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Paolo a canestro, 60 anni di basket

di Paolo Iannuccelli

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“Paolo a canestro, 60 anni di basket”. Questo il titolo del mio prossimo libro, al quale sto lavorando con passione e piacere.
Vivo di basket, dal mini sino alla Nba, facendo di tutto, eccetto l’arbitro.
A Reggio – Città del Tricolore – ho visto da bambino la mia prima partita, nella vecchia palestra Gil dell’epoca fascista, con fondo in parquet e tutte sedie attorno al rettangolo di gioco.
Lì giocava La Torre Reggio Emilia, società ancora in vita, ed i miei idoli erano Chico Ovi, grande tiratore, ed i fratelli Castagnetti, le partite più attese erano quelle con Biella, proprio il quintetto che gioca ogni anno al PalaBianchini. Reggio disputava la serie A, il secondo campionato nazionale dopo l’Eccellenza o Prima Serie. Tutti reggiani in campo, provenienti da una scuola di basket che è ancora la migliore in Italia, un vivaio eccellente, una sistema che funziona. Dopo gli accesi confronti di campionato, provavo disperatamente il tiro a canestro, in compagnia di altri bambini.
La domenica mattina, mi recavo invece con la famiglia sul campo della parrocchia di Correggio ad assistere alle evoluzioni – anche sotto la pioggia e la neve – della Libertas che disputava la serie C e batteva sistematicamente gli odiati cugini carpigiani, distanti solo nove chilometri ma sempre spocchiosi.
Il pomeriggio viaggio in auto fino a Reggio per la categoria superiore. Un giorno scoprimmo che i “carpsan” avevano pitturato di vernice rossa il monumento ad Antonio Allegri, detto Il Correggio, un grande pittore, un mostro sacro per noi paesani. Guai a toccarlo. La vendetta dei correggesi fu immediata, verniciarono di bianco la statua equestre del generale Manfredo Fanti, ai giardini pubblici di Carpi. Un eroe risorgimentale era stato vilipeso dai correggesi.

Un nostro giocatore – mi sembra Benatti – andò a provare con la Virtus Bologna di Calebotta e Pellanera. Masselli e Masoni si trasferirono ad Aprilia e giocarono al Cral Simmenthal con coach Luciano Marinelli che li arruolò immediatamente. Zaccarelli – mio amicone e compagno di scuola – fu tesserato dalla Forst Cantù che arrivò allo scudetto.
Poi fu la volta della mano caldissima di Rustichelli e di Gualdi che giocava con una sola mano, dopo un grave infortunio sul lavoro.
A Reggio hanno sempre mangiato pane e basket, tanto da arrivare ad ingaggiare il mitico Bob Morse, negli anni ottanta, grazie all’intuizione del presidente Enrico Prandi, per anni alla testa del Panathlon International, il mio club.
Reggio Emilia è terra di intenditori di canestri e di motori, vive di grandi passioni.

Latina ha visto la pallacesto nascere nel lontano 1932, anno di fondazione della città. La prima squadra costituita era femminile, in gonnella elegante e raffinata. Ho cominciato a giocare con la Pall Latina, nel 1965, al Circolo Cittadino allora civettuolo campo scoperto, poi a soli 16 anni ho intrapreso il mestiere di allenatore con l’Ab Latina vincendo ben sei campionati giovanili e raggiungendo due finali nazionali. Ho girato più di cento paesi al mondo alla ricerca continua di palla a spicchi, per imparare e crescere sul piano tecnico, senza fermarmi.
Ho fondato nel 1981 la Virtus Latina, arrivata in B1, nel 1996 il Basket Ponza giunto in B2, partendo sempre dalla Promozione. Ho pubblicato diversi libri sulla pallacanestro grazie ad Asa Nikolic e Aldo Giordani, due grandi maestri, condotto decine di trasmissioni televisive e radiofoniche.

Il libro “Paolo a canestro, 60 anni di basket” sarà dedicato a Luciano Marinelli e vuole ripercorrere tante tappe meravigliose della mia vita cestistica. Anche ora sono impegnato come istruttore sui campi con dei bambini meravigliosi, vorrei non mollare mai.

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