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La lotta senza quartiere di una ragazza che voleva studiare (2)

di Emilio Iodice (Traduzione di Silverio Lamonica)

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Per la puntata precedente, leggi qui

Pubblichiamo la seconda puntata della biografia di Emilio Iodice dedicata a Malala, tratta dal suo libro più recente “Quando il coraggio era l’essenza della leadership. Lezioni dalla storia”. Sul sito sarà pubblicato in tre puntate; con l’ultima, il file .pdf completo della versione inglese.
La Redazione

Per lei, l’educazione significava rischiare la vita. La lotta senza quartiere di una ragazza che voleva studiare (2)

La televisione pakistana
Era il mese di febbraio 2009. (Malala) fu invitata in televisione per essere intervistata da un giornalista pakistano, in molti avrebbero udito la sua voce e avrebbero veduto il suo volto; avrebbero conosciuto il suo messaggio e chi fosse, anche i talebani. La popolazione del Pakistan cominciò ad opporsi ai talebani e a combattere la loro brutalità. Gli insorti furono d’accordo per una tregua e levarono alcune restrizioni nelle aree da loro controllate. I talebani permisero alle ragazze di tornare a scuola, indossando però il burka, ma fu per un breve periodo. Nel giro di pochi mesi riemersero la violenza e gli spargimenti di sangue. Malala e la sua famiglia fuggirono dalla valle. L’esercito pakistano, combattendo, spinse i talebani fuori dall’area. Per un breve periodo la valle sembrò vivere in pace.

Il video che fece il giro del mondo
Il New York Times decise di fare un documentario su Malala. Nell’ottobre 2009, il reporter del Times, Adam Ellick, lavorò con Malala e suo padre Ziauddin, per realizzare un filmato sul suo calvario e su quello delle altre ragazze sotto il regime dei talebani, intitolato Class Dismissed:
Il video raffigurava la tortura e gli omicidi commessi dai mussulmani radicali. Parlava di circa 200 istituzioni educative chiuse. Le scuole maschili rimanevano aperte, mentre, durante la notte, 50.000 ragazze avevano perduto il loro diritto ad imparare. Una (ragazza) dichiarava apertamente che era inorridita per la mancanza di educazione. Indossava un copricapo nero per proteggere la sua identità e lesse una dichiarazione: – Perché viene preso di mira il nostro futuro? Le scuole non sono luoghi per imparare, ma posti di paura e di violenza. Chi risolverà i nostri problemi? Chi riporterà la pace nella nostra valle? Io credo nessuno. Nessuno. I nostri sogni sono infranti (7).

Ellick descrisse in che modo la famiglia di Malala fosse sotto assedio. Suo padre figurava nella lista di coloro che dovevano essere uccisi dai talebani. Ziauddin doveva dormire, ogni notte, in un luogo diverso.
Talvolta penso di nascondermi nel bagno e chiamare la polizia ed essi vengono a salvare mio padre – disse Malala ed aggiunse: – E talvolta penso di dire a mio padre di nascondersi nell’armadio e non lo dirò a nessuno. Ho paura. Si mise la testa fra le mani e pianse.
– Questo andare a nascondersi va avanti sempre, anche di notte – disse suo padre – questa è la nostra vita”.
Malala andava a scuola con la paura del talebano: “Ci ucciderà. Ci getta l’acido sul viso e noi non possiamo fare nulla – spiegò.

Il film descrisse l’evacuazione della città di Malala, mentre i talebani avanzavano. Mostrava l’appello di Malala agli Stati Uniti, affinché l’Inviato Speciale, l’Ambasciatore Richard Holbrook, si recasse in Afganistan e Pakistan per aiutare a ripristinare l’educazione nella loro valle. La famiglia dovette andarsene per il timore di essere uccisa dai talebani.

Malala (malala.org)

Doloroso ritorno a Mingora
Sei mesi dopo, Malala e la sua famiglia ritornarono nel loro villaggio. Videro le vittime dei talebani in putrefazione nelle strade. A volte temevano l’esercito pakistano tanto quanto i talebani, dal momento che anch’essi erano implicati in uccisioni casuali.
Adesso stai andando in una città dove sei un ricercato – dice Adam Ellick al padre di Malala.
Credo fermamente che la morte abbia un tempo ben definito. Quando arriva arriva. La morte non può ostacolare la mia lotta – gli rispose.

Malala e suo padre piansero quando, entrando in città, videro distruzione e desolazione. Alla fine raggiunsero la loro casa; la trovarono ancora in piedi, non era stata saccheggiata. Le galline erano morte, Malala pianse. Cercò i suoi beni più preziosi, i suoi libri di scuola: erano ancora lì; ne fu felicissima. Visitarono la scuola che per quattordici anni fu il mezzo di sostentamento della loro famiglia. Era chiusa. Era stata saccheggiata. Qualcuno vi si era stabilito per viverci. Malala cercò di informarsi su chi era rimasto nella scuola, durante la loro assenza. Scoprì che c’erano soldati governativi che combattevano i talebani. Disse: – Vedendo la scuola in queste condizioni, mi vergogno del mio esercito”. E dichiarò: – I talebani ci hanno distrutto (8).

Obiettivo dei talebani
A questo punto, Malala era ben nota in tutto il mondo. Trascorse i due anni successivi per completare la sua educazione come meglio poteva, tenendo anche discorsi e interviste per sostenere l’educazione femminile. Nel 2011 le fu assegnato il Premio Internazionale della Pace per l’Infanzia, il Premio Nazionale della Pace per la Gioventù. La sua fama cresceva, ma aumentava anche il pericolo che aveva di fronte; ricevette minacce di morte in vari modi: dai bigliettini che le infilavano sotto la porta, agli avvertimenti attraverso i social media. I talebani erano decisi a ridurla al silenzio (9).

9 ottobre 2012, Malala mentre viene trasportata in ospedale (Reuters)

Verso la fine del 2012, gli assassini misero a punto il loro piano, sapendo dove potevano trovare questa ragazzina di cui avevano tanta paura. Si trovava sullo scuolabus che la portava a casa. Malala aveva appena finito di fare un esame. Il bus, un Toyota bianco a tre panche, affollato da venti ragazze e tre insegnanti, fu fermato.

Un uomo mascherato salì sul bus e chiese: – Chi è Malala?
Nessuno rispose, mentre molte ragazze guardavano Malala. Tutte avevano il viso coperto dal velo, mentre lei era l’unica a volto scoperto. Ora sapeva. Alzò una pistola nera e la puntò. Le amiche di Malala la tenevano per mano. Sparò tre colpi. Uno le perforò l’orbita oculare sinistra fuoriuscendo dalla spalla. Il proiettile, per poco, non le penetrò nel cervello. Gli altri due proiettili colpirono le ragazze accanto a lei. I testimoni riferirono che al bandito tremava la mano, mentre sparava (10).

Malala si accasciò in avanti, priva di sensi. Credevano che fosse morta, le ferite l’avevano ridotta in fin di vita. Un elicottero militare la portò a Peshawar dove fu ricoverata in un reparto di terapia intensiva. Nel lato sinistro del cervello di Malala si verificò un gonfiore e i medici furono costretti ad operarla. Cinque ore dopo, i chirurghi le rimossero il proiettile dalla spalla che era stato localizzato vicino al midollo spinale. Quindi fu trasportata in Inghilterra, a Birmingham, nell’ospedale Queen Elizabeth.

26 ottobre 2012. Il padre di Malala, Ziauddin e i due fratellini, Atal e Khushal visitano Malala all’ospedale Queen Elizabeth di Birmingham (Reuters)

Malala trascorse tre mesi in ospedale e fu sottoposta a numerosi interventi chirurgici. Una settimana dopo il ricovero, uscì dal coma (11).

Un portavoce talebano, Ehsanullah Ehsan, rivendicò la responsabilità per conto del Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), il ramo pakistano del movimento talebano, noto per le sue restrizioni alla libertà delle donne e all’educazione femminile, nei cinque anni prima della fine del 2001, quando erano al potere in Afghanistan.

(Quella ragazza, Malala) era filo-occidentale, teneva discorsi contro i talebani e definiva il presidente Obama il suo leader ideale – disse Ehsan alla Reutersera giovane, ma era promotrice della cultura occidentale nell’area Pashtun. Si riferiva al principale gruppo etnico del Pakistan nord-occidentale e dell’Afghanistan, tra cui i talebani trovano la maggior parte dei loro seguaci.

In precedenza, i talebani avevano annunciato che la ragazza era nella lista dei condannati a morte, perché sosteneva “l’imposizione di un governo laico” nello Swat (12). Si sentivano frustrati che fosse fallito il loro piano di sopprimere questa ragazzina quindicenne.

Il recupero e la reazione a livello mondiale
Nel gennaio 2013 Malala fu dimessa dall’ospedale ed era necessaria la riabilitazione. La famiglia trovò un alloggio temporaneo in un’abitazione, nell’Ovest del Midland e nei mesi successivi Malala subì un’altra operazione. Le fu ricostruito il cranio e le fu ripristinato l’udito con un trapianto.

Il tentato omicidio di Malala ricevette una copertura mediatica globale che sfociò in un profluvio di simpatia, rabbia e proteste in Pakistan. Oltre due milioni di persone firmarono una petizione per il diritto all’educazione che condusse ad una legge, approvata dal Parlamento pakistano. Fu offerta una ricompensa per l’arresto dell’attentatore di Malala, essendo cresciute le preoccupazioni per la sicurezza dell’intera famiglia della ragazza.
Che mia figlia sopravviva o meno, non vorremmo lasciare il nostro paese. Noi abbiamo un’ideologia che sostiene la pace. I talebani non possono fermare tutte le voci indipendenti con la forza dei proiettili” (13).

Il presidente del Pakistan definì quello sparo “un attacco alle persone civili”. Il presidente Obama disse che era “riprovevole, disgustoso e tragico”. Il segretario di stato Hillary Clinton, applaudì Malala per il suo coraggio e la fermezza nel sostenere i diritti delle ragazze (14). Alcune celebrità dedicarono delle canzoni al coraggio di Malala e fu istituito un fondo a suo nome, per aiutare l’educazione delle ragazze.
I talebani non si pentirono, nonostante la condanna della loro azione a livello mondiale.
Noi l’abbiamo avvertito (il padre di Malala) molte volte, di impedire a sua figlia l’uso di un linguaggio sleale nei nostri confronti, ma lui non ci ha ascoltato, costringendoci a fare questo passo estremo.
I talebani giustificarono pure i loro attacchi perché parte delle religiose scritture, infatti il Corano dice: – “La gente che fa propaganda contro l’Islam e le forze islamiche deve essere uccisa” – aggiungendo pure: – La Sharia dice che perfino un bambino può essere ucciso se fa propaganda contro l’Islam (15).
Mentre alcuni sospetti talebani venivano consegnati alla giustizia, rimanevano dubbi sulla fondatezza o meno dell’attacco a Malala (16).

12.07.2013 – Malala Yousafzai viene presentata, prima del suo discorso, alla sede centrale delle Nazioni Unite a New York (International Business Times e Reuters)

 

Note

(7) – Ellick, A. ( 9 ottobre 2009) Class Dismissed The New York Times (online) estratto da: https://www.nytimes.com/video/world/asia/100000001835296/class-dismissed-malala-yousafzais-story.html

(8) – Ibidem, Ellick

(9) – The Express Tribune (12.10.2009) “Radio Mullah ha inviato un gruppo di fuoco sulle tracce di Malala Yousafzai”

(10) – Ng, C ( 5.10.2013) Malala Yousafzai descrive i momenti in cui il talebano le sparò a bruciapelo. Estratto da: http://abcnews.go.com/International/malala-yousafzai-describes-moment-shot-point-blank-taliban/story?id=20459542

(11) Ibidem Ng.

(12) – The Guardian (10.10.2012) Malala Yousafzai: I talebani del Pakistan provocano repulsione, sparando ad una ragazza che parla apertamente. The Guardian [on line] Estratto da: https://www.theguardian.com/world/2012/oct/09/taliban-pakistan-shoot-girl-malala-yousafzai

(13) – Ghosh, P.R. (10.10.2012) Malala Yousafzai: La famiglia si rifiuta di annichilirsi nella paura, nonostante che le condizioni della ragazza permangano critiche (International Business Times)

(14) – Dal “Servizio di Notizie Indo-Asiatiche” ( 11.10.2012) “L’adolescente pachistana ancora in condizioni critiche. Obama definisce tragico l’attacco” Yahoo News.

(15) – Walsh, D. (12.10.2012) I talebani ribadiscono il voto di uccidere la ragazza pakistana. The Guardian (16.10.2012) Malala Yousafzai meritava di morire, dicono i talebani.

(16) – Hughes, C. (05.06.2015) Gli impavidi sicari di Malala, liberati segretamente alcune settimane dopo la sentenza di condanna a 25 anni di prigione. Daily Mirror. MGN Ltd.

La lotta senza quartiere di una ragazza che voleva studiare (2) – Continua

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