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2009-07-21_18-54-33 p-06 57 03 premiazione-elena-bonelli Una delle tante vele storiche

Epicrisi 246. Questa domenica in settembre, non sarebbe pesata così…

di Rosanna Conte

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Per questa Epicrisi prendo il titolo in prestito dalla bella rievocazione di Sandro Vitiello in occasione della settimanale canzone per la domenica.

Settimana piuttosto movimentata su Ponza racconta. Partiti dalla convinzione, dopo l’articolo di Pier Giacomo Sottoriva: Diversità di opinione sul nome dell’arcipelago: Isole Ponziane o Isole Pontine?, che la dicitura corretta del nostro arcipelago debba essere “Ponziano”,  ci siamo ritrovati con l’articolo di Sandro Romano: Isole Ponziane o Isole Pontine? con un eventuale comitato che propone la separazione delle nostre isole dal Lazio per tornare nelle braccia della patria campana.


Certo, pensare che a più di ottant’anni dallo strappo mussoliniano dalla terra napolitana – come si diceva nel ‘700 – c’è chi desidererebbe “tornare a casa”, la dice lunga sul disagio che si vive nelle nostre isole.
Chissà se Ernesto Prudente sarebbe d’accordo! Così addentro nella cultura locale di cui avvertiva in pieno la radice napoletana, probabilmente in un moto d’orgoglio, ma pur sempre fra il serio e il faceto, direbbe: – Era ora!
Prendendo sul serio la proposta, personalmente penso che tornare alla Campania non risolverebbe i nostri problemi, anche se forse ci potrebbe far stare meglio psicologicamente, e questo non sarebbe da sottovalutare.

Oggi viviamo in un mondo oltremodo intricato che lascia poco spazio alle esigenze reali delle persone e, come un gatto che si morde la coda, anche le aspirazioni sono diventate di corto respiro. Senza coordinate forti e sicure lungo cui muoversi i mal di pancia prevalgono sulle analisi di lungo periodo, perciò sono da valorizzare iniziative come quella di Nati per LeggereSe a un pugno risponde una carezza, riportata da Patrizia Montani, che mirano a fornire strumenti di comprensione alle nostre menti, a cominciare da bambini.


Si torna indietro di secoli se si pensa che le parole abbiano senso solo se corrispondono esclusivamente a cose concrete: le altre sono chiacchiere. Le parole sono sempre la faccia astratta del percepibile e possono costruire un mondo da realizzare.

Gli articoli sulla risoluzione approvata dal Parlamento Europeo di cui si parla in Rossi e neri non sono uguali. non sono mera discussione, ma sono incardinati nella vita materiale delle persone.
E’ difficile da cogliere questa connessione? Certo la non conoscenza dei fatti, la necessità di leggere parecchio per capire e l’assenza di voglia di farlo spingono a ritenere una grande perdita di tempo una discussione del genere. Ma le ripercussioni delle scelte fatte nei luoghi alti ci sono e come!


Personalmente ritengo che il rosso e il nero esistano da sempre: semplificando all’estremo direi che il comportamento politico che in maniera strutturale e non caritatevole dà dignità (lavoro, cultura, libertà, tutela, salute, ecc…) e sostiene il debole (chi non ha strumenti per vita fisica, sociale e culturale: ignorante, ammalato, povero, ecc…) è rosso, è di sinistra, altrimenti è di destra.

Certo, oggi la povertà di parole e di pensiero non aiuta a comprendere: le parole sono diventate slogan buoni per tutte le stagioni e non spiegarne il senso e le modalità di concretizzarle fa il gioco dei politici di scarsa consistenza a danno dei cittadini inermi.

Il discorso destra/sinistra/nero/rosso nell’attuale momento storico diventa poco chiaro quando vogliamo individuare i partiti politici di destra e di sinistra. In gran parte si collocano nell’area delle forze economiche globali che sono più a destra, avendo deposto le armi già da alcuni decenni e, privi di una progettualità politica chiara, si strutturano secondo i mal-di-pancia del momento.
La rinuncia a contrastare  i caratteri ultra-liberisti della globalizzazione, per l’accettazione precoce di una sconfitta che poteva essere evitata, li ha resi sempre più deboli, afasici.
Oggi è molto più difficile ripartire per recuperare il ruolo della politica. Occorrono popoli forti, consapevoli, che producano politici di spessore.
Non mi venite a dire, quindi, che non serve leggere e non serve la cultura. I politici di oggi sono l’esito di decenni di denigrazione di tutto ciò che aveva a che fare con l’impegno culturale.

Credo che Franco De Luca in Ponzesi, ponziani, pontini abbia fatto bene ad esplicitare anche un altro concetto che non può essere considerato un codicillo: le conoscenze disciplinari trovano la loro validità nel consesso degli studiosi del ramo. Se cerco l’attendibilità storica, leggo libri scritti da storici e riviste specialistiche, non romanzi storici (o almeno non solo) perché, al di là della eventuale rigorosa ricerca effettuata dal narratore, possono fruire giustamente di alcune libertà legate all’invenzione artistica.

Ma al di là di tutto questo, in settimana Ponza racconta ci ha dato diverse altre informazioni.
Ponza Vascular Check Up Study, il report è stato il momento di divulgazione degli esiti della ricerca effettuata su noi ponzesi, ma anche di promessa per il futuro poiché la fase conclusa viene considerata solo la tappa di un percorso più lungo e di ampie prospettive.

In occasione dell’evento “Ponza Prima Med” è stato lanciato il messaggio sulla gravità del pericolo delle micro-plastiche lasciate nell’ambiente, mentre nella Passeggiata notturna con Elicriso nel Parco Nazionale del Circeo ritroviamo l’escamotage esperienziale delle visite notturne alle cisterne romane di Ponza in chiave naturalistica.

Interessante è Un’esperienza di ecomuseo. A Mulhouse, in Alsazia per il richiamo alla nostra inattività: altro che eco-museo avremmo potuto fare in tutti gli anni trascorsi a parlarne senza concludere nulla!

Non sono mancati, questa settimana, nemmeno i pezzi letterari da Febbre marina e Sotto ‘st’arcata di Franco De Luca al Nonn’ Carlucce di Rinaldo Fiore.

Un’ultima riflessione prima di chiudere.
Il naufragio della LST 349 a le Forna, un racconto sempre avvincente è il secondo evento dell’estate ripetuto a Le Forna con una larga partecipazione di fornesi anche nell’interlocuzione con i conduttori dell’incontro. Grazie alla tenacia di Enzo Di Fazio è stato trovato anche il modo di dare almeno per poche ore l’opportunità di esporre gran parte dei pannelli della mostra sul piazzale della chiesa. E’ un’esperienza che si può ripetere la prossima estate con altre mostre. Certo se si trovasse una sala custodita e adeguata si potrebbe anche pensare alla permanenza per più giorni di pannelli e ad inaugurare mostre direttamente a Le Forna.

Buona domenica!

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