animare anche nei pensieri. Occorreva che avesse anche “conoscenza”.
“Scusa”, disse all’albero, e prese una foglia che infilò in bocca a quella statuina. Gli alitò a lungo sul viso e guardava veramente compiaciuto quanto aveva fatto ma… ma si accorse che quella statuina era troppo fragile, e a causa di tutte le manipolazioni cui era stata sottoposta si stava quasi polverizzando nelle sue mani: allora decise che doveva renderla consistente: la mise quindi nel grande forno dove aveva fatto rassodare quelle degli altri esseri che aveva creato.

La brace ardeva e il Sdtlc pensò che pochi attimi sarebbero stati sufficienti per indurire il suo manufatto. Lo tirò fuori dal forno quasi subito, ma con grande disappunto notò che era rimasto di un colore pallido, i capelli biondi gli ricadevano sulle spalle, gli occhi azzurri riflettevano il cielo. Era proprio carino ma non era come voleva e non poteva fare altro. Non poteva certo rimetterlo nel forno.

Non era possibile fare una cosa del genere guastando il lavoro fatto. Sarebbe stato come mangiare una pietanza riscaldata: non ha lo stesso sapore dell’originale, quindi bisognava lasciarlo come era. Pallido e biondo.

Meglio farne un altro. Stessa procedura e analoga “cottura”.
Lo lasciò un tempo maggiore, convinto che fosse sufficiente, ma quando la tirò fuori dal forno la statuina era solo di un colore meno pallido, giallino. I capelli erano diventati neri e gli occhi, scuri, erano ridotti a due sottili fessure per la smorfia di disappunto che la statuina aveva fatto quando si era vista allo specchio. Non si piaceva proprio e il suo strizzare gli occhi quasi per non vedersi ne era la prova.

Il Sdtlc era avvilito. Aveva fatto tantissime belle cose, tutte perfette e fin dall’inizio senza errori. Solo con questo essere a due gambe e due braccia non riusciva nel suo intento. Ne fece un altro. Stessa procedura e analoga cottura al forno. Questa volta si impose un tempo maggiore e cominciò a contare proprio per scandirlo meglio. Arrivò fino a cento. Aprì il forno, ed ecco che la statuina apparve in tutto il suo splendore, di un bel rossastro dorato: capelli lunghi, scuri e fluenti, occhi vivi e espressivi. Si guardò allo specchio, era compiaciuto.

Guardó il Sdtlc, emise un suono gutturale equivalente a un mmmbugh di approvazione e ringraziamento, e cominciò a ridere contento, diventando sempre più rosso a forza di ridere. Era strafelice.
Il Sdtlc lo era altrettanto, e strofinandosi le mani per la contentezza stava tornando verso l’ombra del suo albero per mostrargli il lavoro fatto, quando si accorse che era rimasta ancora una piccola statuina da mettere nel forno.

Dopo il risultato della statuina rossastra che poteva sì forse andare bene ma non era esattamente come lui la voleva, di un bel colore dorato, ìne aveva preparata un’altra che, nell’euforica risata della statuina rossastra, stava quasi dimenticando.

Non poteva lasciare che il suo creato fosse popolato solo da bianchi e slavati biondastri, giallini insoddisfatti, rossastri felici.

Gli angoli del creato erano quattro: occorreva quindi che ognuno fosse almeno popolato di conseguenza, e così mise nel forno l’ultima statuina.

La brace ardeva, ma non abbastanza, e il Sdtlc andò a procurare altra legna per meglio alimentare il forno. Ma come bene si può immaginare una parola tira l’altra, un fiore profuma l’altro, un animale chiama un altro: con tutti aveva buone parole d’incoraggiamento per la nuova vita, e altrettanto fece con le tre statuine che stava mostrando al suo albero.

Avrebbe preso tre delle sue foglie per dare loro la conoscenza. Quando si accorse del tempo passato così velocemente ebbe un tuffo al cuore. Si era dimenticato della statuina nel forno! Corse immediatamente a tirarla fuori, ma era troppo tardi. Era troppo cotta, bruciata. Tutta nera, con lunghi capelli nerissimi sulle spalle, occhi vispi e indagatori. Il Sdtlc non disse niente. La guardò sconsolato. Aveva fatto uno sbaglio e avrebbe voluto rimediare in qualche modo. Ma come?

Mentre stava pensando a cosa fare, la statuina bruciata non disse nulla e si avviò lentamente verso lo specchio per guardarsi. E per la meraviglia, per la sorpresa, per il disappunto, ma soprattutto per tutte le tre cose messe insieme, i capelli si rizzarono sulla testa attorcigliandosi su sé stessi quasi a voler scappare dall’immagine che era riflessa nello specchio. E quei capelli continuarono a farlo fino a diventare tanti piccolissimi ricciolini e crespi per nascondere la loro sofferenza.

Ma il Sdtlc nella sua infinita giustizia non volle certo privare la statuina della conoscenza e così anche lei, statuina bruciata, ricevette la foglia dell’albero e con essa l’acquisizione della conoscenza. Si guardò intorno, aprì la bocca e con devozione ringraziò il Sdtlc di essere vivo ma… “Signore, disse, sicuramente mi darai una compagna con cui condividere la mia esistenza e popolare l’angolo di mondo che avrai deciso per me e ti ringrazio di questo ma… vorrei forse… sì… cioè… la compagna… i capelli… non per me, ma per lei… lei ci tiene che…”.

“Ho capito, fece il Sdtlc, daró alla tua compagna una grande risorsa: la capacità artistica di arrangiare i suoi capelli come meglio crede, lunghi, corti, rasati, aggiunti, a treccioline… insomma per lo stesso numero dei suoi capell… per lo stesso numero dei suoi ricci, avrà la possibilità di creare l’acconciatura che meglio le piacerà. Le compagne degli abitatori degli altri tre angoli del mondo cercheranno di copiare, ma con pessimi risultati, quello che soltanto la tua compagna e tutte le sue discendenti potranno fare per le loro acconciature”.

La statuina bruciata prese la sua compagna per mano, si rivolsero entrambi verso il Sdtlc e con un bellissimo sorriso a 32 perle bianchissime dissero “grazie” e si diressero verso quell’angolo di mondo che era stato loro destinato, l’Africa.

[Lucy e una leggenda africana (2) – Fine]


L’Africa
su Ponzaracconta

Se si digita – Africa – nel riquadro “Cerca nel sito”, in Frontespizio, si ottengono 57 schermate da 7 articoli ciascuna (più una dispari) = 400 articoli, che a vario titolo trattano dell’Africa.
Comunque, quelli più specificamente sul tema, in ordine anche temporale, sono questi articoli, di questi Autori:

di Lino Catello Pagano

Immagini della “mia Africa” (1) [3] – 16 novembre 2011

Sulle orme del padre (1) [4] – 23 gennaio 2012

Carnevale in Libia [5]– 10 febbraio 2012

I miei viaggi. La Sierra Leone (1) [6] – 11 maggio 2012

I miei viaggi. La Sierra Leone (2) [7] – 21 maggio 2012

di Domenico Musco

Viaggio in Mali con l’amico Leo Lombardi, geologo (1) [8]– 26 maggio 2014

Viaggio in Mali con l’amico Leo Lombardi, geologo (2) [9]28 maggio 2014


di Giovanni Hausmann

Auguri di Natale dal Natal [10]21 dicembre 2014

Auguri dal Mozambico [11]24 dicembre 2015

Kalahari express (1) [12]2 aprile 2018

Kalahari express (2) [13]4 aprile 2018


di Sandro Russo

 Viaggi (4). Mal d’Africa [14]30 settembre 2016

Viaggi (5). Mal d’Africa (seconda parte) [15]2 ottobre 2016

La-mia-scoperta-dell’Africa-attraverso-le-piante.-Fotoracconto [16] – File .pdf caricato nell’ottobre 2016