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Se a un pugno risponde una carezza

di Patrizia Montani

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Ieri 26 settembre si è tenuto a Roma, presso l’Aula Magna dell’Università ‘La Sapienza’, il congresso di Nati per Leggere (NPL), nel ventesimo anniversario della sua fondazione [ne abbiamo già scritto sul sito: leggi qui e qui].

Sono intervenuti, oltre ai rappresentanti delle tre componenti di NPL (Associazione Culturale Pediatri, Associazione Italiana Biblioteche e Centro per la Salute del Bambino), alcuni volontari i quali leggono ai bambini da sei mesi a sei anni  di età, nelle più diverse sedi: asili nido, consultori pediatrici, parchi, etc.

Tutti gli oratori hanno ribadito l’importanza della lettura ad alta voce al bambino  in età prescolare, al fine di promuovere parallelamente il suo sviluppo emotivo e cognitivo.
E’ stato sottolineato inoltre che la buona pratica della lettura al bambino piccolo – stessa rilevanza preventiva della vaccinazione, si è detto -, si rivela particolarmente utile negli ambienti di esclusione sociale, dove quasi sempre la povertà materiale si associa a quella culturale.
Chi non sa leggere o non comprende ciò che legge, sarà un cittadino non consapevole dei propri diritti, tanto più nel clima di generale impoverimento linguistico e contenutistico portato dall’uso smodato dei social.
Si calcola che in Europa 75 milioni di persone siano in questa condizione e che il tasso di abbandono scolastico sia del 15 per cento circa.
In questi anni  NPL ha attivato una rete di volontari, opportunamente preparati, che opera con entusiasmo su tutto il territorio nazionale.

Alla manifestazione hanno partecipato: Luigi Gallo (commissione cultura della Camera), Flavia Piccoli Nardelli (commissione Cultura della Camera), Flavia Cristiano (Centro per il libro),Vincenzo Santoro (ANCI), Rosa Maiello (Biblioteche), Giorgio Tamburlini (Centro Salute del Bambino).
I suddetti relatori hanno reso noto che da alcuni anni è in discussione al Parlamento una legge che promuove e finanzia la lettura; essa ha incontrato, imprevedibilmente l’accordo di tutte le forze politiche e dovrebbe essere definitivamente approvata  entro breve tempo.

Chi volesse, a qualsiasi titolo, partecipare al progetto, potrà trovare le informazioni sul sito di NPL: http://www.natiperleggere.it/

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Appendice del 18 nov. 2019 (Cfr. Commento di Enzo Bianchi, riportato da Patrizia Montani)

L’autore. Enzo Bianchi, 76 anni, saggista e monaco laico, ha fondato la Comunità monastica di Bose in Piemonte

4 commenti per Se a un pugno risponde una carezza

  • Diritto al lavoro: chi non è consapevole di questo diritto? Le persone non hanno bisogno di saper leggere. In quella società preindustriale con un analfabetismo al 70% i Costituenti pensarono di fondare su questo/diritto bisogno la nostra Repubblica. Certo, adesso la politica non è al servizio del cittadino ma dell’economia, ragion per cui la lettura è fondamentale: non fosse altro che per rileggerci la Costituzione.

  • Rosanna Conte

    Caro Vincenzo, chiunque sia partito dai bisogni reali per arrivare ai propri diritti, in particolare quello al lavoro che è il più immediato, ha dovuto fare i conti con la lettura intesa come comprensione della scrittura altrui e capacità di rielaborazione per le proprie esigenze. Se non capisci i costrutti e il significato delle parole, puoi essere facile preda del sapientone di turno a cui ti affidi e ti puoi ritrovare a seguire chi non fa il tuo, ma il suo interesse. Tieni presente che la politica passa attraverso leggi articolate con parole ben precise. Leggere non significa saper compitare le lettere: è molto di più e necessita di un esercizio continuo per la nostra mente. L’analfabetismo di ritorno di cui si parla tanto oggi non riguarda solo la scarsa fluidità nella scansione delle parole mentre si legge, ma l’incapacità di coglierne il senso. Le persone hanno tanto, ma tanto bisogno di leggere, Vincenzo, se non vogliono essere rigettate sempre più indietro nell’esercizio dei loro diritti fondamentali.

  • È vero cara Rosanna bisogna sapere leggere e interpretare fra le riga per capire dove sta la fregatura.

  • Patrizia Montani

    Propongo questo commento di Enzo Bianchi ripreso dal giornale di oggi: avrei voluto scriverlo io!

    Impariamo a leggere
    di Enzo Bianchi

    Sono giunti i giorni freddi, sovente uggiosi e, senza doverlo decidere, restiamo di più in casa, magari come me accanto a un camino acceso, passando ore a leggere e a pensare.
    Imparare a pensare significa infatti anche imparare a leggere: leggere il mondo, le situazioni, gli eventi, ciò che “sta scritto” perché altri lo hanno messo “nero su bianco”. Non a caso i medievali facevano derivare la parola latina intellegere — letteralmente “capire” — da intus legere, “leggere dal di dentro”.

    Leggere è sempre cercare di interrogare e di interpretare: per fare questo occorre ritirarsi dal “commercio” che ci attornia, dimenticare ciò che è presente ai nostri sensi e concentrarci su ciò che vogliamo leggere. Leggere è dunque fissare gli occhi e l’attenzione su dei segni scritti, su un susseguirsi di spazi bianchi e di tratti d’inchiostro disposti ordinatamente sulla superficie di una pagina, fino a uscire quasi da noi stessi (o a scendere nelle nostre profondità…) per immergerci nello scritto. Per leggere serve solo trovare del tempo, saper possedere e ordinare il tempo, cessando di dire: «Non ho tempo!», e serve un libro al quale dedicare attenzione. Anche in mezzo alla folla, in treno, in autobus, questa operazione rimane possibile e il “lettore” diviene, per chi lo osserva, come un’icona di interiorità, un’immagine di raccoglimento, un’allusione al viaggio della mente.

    La lettura, di fatto, è una conversazione, un dialogo con chi è assente, può essere lontano mille miglia nel tempo e nello spazio: è un ricevere la parola di un altro e farla propria, interpretandola nel dialogo della propria intimità.
    Sant’Agostino paragonava la Scrittura a uno specchio che rivela il lettore a se stesso, Gregorio Magno parlava della «Scrittura che cresce insieme al lettore» e Marcel Proust, al termine della sua monumentale opera Alla ricerca del tempo perduto,
    le apriva nuovi orizzonti, ancor più sconfinati, asserendo che i suoi lettori sarebbero stati «lettori di se stessi», in quanto il suo libro era solo il mezzo offerto loro perché leggessero dentro se stessi.

    Sì, anche e soprattutto nella nostra società dell’immagine, leggere resta operazione di grande umanizzazione: è una resistenza alla dittatura dell’informazione istantanea, è un viaggio intrapreso con le parole dell’altro, un cammino per edificare la propria interiorità, per imparare e affermare la libertà, per mangiare e bere la parola, cioè per nutrirsi!
    Certo, quando la barbarie avanza, si mostra innanzitutto tale proprio per l’ostilità verso il leggere, fino alla distruzione dei libri, al rogo delle biblioteche.
    Non dimentichiamo il monito di Heinrich Heine: «Dove si danno alle fiamme i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini!».
    Da la Repubblica del 18 nov. 2019

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