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Per una stampa del 1990, di Giuliano Massari

recensione di Silverio Lamonica

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Stando a Ponza da aprile a settembre, è prassi normale anzi, quasi “un rito” incontrarmi tutte le mattine con Giuliano e chiacchierare di argomenti vari, comodamente seduti al Maga Circe, in Piazza Pisacane, di solito in compagnia anche di altri amici. Ma d’inverno – pur essendo entrambi a Roma – questi piacevoli “simposi mattutini” sono impossibili per varie cause e impegni.

Però sabato scorso, 30 novembre, ci siamo finalmente incontrati a Piramide, quasi a mezza strada e, trovato un confortevole bar in zona, abbiamo ripreso la nostra abituale e gradevole conversazione.

Giuliano mi ha subito consegnato un suo opuscolo, fresco di stampa, di circa trenta pagine: “Per una stampa del 1990”. È un libretto illustrativo e riguarda quella suggestiva stampa eseguita nel 1990 con la statua di San Silverio sulla barca piena di garofani al centro del porto di Ponza, con tutto l’abitato del capoluogo che gli ruota intorno.
Con parole molto semplici, proprie di un linguaggio colloquiale, Giuliano ci illustra l’impianto dell’opera.

Per i pochi che forse ignorano cosa sia “l’impianto” di un’opera di pittura, di disegno e così via, mi permetto di illustrarla a grandi linee, anche se in una materia del genere non raggiungo la centesima parte della bravura di Giuliano o di un qualsiasi altro pittore o disegnatore, degno di tale termine.

Dunque, su un foglio bianco traccio due linee che, partendo dai quattro angoli, si intrecciano al centro. Nel mio caso al centro ho disegnato un rettangolo. In questo modo il foglio viene diviso in quattro trapezi con la base minore rivolta verso il rettangolo centrale (Figura A).
Completato tale schema o “impianto”, lo vado ad arricchire coi particolari: nei due trapezi laterali disegno gli alberi, che vanno via via rimpicciolendosi verso il rettangolo in cui ho disegnato una casetta. Nel trapezio in alto il sole con due gabbiani e nel trapezio in basso l’abbozzo di ciò che potrebbero essere ciottoli, pozzanghere o altro (Figura B).

In questo modo, andando logicamente ad arricchire il tutto con colori, chiaroscuri ecc., ho realizzato un disegno (o una pittura) dal titolo “Viale alberato con casetta”, rispettando la tecnica della prospettiva.

Ben diverso è invece, l’impianto dell’opera di Giuliano che consiste in due triangoli equilateri che si intrecciano tra loro, formando la “stella di David”, i vertici del triangolo con la punta in alto coincidono con alcune immagini che rappresentano la spiritualità mentre ai vertici del triangolo con la punta in basso sono raffigurati altri elementi che rimandano alla materia. San Silverio sulla barca piena di garofani al centro è “il simbolo di quella ricerca di equilibrio tra la tendenza spirituale e quella corporea” (pag. 9).

Quindi oltre all’aspetto puramente estetico, l’opera è arricchita anche da un significato che rimanda alla filosofia: equilibrio tra spiritualità e materia.
Del resto San Silverio è la figura “centrale” del nostro microcosmo culturale e umano.
Ampio spazio occupa la devozione e il culto di san Silverio con due descrizioni molto suggestive di Lino Catello Pagano e di Ernesto Prudente, oltre a riproduzioni di stampe e foto d’epoca.

L’opuscolo è dedicato a Peppe Zappalàpromotore e finanziatore di una tempera che non era pensata per una serigrafia. Ci riuscì con più di quaranta telai un eccellente stampatore di via dei Soldati. Furono stampate 200 copie pagate 5 milioni di lire nel 1990. Da allora Peppe mi ha chiesto di raccontarla”, come l’autore precisa a pag. 2.

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