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0018-018 ep-03 u-15 k2-17 50 Idraulica antica: cisterna della Dragonara

La lotta senza quartiere di una ragazza che voleva studiare (1)

di Emilio Iodice (Traduzione di Silverio Lamonica)

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Una nuova biografia di Emilio Iodice dalla sua galleria: la storia di Malala è tratta dal suo libro più recente “Quando il coraggio era l’essenza della leadership. Lezioni dalla storia”. Sul sito sarà pubblicato in tre puntate; con l’ultima il file .pdf completo della versione inglese.
La Redazione

 

Per lei, l’educazione significava rischiare la vita
La lotta senza quartiere di una ragazza che voleva studiare

Ricordiamo: un libro, una penna, un bambino e un insegnante possono cambiare il mondo.
Non parlo per me, ma per quelli che non hanno voce … quelli che hanno combattuto per i propri diritti … il loro diritto di vivere in pace, il loro diritto ad essere trattati con dignità, il loro diritto alle pari opportunità, il loro diritto ad essere educati.
Non voglio essere ricordata come la ragazza che fu colpita, voglio essere ricordata come la ragazza che si rialzò.
Ci penso spesso e immagino la scena con nitidezza. Anche se vengono da me per uccidermi, dirò loro che ciò che stanno cercando di fare è sbagliato, che l’istruzione è il nostro diritto fondamentale.
È molto importante sapere chi sei, prendere decisioni, mostrare chi sei.
Malala Yousafzai

Andare a scuola era tutto ciò che voleva. Desiderava il cambiamento per imparare, per aprire la sua mente al mondo, per scoprire i suoi interessi, i suoi talenti e realizzare i suoi sogni di libertà. Per Malala, l’educazione è proprio questo: libertà. Significava il cambiamento per essere una persona, una donna in grado di pianificare il proprio futuro. Lottò instancabilmente per dare ad altre ragazze l’opportunità di studiare, di imparare e di emergere dalla discriminazione. Malala affrontò grandi ostacoli. Gli assassini cercarono di zittirla, ma fallirono.

La Valle di Swat, Pakistan – Dipartimento per il Turismo del Pakistan

Crebbe nel nordovest del Pakistan, nella Valle di Swat dove c’era la sua città di Mingora, a circa tre ore di macchina da Islamabad. Era un bel posto; la valle era una popolare destinazione turistica, con le sue foreste rigogliose, i campi e i festival estivi. La gente di Mingora era amichevole ed ospitale. Era il centro della vita economica, culturale e sociale della regione. La città di circa 200.000 abitanti, era la dimora di rare rovine buddiste, rinomate in tutto il mondo. La locale tribù Yousafzai, in gran parte mussulmana, era il principale clan della città, ma vi erano anche famiglie indù e sikh ben inserite. La metropoli era variegata ed interessante, con un ricco patrimonio culturale. Qui viveva Malala (1).

Malala da bambina (Da malala.org)

E’ nata il 12 luglio 1997. Suo padre le diede il nome di un’eroina Pashtun. Quella Pashtun era una delle più antiche culture islamiche, le cui tradizioni risalivano all’epoca di Alessandro Magno, nota per la sua ricca storia, la musica, la poesia, il linguaggio colorito e i bei costumi. La famiglia di Malala rispettava le tradizioni Pasthun; in testa avrebbe indossato una sciarpa, ma lasciando il volto scoperto. Era questo il particolare che l’avrebbe resa unica. Questa singolarità del carattere di Malala, si rifletteva nella vita di tutti i giorni, compreso il suo amore per l’apprendimento. La madre di Malala, essendo analfabeta, era diversa, non riusciva a comprendere il fervore di Malala e di suo padre per l’educazione.

Malala era una studentessa splendida. Apparteneva ad una famiglia di educatori e amava imparare. Suo padre, Ziauddin Yousafzai, fondò ed amministrò la Scuola Superiore per ragazze Khushal e l’Università che Malala frequentava. Ziauddin criticava la società in modo schietto e sosteneva l’educazione universale e i diritti delle donne. Voleva che sua figlia imparasse il valore dell’apprendimento e lottasse per la giustizia, come faceva lui. Di conseguenza, era determinato a darle la migliore educazione possibile, fornendole perciò gli strumenti per acquisire un pensiero autonomo. A Malala, gli suoi studi aprirono il mondo e divennero l’aspetto più importante della sua vita. Per lei, vivere e andare a scuola nel suo villaggio era eccitante, soddisfacente e normale. Ma non sarebbe durato a lungo.

I talebani

Nel 2007 la vita di Malala cambiò improvvisamente. La Valle di Swat fu invasa da un gruppo che avrebbe portato terrore, sofferenza e paura infinita: I talebani. Distrussero i simboli occidentali, uccisero persone innocenti, come esempio per chi si opponeva a loro. Iniziarono ad attaccare il perimetro della regione, prendendo il controllo di una città dopo l’altra. Oggi chiusero una scuola, domani un’altra e poi un’altra ancora. Giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, gli invasori si avvicinarono a Mingora. Malala temeva cosa volesse dire e che ne sarebbe stato di lei e dei suoi sogni. Era atterrita. Chi erano questi feroci combattenti che si avvicinavano alla sua patria?
L’Enciclopedia Internazionale di Scienze Sociali fornì un articolo sui talebani e la loro filosofia: (2).

Combattenti talebani (Da Fox News)

I talebani si sono prefissati di creare il regime islamico più puro a livello mondiale, introducendo una forma di cultura mussulmana inquietante e profondamente rivoluzionaria, che ha provocato un costo tremendo per la libertà umana. Agli uomini veniva ordinato di tenere la barba di una determinata lunghezza, in caso di trasgressione erano sottoposti a punizioni. Membri di gruppi minoritari indossavano etichette per distinguerli come non mussulmani, che i talebani argomentarono come misura per proteggerli dalla polizia religiosa, preposta a far rispettare la legge islamica. Frivolezze come la televisione, internet, la musica e la fotografia furono proibite. Le punizioni, comprese l’amputazione delle mani ai ladri e la lapidazione fino alla morte, per le donne accusate di adulterio, considerate gravi dagli standard europei, sotto il regime dei talebani erano comuni.

Era, comunque, l’agenda anti-donne dei talebani che causò crescente preoccupazione in tutto il mondo. Sotto il regime dei talebani alle donne era proibito lavorare al di fuori delle mura domestiche, erano costrette ad indossare vesti che le coprivano dalla testa ai piedi, note come burka, e potevano uscire di casa solo se accompagnate da un uomo. Situazioni del genere, assieme alle restrizioni dell’accesso alla salute e all’educazione per le donne, provocarono risentimenti tra gli afgani e attirarono le ire della comunità internazionale. Comunque, ai talebani le restrizioni servivano per preservare l’onore e la dignità delle donne che in precedenza avevano razziato.

Mingora, la piazza (Centro Pulitzer)

Sofferenza e morte a Mingora

E venne il giorno in cui i talebani attaccarono Mingora. Un ex operatore di carrelli elevatori, Maulana Fazlullah, guidò la lotta contro la città e il suo popolo. La famosa “ Piazza Verde” del villaggio, diventò la “piazza insanguinata”, dal momento che i talebani vi appendevano ai pali dell’elettricità, i corpi degli oppositori, i lavoratori governativi, i poliziotti e chiunque altro ritenevano che potesse contrastare il regime. Assassinarono una danzatrice e ne trascinarono il corpo in piazza, quale monito per gli altri. Nel 2008, Fazlullah impose restrizioni all’amministrazione sui vaccini anti-polio, la facoltà di parlare e di protestare e negò alle ragazze il diritto all’educazione (3). Le scuole furono chiuse e alle donne fu vietato di avere un ruolo attivo nella società. Non potevano uscire a far la spesa; la musica era fuorilegge e chiunque avesse osato affrontare o non essere d’accordo coi talebani, rischiava sicuramente la morte. Malala e la sua famiglia fuggirono. Tornarono più tardi quando la violenza si affievolì.

Parlando apertamente

Il padre di Malala voleva combattere i talebani non con la spada, ma con la parola. Il 1° settembre 2008, quando ( Malala ) Yousafzai compì 11 anni, suo padre la portò in un club di stampa locale a Peshawar per protestare contro la chiusura della scuola, dove tenne il suo primo discorso: Come osano, i talebani, togliermi il fondamentale diritto all’educazione? Malala era cosciente delle conseguenze di ciò che aveva fatto, per cui i talebani avrebbero cercato di vendicarsi.

Malala in un manifesto:Prendiamo i libri e le penne: sono le nostre armi migliori

Grazie ai blog si arriva in tutto il mondo
Il suo discorso fu pubblicizzato in tutto il Pakistan; subito dopo la BBC contattò il padre di Malala: volevano creare un blog e occorreva qualcuno che descrivesse la vita sotto il regime talebano. Verso la fine del 2008, i talebani annunciarono che tutte le scuole femminili dello Swat sarebbero state chiuse a partire dal 15 gennaio 2009 (4). Per proteggere se stessa e la sua famiglia, prese il nome di Gul Makai. Da gennaio a marzo, fece trentacinque interventi ( nel blog), in merito al suo vivere quotidiano e a quello riguardante coloro che erano perseguitati dai talebani. Eccone uno: (5)

Sabato 3 gennaio. Ieri ho fatto un sogno terribile, con elicotteri militari e talebani. Faccio questi sogni da quando sono iniziate le operazioni dei militari paracadutisti nello Swat. Mia madre mi ha preparato la colazione e sono uscita per andare a scuola. Avevo paura di andare a scuola, perché i talebani hanno emanato un editto, vietando a tutte le ragazze di frequentare le scuole. Rientrando a casa, dopo la scuola, ho sentito un uomo che diceva: “Ti ucciderò”. Ho affrettato il passo e dopo un po’, ho guardato indietro per vedere se l’uomo camminava ancora dietro di me. Ma, con mio gran sollievo, stava parlando al cellulare, sembrava che minacciasse qualcuno al telefono.

Era solo questione di tempo, prima che i talebani distruggessero tutto ciò che lei aveva accarezzato. Nel corso dell’anno i talebani chiusero le scuole della regione, distruggendone più di cento con gli esplosivi (6). L’anno dopo sarebbe stato grave per Malala e la sua famiglia.

Note

(1) – Il Centro Pulitzer (5 agosto 2011) La Vita nella Valle di Swat. Estratto da: http://pulitzercenter.org/slideshows/pakistan-swat-valley
(2) – encyclopedia.com The Taliban riportato da: http://www.encyclopedia.com/history/asia-and-africa/central-asian-history/taliban
(3)Ibidem Il Centro Pulitzer.
(4) – (1 gennaio 2017) Malala-Yousafzai Enciclopedia Britannica, estratto da https://www.britannica.com/biography/
(5) BBC. (10 ottobre 2014) istantanee dal Diario di Malala della BBC (BBC online) estratto da http://www.bbc.com/news/world-asia-29565737
(6) Ibidem, Blumberg

 

La lotta senza quartiere di una ragazza che voleva studiare (1) – Continua

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