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i-11 k2-27 betty-01 14-1 sl372206 L'ingresso pricipale delle grotte di Pilato presso il porto

Una canzone per la domenica (65). Le foglie morte

proposta da Francesco De Luca

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Foglie morte è l’immagine più usata per dipingere l’autunno.
La canzone – Le foglie morte – di Joseph Kosma su testo di Jacques Prevert, ha un pubblico inossidabile e rinnovato di generazione in generazione.
La canzone ha toni dimessi, malinconici, perché i ricordi sono come le foglie cadute nel vento autunnale.
L’inverno della vita è quello che è privo d’ amore. Senza nessun palpito gli esseri avvizziscono. Con un dolore cupo. Quello che lasciano i ricordi.
Prevert sa bene l’amore cosa lascia quando si disperde, perché è un cantore ineguagliabile dell’amore. E il testo esprime appieno la poesia dell’amore perduto e del ricordo. Il motivo in cui è inserito vi si adatta egregiamente.
Tant’è che le versioni della canzone talvolta rimarcano i versi di Prevert, come quella di Juliette Greco, Yves Montand, Edith Piaf, altre la melodia come quella di Barbra Streisand, altre l’arrangiamento ardito. E’ ciò che fa Eva Cassidy in questa versione. Utilizza la voce per esaltarsi nell’arrangiamento, abbastanza scarno. Voce, chitarra e pianoforte. Le parole si perdono perché sono la traduzione in inglese del testo di Prevert, la melodia viene stravolta, e rimane la voce e la magia del canto..

Nell’ascoltarla mi sono congelato in un’espressione ebete. Perché l’autunno di cui mi conferma la caducità è quella dell’età.
Aah… sempre questa solfa… direte. Eppure è così, ma con un significato diverso. Vengo a proporlo:

L’età, ovvero il tempo che tiene legati gli uomini nella sua spira… è una ricchezza. L’attuale civiltà occidentale, senza guerre, nel benessere, protesa a migliorare le condizioni di vita sta mostrando come l’età sia una ricchezza per gli uomini.

È una ricchezza nella perdita! Si perde ciò che si possiede. Ma si possiede il tempo? No, è lui il nostro padrone. Si possiede la gioventù? No, è lei che ci travolge e trapassa. E dunque, se nulla si perde allora si è ricchi di ciò che non si lascia.
L’autunno farà cadere soltanto le foglie della rinascita. Un autunno fradicio di foglie marcite darà vigore alla terra. Che sarà fruttuosa di vita.

Appendice del giorno dopo (lunedì 14 ottobre)

A gentile richiesta di alcuni lettori, aggiungo alla canzone il testo (originale e in traduzione) della poesia di Jacques Prévert (1900 – 1977):

Les feuilles mortes

Oh! je voudrais tant que tu te souviennes
Des jours heureux où nous étions amis
En ce temps-là la vie était plus belle,
Et le soleil plus brûlant qu’aujourd’hui
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle
Tu vois, je n’ai pas oublié…
Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi
Et le vent du nord les emporte
Dans la nuit froide de l’oubli.
Tu vois, je n’ai pas oublié
La chanson que tu me chantais.

C’est une chanson qui nous ressemble
Toi, tu m’aimais et je t’aimais
Et nous vivions tous deux ensemble
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais
Mais la vie sépare ceux qui s’aiment
Tout doucement, sans faire de bruit
Et la mer efface sur le sable
Les pas des amants désunis.

Les feuilles mortes se ramassent à la pelle,
Les souvenirs et les regrets aussi
Mais mon amour silencieux et fidèle
Sourit toujours et remercie la vie
Je t’aimais tant, tu étais si jolie,
Comment veux-tu que je t’oublie?
En ce temps-là, la vie était plus belle
Et le soleil plus brûlant qu’aujourd’hui
Tu étais ma plus douce amie
Mais je n’ai que faire des regrets
Et la chanson que tu chantais
Toujours, toujours je l’entendrai!

C’est une chanson qui nous ressemble
Toi, tu m’aimais et je t’aimais
Et nous vivions tous deux ensemble
Toi qui m’aimais, moi qui t’aimais
Mais la vie sépare ceux qui s’aiment
Tout doucement, sans faire de bruit
Et la mer efface sur le sable
Les pas des amants désunis.


Le foglie morte

Oh, vorrei tanto che anche tu ricordassi
i giorni felici del nostro amore
Com’era più bella la vita
E com’era più bruciante il sole
Le foglie morte cadono a mucchi…
Vedi: non ho dimenticato
Le foglie morte cadono a mucchi
come i ricordi, e i rimpianti
e il vento del nord porta via tutto
nella più fredda notte che dimentica
Vedi: non ho dimenticato
la canzone che mi cantavi

È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi

Le foglie morte cadono a mucchi
e come loro i ricordi, i rimpianti
Ma il mio fedele e silenzioso amore
sorride ancora, dice grazie alla vita
Ti amavo tanto, eri così bella
Come potrei dimenticarti
Com’era più bella la vita
e com’era più bruciante il sole
Eri la mia più dolce amica…
Ma non ho ormai che rimpianti
E la canzone che tu cantavi
la sentirò per sempre

È una canzone che ci somiglia
Tu che mi amavi e io ti amavo
E vivevamo, noi due, insieme
tu che mi amavi io che ti amavo
Ma la vita separa chi si ama
piano piano senza nessun rumore
e il mare cancella sulla sabbia
i passi degli amanti divisi


J. Prévert. Le foglie morte
(Parma, Guanda 1987).
Traduzione di Maurizio Cucchi

 

Aggiunta e Commento di Sandro

Vorrei aggiungere alla versione della canzone proposta da Franco un secondo video: stessa canzone e stessa cantante, Eva Cassidy, con l’arrangiamento classico della London Symphony Orchestra e belle immagini di un bosco in autunno. Da sentire e vedere, per rendersi conto di come cambia la percezione.
La prima versione è certamente più pura; questa è visivamente bella. Pregevoli entrambe; giusto per fare l’esperienza, ciascuno in relazione al proprio gusto e alla propria sensibilità se l’evocazione si stabilisce più intensamente attraverso l’udito o la vista.

 

2 commenti per Una canzone per la domenica (65). Le foglie morte

  • Francesco De Luca

    A gentile richiesta di alcuni lettori, aggiungo alla canzone il testo (originale e in traduzione) della poesia di Jacques Prévert (1900 – 1977)

  • Sandro Russo

    Vorrei aggiungere alla versione della canzone proposta da Franco un secondo video: stessa canzone e stessa cantante, Eva Cassidy, con l’arrangiamento classico della London Symphony Orchestra e belle immagini di un bosco in autunno. Da sentire e vedere, per rendersi conto di come cambia la percezione.
    La prima versione è certamente più pura; questa è visivamente bella. Pregevoli entrambe; giusto per fare l’esperienza, ciascuno in relazione al proprio gusto e alla propria sensibilità, se l’evocazione si stabilisce più intensamente attraverso l’udito o la vista.

    Video nell’articolo di base

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