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I bambini e le favole (6). Cenerentola, la storia nel tempo

di Patrizia Montani

 

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Nel corso dei secoli, Cenerentola rimane se stessa nei tratti fondamentali ma si adatta ai tempi ed ai luoghi, a seconda delle varie culture.

La prima trascrizione ad opera di Charles Perrault (1697 e successive edizioni), scrittore alla corte del Re Sole, ebbe la forma oggi più nota, la fanciulla innocente, aiutata dalla fata madrina, concede alla fine il perdono alla matrigna. Da allora molte trascrizioni furono fatte.

Nel ’600 in Italia GB Basile, ne Lo cunto de li cunti, scrive la storia in dialetto napoletano e, soprattutto fa di Zezolla (Cenerentola), non una ragazza innocente ma un’assassina che uccide la sua prima matrigna .

Nella versione dei fratelli Grimm (1812), la storia si sofferma sul rapporto tra Cenerentola e la sua vera madre morente, sulla disperazione di Cenerentola che va a piangere sulla tomba della madre.
La versione dei fratelli Grimm, più lontani di Perrault dal mito greco-romano e più vicini al Romanticismo tedesco, è più cruda, la magia più rozza (non la fata ma un albero di nocciolo e un uccellino), più truculento lo svolgimento: le sorellastre si tagliano pezzi di piede per infilarsi la scarpetta ed infine due colombe le accecano, proprio mentre assistono al matrimonio.

Mentre la Zezolla di GB Basile è un racconto per adulti, tutte le altre fiabe popolari sono diventate, dall’inizio dell’Ottocento tradizionali letture per l’infanzia. Lo stesso Goethe le definisce così.
La fiaba di GB Basile è fortemente caratterizzata dalla ambientazione nella Napoli del ’600, la lingua napoletana antica risulta molto vivida, popolare, colorita.


Quando il re redarguisce il suo servo che non ha ancora ritrovato la ragazza, così si esprime:
“per l’arma de li muorte mieie, ca si tu non truove chessa, te faccio ’na ’ntosa e te darraggio tante cauce ’n culo quante haie pile a ’ssa varva”.
E che dire della descrizione di Cenerentola pronta per il ballo?
“Fu vestuta superbamente e posta drinto ’na carrozza d’oro, co’ tante serviture atuorno che pareva pottana pigliata allo spassiggio ’ntorniata de tammare.”
E la descrizione del banchetto…
“…e, venuto lo iorno destenato, oh bene mio che mazzecatorio e che bazzara che se facette! Da dove vennero tante pastiere e casatielle? dove li sottestate e le porpette? dove li maccarune e graviuole? Tanto che ’nce poteva magnare n’asserceto formato.”
Tutta la Napoli eternamente affamata, barocca, sognatrice e dolorosamente ironica del nostro teatro e del nostro cinema successivo sono espresse in queste poche righe).

Le fiabe di Basile sono evidentemente fiabe per adulti; da questo testo fu tratta nel 1976 l’opera musicale di Roberto De Simone (1933, regista teatrale, compositore e musicologo italiano), presentata con successo al Festival dei Due Mondi di Spoleto – La Gatta Cenerentola – e poi in varie turnée per l’Italia.


Ancor più che in GB Basile nell’opera di De Simone la vera protagonista è Napoli, la vera vittima umiliata ed offesa. Le musiche sono alcune canzoni colte e altre di origine popolare (villanelle, tammurriate… etc), tutte molto innovative nello stile. Il ruolo delle fate della Sardegna è svolto nell’opera di De Simone dal munaciello. De Simone aggiunge anche diversi personaggi non presenti nella fiaba, come le lavandaie, i femmenielli, ed altri ancora.

Negli ultimi due secoli altre storie sono state scritte per bambini, sempre più adeguate alle diverse età, sempre più avventurose, istruttive, divertenti, ma le fiabe antiche conservano intatto il loro valore, nel dare, come il mito, spiegazioni a cose inspiegabili.

Nella seconda metà del secolo scorso molte fiabe, tra le quali Cenerentola, sono state trasferite sullo schermo.
Il cinema, certamente ci sa raccontare fiabe bellissime, ma probabilmente, avendo un suo linguaggio specifico, può farlo con testi scritti appositamente per essere visti, la fiaba al contrario fatta di materiale impalpabile, deve essere narrata, quindi rischia, ogni volta che la si tocca, di dissolversi come una sottile, elegante ragnatela.

Ultimo, in ordine di tempo… anche il film musicale e di animazione di Alessandro Rak (2017) si ispira a Cenerentola e a una Napoli cupa e violenta; una città dove si mescolano elementi del presente e di un oscuro futuro, avvelenata dal traffico di cocaina. Nessun elemento di magia, nessun amore romantico. La conclusione è tragica.

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