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Giovanna la pazza. Che forse pazza non era

di Paolo Mennuni

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Conosciamo Paolo come poeta in dialetto napoletano [si può accedere alle sue poesie attraverso l’indice per Autori: Mennuni Paolo]. Nato a Napoli, di cultura e tradizioni napoletane è anche curioso e appassionato di storia.  Ci manda su questo tema una biografia di Giovanna D’Aragona e Castiglia conosciuta come Giovanna la Pazza.
A nostra richiesta ha anche preparato una scheda – in appendice – che delinea le connessioni della storia da lui raccontata con la dinastia dei Borbone a Napoli.
La Redazione

Giovanna la Pazza

Molti sono i modi per passare alla storia. A volte basta pronunciare una sola parola; il generale Cambronne docet! Però si può anche passare alla storia in maniera distorta, per maldicenze o fake news! E questo sembra essere il caso della regina Giovanna, figlia di Isabella di Ferdinando II d, passata alla storia come Giovanna la Pazza, cui solo di recente gli storici hanno reso giustizia senza, peraltro, riuscire ad eliminare quell’epiteto infamante. Infatti, era poi veramente pazza?

La figura storica di Giovanna è stata un po’ revisionata ed approfondita e le è stata restituita, in parte, quella dignità che le competeva e che le compete tuttora.

Giovanna d’Aragona e di Castiglia, nota come la Pazza (Juana la Loca) nasce a Toledo nel 1479, come già detto, da Ferdinando II di Navarra, di Aragona e di Sicilia (e di Napoli) e la cugina Isabella I di Castiglia y Leòn.
Fin da piccola, mostra un carattere forte ed indipendente, quasi ribelle, specie nei confronti degli obblighi religiosi così cogenti alla corte de los Reyes Catolicos (titolo conferito ufficialmente da Papa Sisto IV per la cacciata degli infedeli). In quel particolare periodo storico della Spagna, la religiosità era un carattere fondante dell’identità nazionale, sia durante la Reconquista che subito dopo, e si consolidò con la messa al bando delle comunità ebraiche e dei moriscos.

Frequenti sono i contrasti, in particolare con Isabella che, per la figlia, vuole un’educazione molto rigida e rispettosa dei canoni e dei rituali religiosi. Ciò la mette in cattiva luce di fronte alle autorità ecclesiastiche, molto presenti a corte, e che sono proprio la scaturigine di dicerie sul suo conto: è reticente ad accostarsi ai sacramenti, in particolare alla confessione, ed in ciò proprio si volle vedere una presunta “pazzia”. Bisogna ricordare una presenza, molto ingombrante, a corte: Tomas de Torquemada, domenicano inquisitore, con le funzioni di confessore e consigliere spirituale della famiglia reale.

Con politiche matrimoniali accorte, tipiche di un’epoca in cui i regni venivano assegnati in dote, per Giovanna i genitori sviluppano un disegno molto ambizioso. La daranno in matrimonio al secondogenito dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo e di Maria di Borgogna: Filippo, detto il Bello, granduca ed erede del Sacro romano impero.

Il matrimonio, celebrato per procura nel gennaio 1495 a Valladolid, appare particolarmente indovinato sia dal punto di vista dinastico (Filippo avrebbe ereditato quell’impero vastissimo su cui non sarebbe “mai tramontato il sole”!) sia da quello sentimentale perché quando i due sposi s’incontrarono, un anno dopo, si innamorarono reciprocamente, complice anche la loro giovane età, poco più che adolescenti entrambi; infatti nel 1496 Giovanna ha appena diciassette anni, Filippo diciotto. La cerimonia si tiene a Lier, in Belgio. E gli sposi si stabiliscono a Bruxelles dove nasce la loro primogenita, Eleonora.

La morti premature del fratello primogenito Giovanni, a distanza di un anno da quella della sorella Isabella, regina del Portogallo, nonché anche quella del suo erede Miguel, a pochi mesi dalla nascita del secondogenito di Giovanna e Filippo, Carlo, nel 1500, fanno sì che Giovanna diventi l’erede unica al trono di Spagna. Nel novembre 1504, con la morte di Isabella, si apre la vera successione con sviluppi drammatici.
Convocata dalla madre per assolvere a passaggi formali riguardanti la successione alla fine del 1501 si mette in viaggio col marito e col vescovo di Cordova don Giovanni de Fonseca, inviato dai genitori come consigliere.

Consapevole della sua funzione di principessa ereditaria di Castiglia, ed adeguandosi al fiero modello materno, Giovanna, nel corso dell’attraversamento della Francia e dei contatti con i reali, è infastidita dal comportamento di sospettosa eccessiva accondiscendenza del marito verso i francesi e, per converso, assume un atteggiamento altezzoso, causa di diverse inadempienze protocollari.
In effetti incominciano a manifestarsi le prime incomprensioni con Filippo che, sentendosi imperatore in pectore, improvvisamente morde il freno e non si accontenta di figurare come principe consorte ma vuole gestire in prima persona anche l’eredità di Giovanna.

Del carattere di Filippo poco si è detto, ma val la pena di ricordare che, come tutti i principi dell’epoca, ma non solo, è insofferente della disciplina ma, cosa più grave, non mostra quell’impegno e quell’interesse che il suo rango ed il suo ruolo richiedono per la politica. Piuttosto capriccioso e volubile, incline a tutti i piaceri consentiti ad un aspirante al trono, finisce con lo scontrarsi con il carattere volitivo e fermo della consorte; per cui, finita la prima infatuazione giovanile, iniziano i dissapori che poi degenereranno dando luogo ad atteggiamenti provocatori, anche volgari, e addirittura violenti, da parte di Filippo, alimentati dalla sua sete di potere.

I comportamenti mirati di Filippo e l’atmosfera della corte di Fiandra, molto più “liberale” di quella spagnola, fanno sì che Giovanna si trovi ben presto a disagio in un ambiente apertamente ostile accentuando episodi di anoressia e bulimia sempre più frequenti.

Filippo, nel 1497, considerata la mancanza di un erede maschio delle corone di Castiglia ed Aragona, anticipa le mosse dei suoceri e si autonomina “principe delle Asturie”, titolo spettante unicamente all’erede legittimo al trono di Castiglia. Ferdinando ed Isabella per eludere l’iniziativa del genero, nominano erede la figlia maggiore Isabella che, dopo la morte del primo marito Alfonso, aveva sposato Emanuele di Braganza, successore al trono del Portogallo, ma la nomina non trova il consenso delle Cortes che riconoscono ai soli figli maschi il diritto di successione. Il problema si risolve con la nascita del primo nipote dei re di Spagna, Miguel, figlio di Isabella del Portogallo che muore nel metterlo al mondo. Emanuele allora sposa la cognata più giovane di Isabella, Maria, unica ancora non accasata.

Subito dopo la morte della regina Isabella, Giovanna dovette tornare in Spagna per attendere ai suoi obblighi, ma sorse un aspro conflitto di attribuzione fra Ferdinando II, ed il marito di Giovanna che si autoproclama re di Castiglia e come tale si comporta inviando ambasciatori a rappresentarlo. Ferdinando, per le disposizioni testamentarie della moglie che lo designavano “reggente”, in assenza della figlia, non accetta tale situazione, anche per le resistenze degli ambienti più conservatori ostili ad un’eventuale reggenza straniera. Viene sollecitato ad assumere direttamente la corona, ma egli preferisce assumere soltanto la reggenza facendo, abilmente, riferimento alla “malattia” della figlia. Stato di “malattia” da tempo sussurrato, e mai accertato, ma sufficiente a suggerire da parte delle Cortes di Castiglia il timore che un inesperto di affari spagnoli, quale è Filippo, potesse essere investito della reggenza in presenza della moglie.

A questo punto la “pazzia” di Giovanna comincia ad aprire la strada ad una malintesa “ragion di stato” per cui è perseguitata dapprima dal padre, che vuole esercitare la reggenza sulla Castiglia, già “proprietà” della moglie “regina proprietaria” e non semplice regina consorte, e successivamente dal figlio Carlo, nel frattempo rimasto orfano di padre, che non intende attendere più oltre l’eredità materna.
È la morte prematura di Filippo, nel 1506, un ulteriore trauma per la fibra già compromessa di Giovanna che, ad onta della ingiustizie ed angherie, lo amava.

Non trova riscontri storici la diceria che avrebbe rifiutato di far seppellire il marito facendolo, invece, imbalsamare per continuare a tenerlo vicino a sé nella speranza di richiamarlo in vita. Tutto questo sarebbe, al contrario, una delle tante maldicenze diffuse per avvalorare la tesi della “follia” che l’avrebbe poi fatta isolare nel castello di Tordesillas dove rimarrà segregata fino al 1555, anno della sua morte.

Giovanna, forse, non era pazza ma, probabilmente, lo sarà diventata davvero dopo tutte le vicissitudini di cui abbiamo appreso. La ragion di stato ha giocato un ruolo determinante in questa storia non sempre limpida, ma, soprattutto, a suo sfavore ha giocato il fatto di essere donna in un periodo storico di maschilismo imperante e, ancor più, di essere da sola contro tre uomini che avrebbero dovuto amarla in quanto rispettivamente: padre, marito e figlio!

Un ruolo rilevante, nella vicenda di Giovanna, l’ha giocato la sventura, perché la morte prematura del marito le ha tolto anche la possibilità di fregiarsi per qualche tempo del titolo di Imperatrice. Infatti, morto Filippo prima del padre Massimiliano, la corona di Imperatore passò direttamente dal nonno al nipote deludendo le attese della coppia; mentre forse essere imperatrice anche per poco le avrebbe attribuito maggiore rispetto formale da parte di tutti quelli che la circondavano, anche dei più intimi.

Il fatto di aver ereditato dal padre il regno di Napoli è fonte di equivoci perché, nella memoria popolare e nei racconti dei napoletani, si fa grande confusione di ruoli tra Giovanna di Castiglia e Giovanna II d’Angiò (questa sì regina regnante di Napoli) passata alla storia anche come la “Sanguinaria”, ma più anziana di qualche secolo!

Ma di quest’altra Giovanna parleremo un’altra volta.

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Focus
I BORBONE A NAPOLI

Carlo V d’Asburgo (Gand (Fiandre), 1500 – Cuacos de Yuste (Estremadura), 1558) eredita il regno di Napoli dalla madre Giovanna la Pazza. La statua di Carlo re di Napoli è la quinta da sinistra sulla facciata della reggia di Napoli e le sue insegne, con l’aquila bicipite, troneggiano sul portale del Castel S. Elmo. Nel 1556 Carlo, forse sentendosi minato nel fisico (morirà due anni dopo), abdica e divide il suo impero in due regni e assegna la Spagna a Filippo II, suo figlio, e l’Austria al fratello Ferdinando I.

Napoli e la Sicilia diventano viceregno retto, o retti, da viceré spagnoli in un primo tempo ma austriaci alla fine dopo l’intermezzo di una Repubblica Napoletana, di breve durata, nel 1674 (sotto la guida di Enrico II duca di Guisa che rivendicava diritti successori su Napoli in quanto discendente di Renato d’Angiò) fino all’avvento di Carlo di Borbone duca di Parma nel 1734.

Carlo ascende ai troni di Napoli come Carolus Neapolis Rex e poi anche di Sicilia col titolo di Rex Utriusque Siciliae. In effetti la Sicilia aveva un sua corona ed un suo Parlamento.

L’unificazione delle due corone avvenne successivamente con Ferdinando IV di Napoli e III di Sicilia che, dopo la Repubblica Napolitana del 1799, assunse il titolo di Re delle Due Sicilie, divenendo poi anche Ferdinando I

Carlo Sebastiano di Borbone (Madrid 1716 – 1788) è stato duca di Parma e Piacenza con il nome di Carlo I dal 1731 al 1735, re delle Due Sicilie senza numerazioni dal 1735 al 1759, e dal 1759 fino alla morte re di Spagna con il nome di Carlo III.
Primogenito delle seconde nozze di Filippo V di Spagna con Elisabetta Farnese, era durante l’infanzia solo terzo nella linea di successione al trono spagnolo, cosicché sua madre si adoperò per dargli una corona in Italia rivendicando l’eredità dei Farnese e dei Medici, due dinastie italiane prossime all’estinzione. Le isole Ponziane erano patrimonio personale di Elisabetta Farnese e come tali furono trasmesse al figlio.
Da Maria Amalia di Sassonia, sua unica moglie, Carlo ebbe tredici figli, di cui solo sette raggiunsero l’età adulta. Nacquero tutti in Italia.

Ferdinando di Borbone (1751 – 1825)
In seguito all’ascesa di suo padre al trono spagnolo, continuò il ramo napoletano della dinastia diventando re di Napoli col nome di Ferdinando IV e re di Sicilia col nome di Ferdinando III. Nel 1816 unificò i due regni nel Regno delle Due Sicilie e assunse il nome di Ferdinando I.
Sposò l’arciduchessa Maria Carolina d’Asburgo-Lorena.

Gli succedette il figlio Francesco I di Borbone (Francesco Gennaro Giuseppe Saverio Giovanni Battista; Napoli, 1777 –1830), Re delle Due Sicilie dal 1825 fino alla morte.

Seguì Ferdinando Carlo Maria di Borbone (Palermo, 1810 – Caserta, 1859), chiamato anche Re Bomba, è stato re del Regno delle Due Sicilie dal 1830 al 22 maggio 1859.

Francesco II di Borbone, soprannominato Franceschiello (Napoli, 1836 – Arco (Trentino), 1894), fu l’ultimo re delle Due Sicilie, salito al trono il 22 maggio 1859 e deposto il 13 febbraio 1861 dopo l’annessione al Regno d’Italia.

 

 

 

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