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Vi faccio conoscere il grande Bolkestein

di Vincenzo Ambrosino

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Il riferimento di questo articolo di Vincenzo e l’indicazione di quanto il tema ci interessa da vicino, è in  questo articolo riportato nella Rassegna Stampa odierna: Da italiaoggi.it del 19 novembre: Spiagge, addio alle proroghe automatiche
La Redazione

Per gli amici europeisti convinti trascrivo un discorso fatto da Bolkestein in un convegno in Italia. Questo signore è quello che con la sua “direttiva” impone agli Stati e ai popoli europei “la libera circolazione dei servizi”.
In effetti grazie a questo Signore  – che non crede nell’Unione Europea –  i Sindaci dell’Europa non possono governare i loro territori, i loro centri storici, non possono scegliere e programmare uno sviluppo economico e sociale compatibile con le risorse umane e ambientali autoctone. Liberalizzazione del commercio, delle attività per la penetrazione dei grandi capitali. Hanno creato quello che “il filosofo” chiama “piano inclinato” dove non esistono dogane, confini, stati e costituzioni. La finta democrazia imposta dalla finanza speculativa ai nostri politici conniventi.

Chi vuole leggere tutto il sincero discorso fatto da Bolkestein può andare su questo indirizzo http://www.byoblu.com/?p=33057

Che dice per sommi capi Fritz Bolkestein

L’Unione Monetaria ha fallito
“L’Unione Monetaria è il risultato di un desiderio francese e di una concessione tedesca. Il desiderio francese era quello di guadagnare potere sul marco tedesco per mezzo di una Banca Centrale Europea aperta alla persuasione della politica; il desiderio tedesco era quello di ottenere un’unione politica europea…”

“Nel novembre 1992 Helmut Kohl disse al Parlamento Tedesco: “Die Politische Union ist das unerlässliche Gegenstück der Wirtschafts und Währungsunion”, ovvero “l’Unione Politica è la controparte fondamentale dell’Unione Monetaria”. Così, fummo avvertiti. L’Unione Politica doveva precedere l’Unione Monetaria, ma non lo fece, ed è stato esattamente il contrario. L’Unione Monetaria è stata concordata a Maastricht, e stiamo ancora qui ad aspettare l’Unione Politica. Poco tempo dopo la conferenza di Maastricht, Helmut Kohl scrisse che non era stato possibile soddisfare tutte le aspettative in quell’occasione, ma era stata creata una dinamica politica alla quale nessuno degli stati membri sarebbe stato in grado di resistere. Come tutti noi possiamo vedere, non ha funzionato in questo modo e l’Unione Monetaria ha portato alla scissione, non all’integrazione. “

“Al fine di ottenere l’accettazione dell’euro, la Germania ha insistito sul cosiddetto Patto di Stabilità e Crescita, che qualche tempo dopo venne concluso a Dublino, stabilendo i cinque criteri che tutti i paesi membri avrebbero dovuto raggiungere se avessero voluto aderire all’Euro. In primo luogo, tra questi criteri c’era il requisito che determinava che il deficit annuale di uno stato membro non deve superare il 3% (cfrleggi qui come nacque questo limite)

Tutti i firmatari del Patto di Stabilità e Crescita dichiararono “solennemente” che avrebbero “rigorosamente” osservato questo criterio, ma le cose non andarono così: nel 2003 la Germania e la Francia furono i primi a non rispettare le regoleOra, se un patto che tutti i firmatari di una dichiarazione solenne hanno dichiarato di osservare rigorosamente viene disatteso dopo pochi anni, quale patto o dichiarazione europea successiva potrà avere credibilità?”

“Signore e signori, non si riflette mai abbastanza attentamente. I politici europei sono stati confusi dalla nozione romantica di un’unione sempre più stretta, come il preambolo del Trattato di Roma lasciava intendere, ma il romanticismo in politica è fatale: meglio essere realisti ricordando che “i migliori piani dei topi e degli uomini vanno spesso fuori strada”, come scrisse il poeta scozzese Robert Burns.”

“Una cosa che avrebbe dovuto essere considerata fin dall’inizio – ma così non è stato – era la differenza di cultura economica tra il Nord Europa e l’area Mediterranea guidata dalla Francia. Messa nel modo più sintetico possibile: il Nord ha voluto la solidità, il Mediterraneo la solidarietà. Tornando negli anni sessanta, Johannes Witteveen, all’epoca Ministro delle Finanze olandese e successivamente direttore del Fondo Monetario Internazionale, disse: “I paesi che formano un’unione monetaria si firmano reciprocamente un assegno in bianco”. Questo è stato dimenticato.”

“Un’altra differenza altrettanto perniciosa tra il Nord e gli stati membri del Mediterraneo era l’asimmetria nella competitività.

Herman Van Rompuy
, il Presidente del Consiglio Europeo, è noto per aver detto che l’euro è un sonnifero: ha permesso ai paesi mediterranei di prendere in prestito denaro a tassi d’interesse artificialmente bassi, trascurando la necessità di apportare miglioramenti strutturali alle loro economie, lasciandosi andare al sogno del “dolce far niente”. Tali erano gli effetti del “one size fits all”Non conosco un singolo americano che abbia creduto alla durata dell’euro, e questi sono i motivi.”

“Al momento del dibattito sul chi avrebbe e chi non avrebbe dovuto avere la possibilità di entrare nell’Unione Monetaria, io ero il leader del mio partito. Ero contrario all’adesione dell’Italia perché era evidente che non avrebbe soddisfatto i criteri…”

“L’adesione italiana alla Zona Euro ha avuto conseguenze disastrose, una di queste è che anche la Grecia è stata accettata come membro; non a discapito dell’aver mentito sulle statistiche – cosa che ha fatto – ma perché il Consiglio Europeo ha ritenuto che non poteva negare alla Grecia quello che era stato consentito all’Italia.
I tedeschi chiamano questo comportamento “die Fluch der bösen Tat”, ovvero “fai una cosa sbagliata e questa continuerà a perseguitarti”.

“E così, adesso ci troviamo di fronte alla crisi del credito. Secondo alcuni la crisi è stata causata dai banchieri, ma le cose non stanno così. Non nego che alcuni banchieri – forse anche molti – si siano comportati male, ma l’origine si trova negli Stati Uniti e la causa erano le scelte politiche sbagliate del Governo. Tre fattori meritano di essere menzionati:

  1. in primo luogo, il deficit del Governo finanziato in gran parte dai cinesi. Questo significa che alcune delle persone più povere della terra hanno pagato per mantenere alcuni dei consumatori più ricchi e garantiti finanziariamente;
  2. in secondo luogo, la politica della Federal Reserve, che ha mantenuto il tasso d’interesse artificialmente basso allo 1% quando avrebbe dovuto essere intorno al 4%. Questi due fattori hanno causato un eccesso di liquidità;
  3. in terzo luogo, la normativa che ha chiesto ai banchieri di concedere mutui per comprare casa anche a persone che non erano solvibili. È vero che alcuni banchieri hanno approfittato dei clienti creduloni, ma era il Governo a permetterglielo.

Noi europei ci siamo invischiati in un bel pasticcio. L’ordine del giorno è che i governi dovrebbero ridurre le spese e risparmiare denaro al fine di soddisfare i criteri del 3%, ma una delle lezioni degli anni ’30 è che ridurre la spesa in un momento di crisi ha l’effetto di prolungarla. Certo, la situazione attuale non è come quella degli anni ’30. Per prima cosa abbiamo sistemi di sicurezza sociale che servono ad attutire gli effetti della disoccupazione, ma questi sistemi di stabilizzazione significano anche un aumento della spesa pubblica, e in parte vanno a contrastare proprio quello che cercano di salvare.

Il Governo spagnolo ha supplicato di essere perdonato per non aver applicato la regola del 3%. La Francia è messa peggio. Il Governo greco può fare promesse, ma non può mantenerle a causa della sua debolezza. Quando ero membro della Commissione Europea (prima del novembre 2004) abbiamo concesso alla Grecia 150 milioni di euro per istituire un Registro del catasto: ad oggi ancora non esiste. La sua economia gira solo attraverso gli accordi corporativi. È difficile pensare come la Grecia possa rimanere uno stato membro dell’Unione Monetaria. Penso che la cosa migliore per la Grecia sia uscirne, forse per ritornare più tardi, dopo aver sistemato tutto quello che c’è da sistemare…”.

“Una cosa che di sicuro non dovremmo fare è creare i cosiddetti euro bond. Questo significherebbe che tutti gli stati membri metterebbero in comune i loro debiti facendoseli finanziare da queste obbligazioni: un piano disastroso. Per prima cosa farebbe pagare ai Paesi Bassi un tasso d’interesse molto più elevato del dovuto. Il mio ultimo calcolo ha mostrato che l’onere degli interessi salirebbe di 7 miliardi di euro all’anno. In secondo luogo, e, cosa più grave, gli euro bond si presenterebbero come un diaframma tra i paesi in deficit e il mercato, proprio come fece l’euro: ma in questi paesi il deficit dovrebbe rispondere di più al mercato, non di meno…”

“Ci sarà la rottura della Zona Euro? O piuttosto, che tipo di Euro avremo in futuro? Mostrerà “solidità” come la Germania e il mio paese vogliono? Oppure significherà “solidarietà”, che significa usare i soldi degli altri? I tedeschi non vogliono gli euro bond; non vogliono un’unione di trasferimento, che significherebbe un flusso permanente di denaro da Nord verso Sud nella stessa maniera delle sovvenzioni che passano dalla Germania Ovest a quella dell’Est. Resisteranno anche all’Unione Fiscale, che ci costringerebbe ad imitare l’economia francese fatta di tasse elevate ed elevata spesa pubblica. Ringrazio la Corte Costituzionale di Karlsruhe, che ha reso le ulteriori cessioni di sovranità a Bruxelles oggetto di approvazione parlamentare (cfr: “I tedeschi non sono mica scemi come noi”).

Questo finale vale tutto il discorso
“Permettetemi di ricordarvi la storia di questo paese. L’Italia è stata costituita nel 1870. La lira divenne la moneta nazionale. È stata progettata per il Nord, e quindi, troppo forte per il Sud. Il Nord ha compensato questo squilibrio attraverso la Cassa per il Mezzogiorno, e questa unione di trasferimento continua ancora oggi, ma ha fatto ben poco per migliorare la situazione economica del Mezzogiorno.
L’Unione Monetaria ha fallitoImpedisce le svalutazioni di cui i paesi in disavanzo hanno bisogno. Invece di essere una zona di stabilità monetaria, è una fonte di inquietudine. Finché il Nord e il Sud sono legati insieme, non potremo mai uscire dalla fossa che noi stessi ci siamo scavati.”

7 commenti per Vi faccio conoscere il grande Bolkestein

  • Enzo Di Fazio

    Vincenzo non perde mai l’occasione per sparare a zero contro L’Europa. D’altronde da buon sovranista qual è non può fare altrimenti.
    Ormai si sa: tutto ciò che è di emanazione europea è frutto del complotto ordito dal cartello dei capitalisti mondiali ai danni dei popoli.
    Questa volta riporta l’intervento che Bolkestein ha tenuto a Roma il 12 aprile 2014 nell’ambito della conferenza internazionale “Una Europa senza euro” e che ho ritrovato quasi pari pari su a/simmetrie, un blog che ha come presidente Alberto Bagnai, economista, accademico nonché parlamentare eletto in Abruzzo nelle liste della Lega (fonte Wikipedia) e tra gli organizzatori del seminario di cui sopra.
    Essendo io europeista convinto, tutto ciò che riguarda l’Europa vedrà me e Vincenzo sempre distanti anni luce.
    Ieri Corrado Augias, in un intervento alla trasmissione sulla 7 di Floris, ha detto che oggi essere di destra è facile poiché si seguono gli istinti, mentre essere di sinistra è difficile poiché si gioca su un terreno fatto di conoscenze.
    In merito alla direttiva Bolkestein riconosco che la stessa fin dagli inizi venne fortemente osteggiata, sia dal Partito Popolare Europeo che dal Partito Socialista Europeo, tant’è che, rispetto all’iniziale stesura, intervennero diverse modifiche che trovarono anche l’approvazione della Confederazione Europea dei sindacati che avevano visto nella prima versione troppe carenze nelle tutele sociali.
    Il testo rivisto (cito da Wikipedia) distingue l’accesso ai mercati europei, che deve essere il più possibile libero e deregolamentato, dall’esercizio delle attività di servizi che devono essere quelle del paese di destinazione per non interferire con gli equilibri dei mercati locali.
    Quindi non porte spalancate ai capitali delle multinazionali ma tutela, in un regime di libera concorrenza, degli operatori nazionali.
    La sentenza del Consiglio di Stato che riporta il quotidiano Italia oggi di ieri e che mette uno stop alle proroghe automatiche delle concessioni demaniali marittime fa riferimento, è vero, al rispetto della normativa europea ma pone anche un limite a quella che è un’anomalia tutta italiana (leggasi al riguardo il documento “Concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali ad uso turistico-ricreativo” dal sito del Senato della Repubblica)
    Non va dimenticato che i canoni di queste concessioni, al palo da tempo, non danno allo Stato in termini di contribuzione quello che dovrebbero dare.
    Nel 2016 – riprendo da La Repubblica del 28 aprile 2017 – lo Stato ha incassato da tali canoni 103,2 milioni a fronte di un giro d’affari stimato prudenzialmente in 2 miliardi di euro annui. Dividendo 103,2 milioni per le 25.000 concessioni i gestori degli stabilimenti balneari pagano allo Stato (per dirla come l’ex ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda) meno di quanto paga un ambulante per un banchetto 5×3. Ovvero ogni concessionario paga in media meno di 4.200 euro, 6 euro all’anno a metro quadrato di litorale.
    Beh!, leggendo queste cose non riesco proprio a vedere il “povero” concessionario vittima dell’oppressione europea.

  • Enzo, non ho parlato io del fallimento dell’Euro, ha parlato un leader di questa Europa, il grande vecchio Bolkestein che ha detto senza giri di parola: che l’Europa che si è costruita “è un grande imbroglio!” E io aggiungo: “Cari italiani, cari ponzesi, anche se Bolkestein in persona ci dice che L’Europa è un grande imbroglio noi ci becchiamo – con il potere che questo IMBROGLIO permette – la sua direttiva.
    Io, Vincenzo Ambrosini tutto questo non lo ritengo giusto. Enzo Di Fazio tutto questo lo ritiene giusto!

    Comunque Caro Enzo Di Fazio, nella speranza che leggerai “La Matrix Europea” per comprendere come stanno le cose e come andranno le cose per il futuro della nostra Italia, se non ci saranno rivoluzioni di popolo (non parlo di voto alla lega ma di rivoluzioni popolari) – voglio parlarti oggi, della Riforma del MES il cosiddetto Fondo Salva Stati che sentiremo parlare nei prossimi giorni.

    MES fondo Salva Stati.
    Gia dal 2012 ci viene presentato come una polizza salva vita. Come funziona: ogni paese mette la propria quota in questo Fondo Comune – che attualmente e di circa 700 miliardi di euro – noi contribuiamo con circa il 17% 125 miliardi che dobbiamo versare nell’arco di cinque anni.
    Questi soldi li potevamo spendere diversamente per esempio per i nubifragi che stanno mettendo in ginocchio il nostro paese, invece di pensare a salvare Venezia o ai precari italiani mettiamo i nostri soldi in mano ai soliti usurai.
    Per accedere a questi fondi bisogna rispondere a tutta una serie di clausole che puntano sempre alla stessa cosa: il taglio della spesa pubblica, le privatizzazioni, il massacro dei lavoratori e dei cittadini quello che è successo alla Grecia.

    Ma c’è anche una riforma del MES che funziona in questo modo: vi sono due linee di credito PCCL (Linea di credito precauzionale) ed ECCL (Linea di credito a condizioni rafforzate).
    Quando posso attingere al PCCL? Quando per esempio “ho bisogno di soldi perché sono in difficoltà.
    “Benissimo” – ti dice il MES – “però per accedere al PCCL devi, caro Stato Italiano, soddisfare tutta una serie di criteri: il rapporto debito Pil al 60%, (noi stiamo al 134% per cui non essendo un paese a sovranità monetaria per aderire a questo prestito dovremmo fare un massacro sociale epocale). L’altra clausola che va rispettata è che non bisogna superare il 3% di deficit.
    Gli altri paesi, come anche ci spiegava Bolkestein, lo superano il 3% noi – che siamo le cicale d’Europa – si festeggia quando raggiungiamo lo sforamento al 2,5%.
    Come si vede questa prima linea di credito è impossibile da raggiungere. Solo Germania e Olanda possono accedere a questo credito.
    Vediamo l’altra linea di credito ECCL (a condizioni rafforzate).
    In questo caso tu (Stato) che hai bisogno di liquidità, ti devi mettere al tavolo con i creditori che hanno in mano il tuo debito pubblico e loro cominciano a “giocare come il gatto con il topo con i tuoi titoli” per esempio richiedendo che questi titoli di stato possono valere più o meno, oppure possono scadere primo o dopo. Tu (Stato) sei totalmente in balia dei creditori e a quel punto per avere il credito che ti serve – perché hai da salvare la faccia con gli italiani – tu (Stato) devi obbedire agli ordini: tagliare la spesa pubblica, abbassare gli stipendi, tagliare le pensioni, privatizzare, rendere i contratti sul lavoro flessibili ecc. ecc. come è successo in Grecia.
    Caro Enzo Di Fazio europeista convinto: Niente di nuovo sotto il sole d’Europa. Per Monti – il tuo campione – la fine che ha fatto la Grecia “è un successo dell’Euro”.
    Infatti – l’ha candidamente detto Bolkestein non Vincenzo Ambrosino che L’euro è nata proprio per questo: “per drenare sovranità, catapultare i cittadini d’Europa in un inferno di precariato, di disoccupazione e di povertà.
    Viva L’Europa! Povera Italia. Poverissima Ponza.

  • Enzo Di Fazio

    Quando dico di essere europeista convinto intendo dire che condivido l’idea di un’Europa di Stati Federali, l’idea di un’Europa come area geografica di condivisone e di scambio culturale.
    Che non sia più teatro di guerra.
    Essere convinto di questo non vuol dire che condivido tutto quello che amministrativamente, politicamente e finanziariamente pongono in essere gli organi Europei o i governi italiani, Monti compreso. E mi sembra di averlo sempre chiaramente detto ogni qualvolta ho parlato di Europa, di euro o di debito pubblico (basta andare a rileggere gli articoli pubblicati sul sito)
    Credo che dell’Europa ci siano cose buone da salvare e cose che non funzionano da cambiare. Trovo che in un momento politico dove è facile avere consensi cavalcando il malcontento, la pratica più diffusa degli antieuropeisti e degli euroscettici sia quella di strumentalizzare ogni norma, ogni richiesta di contribuzione o di condivisione da parte della collettività per presentarle come un sacrificio o una limitazione dei diritti della gente. La realtà viene così divisa in due blocchi: l’Europa con i suoi banchieri, i suoi burocrati, i suoi capitalisti da una parte e il popolo vessato, depauperato, perfino schiavo dall’altra.
    Peccato, come dico sempre, che si predica continuamente la distruzione senza aver alcun progetto chiaro per la ricostruzione.

  • Questa Europa non si cambia dall’interno tutto è organizzato “ per drenare sovranità, catapultare i cittadini d’Europa in un inferno di precariato, di disoccupazione e di povertà.”

    E’ stato un progetto che ha visto, addirittura, i nostri padri fondatori, compreso Altiero Spinelli (diario di Spinelli) andare con il cappello in mano a prendere soldi da fondazioni americane che facevano capo a notissimi capitalisti americani e con il beneplacito della Cia hanno finanziato per cui hanno guidato “il movimento federalista europeo”.

    Organizzazioni di banchieri che non si sono mai fatte scrupolo di scrivere documenti contro le democrazie parlamentari, gli Stati nazionali e le stesse costituzioni”.
    Organizzazioni che avevano ed hanno come obiettivo la “presa del potere del governo mondiale con ogni mezzo”.
    E in queste organizzazioni in tempi recenti sono passati tutti i più importanti protagonisti della politica Europea che hanno determinato le politiche che questa gente – antidemocratica – ordinava.

    Purtroppo da tempo il PD ha scelto di servire questi padroni mondiali.

    Nel 2011 c’è stato in Italia, in Spagna, in Irlanda e in Grecia un colpo di stato. I colpi di Stato in Europa non si fanno con i militari ma con il denaro. Ci sono prove incontrovertibili di operazioni di speculazioni bancarie ai danni degli Stati per destabilizzarli e procedere all’avvento di governi tecnici.

    La sincronia di queste operazioni è diabolica. Partivano da: riunioni internazionali di questi club, alle quali seguivano operazioni speculative che creavano crisi di governo per l’ avvento di governi tecnici che mettevano in atto i progetti concordati.

    Anche i cosiddetti sovranisti non sono uniti, c’è chi pensa che l’Europa si può riformare dall’interno, c’è chi pensa che bisogna ritornare allo spirito di Ventotene; ma tutto questo è impossibile perché questa Europa è stata programmata per fare carne da macello della pazienza e dei sacrifici dei popoli europei.

    Quindi caro Enzo Di Fazio, quando mi dici che i sovranisti non hanno un progetto alternativo io ti dico che hai ragione. Per esempio anche Salvini rimane un liberista non certo un anticapitalista, per cui lui vuole il potere, (che è una delle ambizioni individuali dell’uomo) non a caso si porta dietro anche Berlusconi che ha detto di essere un Europeista convinto. Pensate Berlusconi che è stato costretto a dimettersi, nel 2011 dalla Troika che dice che la Troika è bella. Interessante.

    I cinque stelle stanno fallendo proprio per questo: erano nati come alternativa di sistema e ora si sono fatti assorbire dal sistema.

    Gli europeisti, come tu ti definisci, critico, sono di fatto anche dal punto di vista ideale appiattiti sulle posizioni dominanti per cui sono funzionali al sistema, questo sistema ripeto che è programmato per fare macelleria sociale e ambientale.

    Caro Enzo, probabilmente hai una buona pensione che ti mette a riparo dai problemi di sopravvivenza quotidiana ma più passa il tempo e sempre più popolazione avrà problemi seri di sopravvivenza.

  • Dietro a questa Europa c’è una strategia chiara: “drenare sovranità per impoverire i popoli ed appropriarsi delle ricchezze delle nazioni”.
    Agli Europeisti convinti come Enzo Di Fazio consiglio di leggere quello che scrive il “Professor Paolo Maddalena: Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

    Paolo Maddalena: “Il pensiero neoliberista ha ormai oltrepassato il segno”
    https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-paolo_maddalena_il_pensiero_neoliberista_ha_ormai_oltrepassato_il_segno/82_31929/

  • Enzo Di Fazio

    Conosco Paolo Maddalena. Lo apprezzo come giurista e costituzionalista, meno come uomo prestato alla politica.
    Dice sulle disfunzioni europee cose giuste, come le dicono tanti osservatori europeisti critici ma anche lui come gli altri non ha un progetto indolore alternativo all’Europa.
    E fin quando i detrattori del sistema Europa non diranno come pensano di risolvere i problemi del debito pubblico, quelli della giustizia fiscale e di quella sociale, dei patti di stabilità, della creazione di un sistema mutualistico europeo funzionante; fin quando non si affrontano tutti questi temi guardando in faccia la realtà, avremo sempre nel panorama politico le isterie sovraniste da una parte e la cieca fede europeista dall’altra
    Ribadisco un concetto e sono costretto a farlo per le continue incursioni di Vincenzo e non vorrei tornarci più sopra.
    Credo in un’Europa di stati federali perché penso che solo l’unione tra Stati diversi, che per tanti secoli sono stati in guerra tra di loro, può essere garante di pace, di salvaguardia dei diritti umani e di crescita culturale.
    Non dimentichiamo mai che questi sono essenzialmente i motivi che hanno spinto i padri fondatori a realizzare il manifesto di Ventotene e a gettare le basi per un’Europa unita e forte
    Penso che l’isolazionismo e il sovranismo indeboliscono notevolmente quelle garanzie e che dobbiamo fare molto attenzione a dar credito a certe teorie che potrebbero danneggiare il popolo in nome del popolo. E’ un momento molto delicato della vita politica italiana e non solo, e le sfide del futuro, a cominciare dal grande problema demografico africano, ci impongono scelte condivise, la fiducia nelle istituzioni sovranazionali e un’Europa con regole nuove e chiare ma necessariamente unita.

  • Enzo Di Fazio ci fa intendere che lui crede è un pragmatico Machiavellico e crede che ” il fine giustifica i mezzi”. Il fine è la federazione europea i mezzi sono i trattati, le commissioni ma soprattutto le idee e anche i soldi di gruppi, banche, assolutamente antidemocratici.
    Questo è avvenuto anche con il placet del fondatore Altiero Spinelli.

    E oggi, le elite al potere sono lì a ripetere il dettato neoliberista:

    “Non avrai altro sistema all’infuori di questo!” E’ il nuovo comandamento, non ci sono alternative per cui con la testa bassa: leggi i giornali di sistema che tra una disgrazia e l’altra mandano spot pubblicitari dove puoi godere la tua libertà di fare debito per accedere nella società dei consumi.
    Pensate l’uomo o una donna da sola pagando bene, può avere in provetta un figlio ma non ha il diritto ad un lavoro sicuro, garantito.

    E’ evidente a tutti, tranne a chi ha gli occhi foderati di salame, prodiano che l’Austerity sta distruggendo tutto quello che di buono che l’uomo è riuscito a costruire dalla rivoluzione francese a ieri.
    In Sud America i popoli sono in rivolta. Nel nord del Mondo i popoli sono in ebollizione. L’avanzata dei partiti di destra, Trump, negli USA, la Brexit vanno tutte nella stessa direzione. Non c’è più stato sociale, non c’è più coesione tra classi sociali, non ci sono più valori che legano un uomo ad un altro uomo intorno ad una idea di comunità nazionale. In nome di un globalismo che rende tutti gli uomini uguali, culturalmente spenti, indifferenziati, capaci solo di spendere a debito, pochi ricchi sfruttatori continuano ad arricchirsi.

    Ma io voglio consigliare, agli amici che credono nelle potenzialità del globalismo, senza capire che dietro c’è un progetto criminale: la lettura di un globalista pentito. Federico Rampini, che sicuramente conoscerete: “grande penna del giornalismo mondiale e in Italia di Repubblica” ha scritto “La trappola dell’Austerity”

    “Il libro assume come punto di partenza e di arrivo che l’austerity provoca crisi e non sviluppo. L’Autore esamina vecchie teorie economiche ancora oggi considerate valide da coloro che ritengono prioritario il pareggio del bilancio statale e la stabilità monetaria anche a costo di provocare rivolte sociali e l’avanzare di sentimenti antieuropei. Il fallimento di queste politiche distruttive portate avanti da settori politici liberali e neoconservatori ne sta determinando il loro abbandono in molti Paesi ad eccezione della Germania che continua a mantenere una posizione rigidissima e dura nei confronti dei Paesi del sud Europa.”

    https://www.dettiescritti.com/letture/federico-rampini-la-trappola-dellausterity-laterzarepubblica-2014-pag-134-e-590/

    Poi sempre dal Rampini – per farvi capire che la colpa non è dei neoliberisti che fanno il loro mestiere ma della sinistra nel mondo vi consiglio:

    Il fallimento della sinistra secondo Federico Rampini

    Federico Rampini ha affrontato un tema che può essere considerato un po’ l’altra faccia del populismo: il fallimento della sinistra. Una critica a tutto campo alle idee della cosiddetta “sinistra radical-chic”, quella di Rampini, concentratasi soprattutto sul tema dell’immigrazione, dipinta superficialmente come una risorsa e una ricchezza, quando già Marx nell’800, analizzando la grande migrazione dall’Irlanda, ne aveva messo in luce gli effetti negativi sulle classi popolari dei paesi di accoglienza, in particolare l’abbassamento dei salari causato dall’arrivo di ingenti quantità di manodopera a basso costo. Da Rampini inoltre una rivisitazione del concetto di nazione, che non va buttato alle ortiche per abbracciare acriticamente il globalismo: la nazione è stata la culla delle democrazie moderne, mentre ogni volta che ci si allontana da questa dimensione per abbracciare il “sistema-mondo” qualcosa, in termine di partecipazione democratica, si perde. Applausi quando Rampini ha condannato la politica dell’austerità e del ferreo rispetto del patto di stabilità di Bruxelles in ossequio al “fondamentalismo ultraliberista” tedesco, che oggi la sinistra abbraccia acriticamente, di nuovo, dimenticando che ad esempio già Barack Obama aveva messo in guardia la Merkel rispetto agli effetti perversi dell’austerity. Ed ancora: il tema del riscaldamento globale: è di fondamentale importanza, ma la risposta non può essere “il modello californiano”, che evidentemente non è alla portata di tutti ma solo di ristrette elites.

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