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La due giorni sulla colonia confinaria di Ponza

di Rosanna Conte

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Si è conclusa sabato sera la due giorni organizzata dal Centro Studi e Documentazione Isole Ponziane sulla colonia confinaria di Ponza.

I lavori si sono svolti nel camerone-museo, invece che nella ex-scuola media come era stato programmato, nello stesso ambiente in cui si è allestita nuovamente la mostra Ponza nel 1700: un percorso attraverso carteggi, progetti e piante che è stata di supporto al discorso sulla decisione di istituire a Ponza una colonia confinaria.

Gli interventi e i lavori presentati sono stati diversi – tre video, una passeggiata illustrativa, relazioni, la mostra foto-documentaria – e sono stati arricchiti anche dal dialogo col pubblico.

Dopo i saluti del sindaco, prof. Francesco Ferraiuolo, che ha aperto con un suo intervento sul tema, sono intervenuti la vicaria dell’IC “Carlo Pisacane”, Angelida Costanzo, e l’alunno Salvatore Scotti in rappresentanza della classe quinta dell’ITT di Ponza. E’ la seconda volta che il Centro Studi coinvolge gli studenti dell’ITT nelle sue attività per motivarli all’apprendimento della storia della loro isola e della storia come materia di studio. Per la colonia confinaria, sia per i tempi ristretti sia per l’attinenza col programma scolastico, si è scelta la classe quinta che è riuscita nell’arco di un mese a comprendere la tematica e a produrre il video Ponza, colonia confinaria, grazie anche alla collaborazione della docente di Italiano e Storia, Daniela Caruso. Per quanto semplice, il lavoro dei ragazzi è in grado di comunicare contenuti ed emozioni apprezzabili. La vicaria, Angelida Costanzo, ha auspicato un prosieguo di questo lavoro di approfondimento.

L’intervento di Gennaro Di Fazio sul contesto isolano di quegli anni e sulle donne di Ponza che hanno sposato i confinati ha consentito di aprire una discussione sulle loro scelte, attribuibili quasi esclusivamente all’amore, che richiede approfondimenti sui comportamenti successivi per indagare se, quando e come abbiano sviluppato  la coscienza politica.

Coloro che non avevano visto, lo scorso anno, la mostra foto-documentaria sulle strutture urbanistiche borboniche hanno potuto farlo sabato mattina con la guida di Assunta Conte.

Il tempo è stato clemente con i convegnisti consentendo di fare la passeggiata nella zona confinaria iniziata con l’articolata premessa di Anthony Santilli che ha illustrato la misura del confino di polizia e la differenza col domicilio coatto rilevando la continuità delle diverse forme di relegazione dallo stato borbonico a quello liberale del Regno d’Italia.

Il percorso ha consentito di parlare degli alloggi dei confinati autorizzati a stare fuori dai cameroni, delle mense e della rete organizzativa spaccio-bar-allevamento polli-mense, della vita a Ponza dei figli dei confinati, dei lavori che hanno svolto per i privati e per il pubblico, e dei controlli anche sui ponzesi sulla zona limite del perimetro confinario dove erano poste le garitte.

Molto interessante è stato l’intervento di Umberto Migliaccio che da anni lavora come documentarista e, per formazione, s’interessa di storia. Dopo aver illustrato le difficoltà a reperire immagini fotografiche per costruire un documentario rispettoso della ricostruzione storica, ci ha mostrato, attraverso la proiezione dello stralcio di Bimba col pugno chiuso, documentario sulla vita dell’antifascista e partigiana Giovanna Marturano, come il gruppo di TodoModo le abbia superate utilizzando l’animazione.

Bisogna sottolineare che la capacità ideativa di Umberto Migliaccio ha consentito di elaborare in breve tempo materiali diversi nel video Voci dal confino valorizzando le testimonianze locali sulla vita dei ponzesi durante il periodo confinario, attraverso una contestualizzazione foto-documentaria che ne fa un valido prodotto sul confino politico tout court.

Bellissima l’immagine finale col cartello in cui il periodo che riporta i nomi delle vittime famose del fascismo come Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola e i fratelli Rosselli, si chiude con “fra quelle meno famose Salvatore Scotti, dodicenne, ragazzo di Ponza.”

Articolato l’intervento di Guido D’Agostino che ha riportato le sue riflessioni su quanto emerso dai diversi momenti della due giorni.

Il concetto fondamentale di partenza è che la storia locale è un ingrediente della storia generale: il confino così come si è svolto a Ponza dà connotazioni che contribuiscono a definire il confino fascista a livello di storia generale. Da qui l’interesse per le vicende accadute sulla nostra isola che vanno recuperate e sistematizzate per poter ricordare. Il professor D’Agostino ha sottolineato che se per decenni si è sempre parlato del dovere di conservare la memoria, oggi che la memoria vogliono togliercela, dobbiamo rivendicare il diritto alla memoria. Le condizioni in cui versa l’archivio comunale di Ponza ci devono far pensare: bisogna assolutamente recuperarlo perché lì ci sono i documenti che ci possono aiutare a ricostruirla.

A che punto è la riflessione storiografica sul confino politico?

Un punto nodale è che non abbiamo fatto i conti col nostro passato per cui, mentre è automatico il nesso fra Nazismo e Shoah, fra Stalinismo e Gulag, non è automatico il nesso tra Fascismo e Confino politico. E rispondendo ad un intervento del pubblico ha sottolineato che non ritiene opportuno fare graduatoria di efferatezze fra le diverse misure di coercizione totalitarie per attutire la gravità del confino in rapporto ai lager e ai gulag: il confino non va definito per cosa non è stato, ma per quello che è stato, e quello che è stato è certamente negativo.

La storiografia sul confino evidenzia che l’attenzione al tema appartiene maggiormente alle storiche – Rosa Spatafora, Camilla Poesio, Ilaria Poerio, Anna Foa – e ciò probabilmente perché la vita degli antifascisti al confino si impregna di quotidianità: sono i gesti dello scorrere della giornata in cui bisogna curare se stessi e gli altri che consentono di resistere alla misura coercitiva che prevede prima di tutto l’isolamento.

Un pubblico motivato ha partecipato al dibattito in ambedue le giornate, interagendo spesso durante la passeggiata nella zona confinaria, e questo ci spinge a proseguire il nostro lavoro su questo tema.

Intanto speriamo di pubblicare al più presto gli Atti della due giorni che costituiranno il primo tratto del nostro percorso sul confino politico.

2 commenti per La due giorni sulla colonia confinaria di Ponza

  • Biagio Vitiello

    Buongiorno, cara Rosanna,
    La storia del periodo del confino andrebbe ulteriormente approfondita con altri episodi della storia ponzese seguiti alla caduta del Fascismo (ma senza limitarsi a quanto scritto – superficialmente – da Corvisieri, nel suo Zibaldone). Episodi gravi e tragici… molto importanti e interessanti, specie per chi non ha vissuto quel periodo: molta gente è morta di fame, altri si sono arricchiti con la complicità delle istituzioni del tempo (compreso il clero ponzese).
    Spero che il tuo Centro Studi faccia chiarezza in proposito, prima che venga stilata la toponomastica definitiva (la cui commissione è costituita da gente di una sola fazione, e questo, a mio modesto parere, non le dà credibilità).

  • Rosanna Conte

    Caro Biagio
    certamente quel periodo storico va approfondito. Credo di aver sempre detto che nei miei convegni non è mai prevista una parola definitiva: non sarebbe corretto dal punto di vista storiografico, ma, viste le ricerche fatte, sappiamo benissimo che ci sono tantissimi approfondimenti da fare. Ci vogliono solo il tempo, le risorse (fisiche e intellettuali in primo luogo) e una collaborazione ad ampio raggio.
    Non so quali siano le risultanze della commissione toponomastica di cui mi è giunta qualche eco, ma vediamo prima le motivazioni delle scelte operate. Spero che si sia mossa secondo criteri che privilegiano i valori della solidarietà, della libertà, della dedizione all’isola e della evidenza del rapporto individuo-isola di Ponza nel contesto storico e/o storiografico.

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