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Epicrisi 244. Vott’a furni’

di Sandro Romano
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Sembra incredibile, eppure tutti qua aspettano la fine della (bella) stagione con la stessa ansia ed intensità di quando deve arrivare. È un diffuso ed antico fenomeno tutto ponzese che si riassume in quella fatidica frase: vott’a furni’. Un’aspirazione a sgravarsi dalla fatica fisica dovuta all’accumulo compulsivo dell’estate o una reazione per riscattare l’isola dalla violenza che quelle migliaia di “furastieri” rappresentano solo con la loro presenza? Sarebbe molto interessante farne oggetto di un attento studio antropologico comparato. Naturalmente prima del letargo invernale.

La settimana scorsa finisce con una data che ha segnato per sempre la storia d’Italia: l’8 settembre. E’ il momento del dissolvimento dello Stato ed il conseguente caos militare e politico che consegna in mano a feroci criminali una popolazione avvilita, delusa ed atterrita. Gianni Sarro con il suo scritto “La storia raccontata dai film (10). La memoria dell’8 settembre nel cinema [2] ci dimostra come anche attraverso il cinema, si può raccontare e, quindi, apprendere questa tragica storia.

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Ed allo stesso 8 settembre fa riferimento Sandro Russo con la sua “Canzone per la domenica (60)”, dove il brano dal titolo “Il cuoco di Salò” [4] di De Gregori si intreccia con le vicende della Repubblica di Salò, quella resistenza dalla parte sbagliata affrontata dal cantautore con infinita tristezza.

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Quello di Silverio Guarino Amato scoglio”. Scoglio amato: da chi? [6] è un vero e proprio grido di dolore lanciato in difesa di Ponza. Un appello agli innamorati dell’isola affinché il cuore vinca sull’indifferenza e sull’abbandono. Purtroppo, caro Silverio, è proprio tipico dell’amore che uno dei due ama più dell’altro e l’appello rischia di cadere in mare, probabilmente fuori la punta della Guardia. Fa male osservarlo, ma è Ponza ad amare i ponzesi, non il contrario.

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Lascia pensare e fa ricordare situazioni simili il brano di Francesco De Luca Settembre. Le Rughe [8]. Quelle donne, le nostre sagge nonne, hanno segnato sulla pelle soprattutto della faccia i patimenti ed i sacrifici di una generazione di cui si sta perdendo troppo in fretta la memoria.

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Il Tornare [10]di Sandro Russo sembra affondare le radici in quella nostalgia rinvigorita dai ritorni. Dico ‘sembra’ perché poi, in conclusione, dando una risposta a Silverio Guarino su chi ama veramente l’amato scoglio, Sandro sbatte in faccia a tutti il suo “ostinato” impegno quotidiano fondato sull’amore viscerale per lo “Scoglio” che di fatto, attraverso Ponza Racconta, non ha mai lasciato.

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Un altro pezzo di Ponza e della sua storia recente è venuto a mancare: è il capitano Silverio Vitiello [12], comandante per anni sulla nave Maria Maddalena che collega Terracina con Ponza. Oltre alla storica battuta “La Maddalena parte sempre” che faceva con orgoglio quando le condizioni del mare erano proibitive e la nave da Formia rinforzava gli ormeggi, io Silverio lo ricordo con affetto ed infinita stima quando, quel Comandante d’altri tempi, lo vidi in imbarazzo di fronte ad un ragazzino che lo definì “un comandante mitologico, perché metà uomo e metà nave”. E’ proprio vero, se ne va un grande marinaio da cuore immenso, una grave perdita per i suoi familiari ed i tanti amici.

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Enzo Di Fazio ci porta a Gaeta dove domenica 8 si è tenuto un corteo storico in costumi d’epoca, accompagnato da un folto gruppo di sbandieratori, in occasione della prima edizione del Capodanno Bizantino [14]. Tuttavia oltre alla parte folcloristica, si è tenuta quella storico-culturale che ha avuto il suo clou con l’investitura dell’Ipata, figura che nell’era bizantina rappresentava il governante della città. Ed ecco il motivo dell’importanza dell’evento: tra gli investiti come ipata anche il professor Adriano Madonna, studioso e biologo marino, che tutti conosciamo e che noi di Ponza Racconta ci onoriamo di avere tra i nostri più seguiti collaboratori.

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Santa Domitilla è stata da sempre avvolta nel mistero della storia, e quasi sull’orlo della mitologia anche perché la sua figura, lontana nel tempo, è stata da sempre offuscata dal gigante San Silverio, con cui condivide l’intitolazione della parrocchia di Ponza porto. Nell’incontro culturale del 10 settembre, Franco De Luca ha raccontato ai presenti come Silverio Lamonica abbia scoperto Christine Whittemore [16] ed il suo romanzo storico in lingua inglese su santa Domitilla, Inscription, come si siano incontrati su Ponza Racconta e come sia nata l’idea di presentare il libro a Ponza. Rosanna Conte ce ne fa un ottimo reportage.

Rinaldo Fiore, facendosi ispirare dal “Tornare” di Sandro Russo, ci propone “Storie di paese. La sera del giorno del matrimonio” [17], divertente racconto di autentica vita popolare che ci trasporta indietro nel tempo di molti decenni.

Dal suo osservatorio privilegiato Biagio Vitiello questa volta ha avvistato i lavori di messa in sicurezza nientepopodimeno che di Cala Feola e Cala Felci [18]. Le domande che si pone sono tutte lecite: occorre solo vedere se sono apprezzabili ed accettabili dal punto di vista paesistico gli interventi in programma.

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Siamo giunti alle puntate 4 [20] e 5 [21] del racconto di Emilio Iodice, tradotto da Silverio Lamonica “Amelia Earhart. La passione per il volo e il coraggio nel sostenerla”. Un’entusiasmante storia di una donna coraggiosa ed intraprendente che fece cadere le ultime barriere di genere in una materia, il volo aereo, fino ad allora gestita esclusivamente dagli uomini.

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Raramente succede che a Ponza le iniziative estive vadano oltre la fine di agosto come, invece, sta accadendo per seconda edizione del progetto a cura di Tiziana Briguglio Alla scoperta di Eea – Storie, risorse autoctone ed enogastronomia dell’isola di Ponza [23]che si svolge dal 13 al 15 settembre sull’isola. La manifestazione si avvale di importanti e prestigiosi patrocini, collaborazioni, media partner e sponsor tecnici: è inoltre gemellata con le rassegne eno-gastronomiche Red Taste e Vinicibando.

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Ed anche a settembre, dal 7 al 14, si è svolta la Mostra di Silveria Aroma [25] al Museo dove attraverso “pedane commerciali” si è raccontata l’isola in una visione personale. Ottimamente descritta ed illustrata da Sandro Russo, è stata un’iniziativa originale [26] ed immediata, a tratti struggente. C’è chi è ritornato a per gustarla meglio e per scorgerne i tratti più intimi. A mio parere da riproporla quando il clamore estivo sarà lontano.

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E sulla questione dell’amato scoglio ritorna anche Dante Taddia [28] che, dall’Africa, ci invia un appassionato scritto alla sua maniera e cioè in romanesco e in versi.

Dell’opera di sbancamento dei Guarini [29] sul sito abbiamo solo fatto la (foto)cronaca, ma la questione è intricata e in evoluzione. Nessun commento.

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Per finire non poteva mancare Franco De Luca in una magnifica serata all’impronta della pura cultura isolana, raccontata da Enzo Di Fazio in Il viaggio poetico di Franco [31], un omaggio alla ponzesità e al dialetto”. Sinceramente non sono d’accordo su alcune affermazioni che di tanto in tanto Franco fa quando accolla le fatiche dei nostri avi su chi li avrebbe quasi relegati sulle isole. Ma va bene così! Come disse il saggio/astuto politico con la gobba: “Purché se ne parli”. Perché è l’oblio che uccide la cultura dei popoli non le cattive convinzioni.