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La toponomastica ponzese: quasi una guerra mondiale

di Franco Ferraiuolo, Franco De Luca, Enzo Di Giovanni, Sandro Vitiello 

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Se c’è qualcosa che dà veramente fastidio nella polemica politica è quella di credere di essere depositari di verità assolute, di essere bravi a fare tutto e che gli altri siano incapaci a tutto.
Sarebbe il caso che Vigorelli e i suoi sodali si mettessero il cuore in pace perché il loro è ormai un disco stonato che suona sempre la stessa musica.
Stia tranquillo l’ex sindaco; anzi stia sereno.
Chi ha preso in carico la risistemazione della toponomastica della nostra isola l’ha fatto nel rispetto delle indicazioni date dal commissario prefettizio nel 2012.
L’ha fatto leggendo tutto il regolamento e non solo qualche paragrafo utile alla polemica fine a se stessa. L’ha fatto soprattutto con lo spirito di chi vuole dare risposte concrete alla cittadinanza.
Approfittando anche del fatto che quando ci si misura con queste situazioni non si pensa esclusivamente ai problemi contingenti ma anche a qualcosa destinato a rimanere nel futuro.
Certe abitudini locali, un certo modo di identificare i luoghi potevano andare bene in un’epoca in cui l’isola era vissuta esclusivamente dalla gente del posto ed i servizi erogati venivano gestiti da persone nate e cresciute da queste parti.
Oggi c’è gente che affitta abitazioni ai turisti e non è in grado di spiegare con precisione come raggiungerle.
Oggi in alcuni luoghi della nostra isola è un problema far arrivare anche la guardia medica perché l’autista forestiero non sa distinguere certe vie laterali da quella principale, che portano lo stesso nome.


Visto che Vigorelli e compagnia cantante erano così bravi ed hanno le idee così chiare come mai non l’hanno fatto loro questo lavoro. Hanno istituito la commissione: con quali risultati?
Se avevano così a cuore questo problema perché non hanno sollecitato quanti avrebbero dovuto produrre i risultati a farlo in tempi brevi? E’ più facile calunniare che fare.
A Ponza questo comportamento ha un nome preciso: ‘uallera.
Ma veniamo ai fatti contestati.

Il regolamento è stato accettato nel punto (art. 10, comma 1) che dice di non cambiare il nome preesistente a certe strade ma dice anche che se necessario si può derogare a questo principio (art. 10, comma 4).
Ad esempio Corso Pisacane è stato rivisto perché ad oggi era già interrotto davanti al negozio di Totonno come “piazza Sindaco Vitiello”.
La parte che inizia dalla “piazza Sindaco Vitiello” e prosegue fino alla Ginestra ha caratteristiche completamente diverse e si è quindi pensato di dare a questo pezzo di strada un nome importante qual è quello del Tricoli, autore della “Monografia per le isole del Gruppo Ponziano”.
Si comprenda quindi l’importanza di dare forma e personalità a quella strada con un nome ben definito.

“Corso Umberto” storicamente è stato tale fino al ristorante EEA e oltre aveva definizioni non molto chiare; veniva conosciuto abitualmente come ‘n’copp’ ‘a ponta. Averlo chiarito porterà sicuramente a risolvere tanti problemi legati a quell’area.
Lo stesso dicasi per gli altri esempi citati successivamente

Diverso il discorso per quanto riguarda “Via Roma”.
E’ opportuno precisare che stiamo parlando della strada che va dalla “Musella” fino al palazzo comunale. Dopo c’è piazza Pisacane.
C’era la necessità di fare un doveroso riconoscimento ad Antonio Winspeare.
L’ingegnere del genio civile – militare dell’esercito borbonico – ci ha permesso di avere uno dei porti più belli che in tanti ci invidiano. Eppure, fino ad oggi, nessuno aveva sentito mai la necessità di ringraziare quest’uomo che ha fatto tanto per Ponza.
Si è scelta una delle strade più importanti dell’isola, sapendo che le abitazioni e le attività presenti lungo quell’asse erano comunque un numero estremamente limitato.

La discesa davanti all’ex ristorante la Risacca non aveva nome; è stata intestata a Folco Quilici. Quindi, non abbiamo spezzettato Via Roma. Folco Quilici non ha bisogno di essere raccontato.
Siamo andati in deroga a quanto scritto nei regolamenti sperando nella benevolenza del prefetto che sarà chiamato ad approvare il nostro lavoro, sapendo che è venuto a mancare da meno di dieci anni. Il nostro attestato di stima nei confronti di questo grande divulgatore è incondizionato.
Bene ha fatto la precedente amministrazione a conferirgli la cittadinanza onoraria.

Per finire il ragionamento – parlando della stradina dei Conti – vogliamo comunque far sapere all’ex sindaco che questa amministrazione non ha mai avuto nessun atteggiamento vendicativo nei confronti di chissà chi.
Non appartiene al nostro stile; non è nel nostro modo di fare. Non siamo sicuri che di altri si possano dire le stesse cose.

Che dire poi della commissione tutta composta da “comunisti”?
Si è cercato di dare significato a questo progetto scegliendo persone come noi che credono di conoscere abbastanza la storia della nostra isola.
Non c’è stato nessun preconcetto politico e le scelte fatte sono state tutte condivise partendo dal fatto che i nomi proposti erano tutti autorevoli e legati in un qualche modo alla storia della nostra isola.
Intanto fa piacere sentire che esistono ancora i “comunisti” nonostante “destra” e “sinistra” non esistano più. Bene, i “comunisti”, come una volta mangiavano i bambini, adesso hanno spezzettato le strade e hanno dato nomi di confinati comunisti come loro.
Peccato che Nenni e Pertini fossero socialisti e Mario Magri fosse un repubblicano.

Nella zona di Le Forna, ad esempio, abbiamo usato un criterio diverso.
Abbiamo cercato i nomi delle persone o le attinenze con i luoghi così come sono rimasti nella memoria di chi ha qualche anno in più.
Si sono coinvolte quante più persone possibile che hanno confermato la bontà delle scelte fatte.
Non facciamo comunque fatica ad ammettere che alcuni dettagli debbano essere rivisti come ad esempio via Parata e la punta del molo Musco.

Consigliamo comunque di leggere interamente, oltre alla delibera 34 del Commissario prefettizio del 2012, anche le conclusioni della commissione perché si troveranno tante motivazioni che qualificano il lavoro fatto.
Solo con l’approvazione della delibera di giunta il prefetto sarà portato a conoscenza delle scelte fatte, ampiamente motivate.
Ricordiamo che è da settant’anni che a Ponza non si faceva più questo lavoro.
E’ importante per Ponza, è importante per i nostri concittadini e per le loro attività.

Post scriptum: i nostri concittadini interessati ai cambiamenti della toponomastica saranno informati adeguatamente per quanto riguarda le pratiche relative al cambio della loro situazione anagrafica


Appendice

Documento allegato al Commento di Biagio Vitiello del 15 novembre: Elogio Vitiello Filippo. 1955

2 commenti per La toponomastica ponzese: quasi una guerra mondiale

  • silverio lamonica1

    Avendo indossato “l’elmetto di prammatica” come si addice a chi si accinge ad entrare in “un conflitto mondiale”, faccio due osservazioni
    1) Per ovviare a inconvenienti di natura burocratica, quando si cambia il nome ad una strada (anche parzialmente) forse basta ricordare, nella targa, il nome precedente della strada. Esempio: Via Giuseppe Tricoli – (già Corso Pisacane).
    Credo sia opportuno pubblicare una cartina di Ponza con la nuova toponomastica. Il solo elenco della nuova “onomastica”, già pubblicato sul sito del Comune, non rende appieno l’idea della futura situazione.

  • Biagio Vitiello

    Ho letto i nomi della nuova toponomastica, sul sito del comune.
    Non capisco il perché si sono intitolate strade a qualche sindaco che ha fatto cose non giuste, mentre qualche altro (sebbene non abbia avuto alcuna condanna) non ha avuto alcuna strada intitolata. Mi piacerebbe conoscere il perché di alcuni nomi, e il perché vengono ricordati.
    La commissione ci dovrebbe spiegare il perché, uno per uno (non tutti sappiamo la storia) di questi personaggi.
    E poi… perché ad Ernesto non si è dato un nome anche di un vicoletto, di una traversa? (si poteva ben fare una deroga per i meno dei 10 anni).
    Potevano benissimo intitolare qualcosa anche a mio padre e a suo cugino Vitiello Filippo, visto che erano persone oneste che avevano salvato due persone con barca in avaria, nel mare tempestoso e di notte al faro della Guardia (vedi attestato in allegato .pdf nell’articolo di base – NdR).
    Poi vorrei ricordare che di Belvedere c’è solo uno, ed è quello Borbonico del governatore D’Ambrosio; a quest’ultimo non è stato intitolato alcunché, sebbene esso abbia fatto molto per Ponza.

    P.S. Sebbene faccia delle critiche, voglio far presente che non sono un simpatizzante delle opposizioni, ma quel che è giusto è giusto.

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